Ramadan 2026: i musulmani (Ucoii) scrivono al card. Zuppi. Coincidenza con la Quaresima cristiana è “un’occasione unica di dialogo interreligioso”

Quest’anno il Ramadan coincide con la Quaresima cristiana, creando “un’occasione unica di dialogo interreligioso. Il presidente dell’Ucoii Yassine Baradai ha inviato una lettera personale al cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, per sottolineare “la straordinaria convergenza tra il digiuno islamico e quello cristiano”. “Una coincidenza provvidenziale”, scrive Baradai nella lettera al card. Zuppi”. “Mentre i musulmani digiunano per il Ramadan e i cristiani per la Quaresima, possiamo scoprire che le nostre tradizioni parlano la stessa lingua: quella della misericordia, della preghiera e della carità. Digiuniamo fianco a fianco per la stessa umanità”.

L’Ucoii fa sapere che il presidente Baradai ha altresì inviato una lettera di auguri di buon inizio mandato alla nuova Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei), Livia Ottolenghi, eletta lo scorso 15 febbraio 2026. Nella lettera, Baradai ha espresso “la speranza che il dialogo tra musulmani ed ebrei italiani — in quanto cittadini italiani accomunati dalla fede abramitica — possa proseguire e migliorare nel prossimo futuro, contribuendo a costruire un’Italia più coesa e solidale”.

L’Ucoii sottolinea nel comunicato che in questo periodo, le moschee e i centri islamici in tutta Italia diventeranno punti di aggregazione quotidiana per le preghiere serali (Tarawih) e per l’Iftar, il pasto di rottura del digiuno. “Quest’anno chiediamo alle nostre comunità di aprire le porte — prosegue Baradai —. Vogliamo che ogni italiano curioso possa entrare, sedersi alla nostra tavola, condividere un dattero e una conversazione. L’integrazione si costruisce a tavola, non nei talk show”. L’Ucoii ricorda che questo Ramadan si apre mentre milioni di musulmani nel mondo vivono in condizioni di estrema sofferenza: in Palestina, dove la popolazione di Gaza affronta una crisi umanitaria senza precedenti; in Siria, in Sudan, in Yemen e in molte altre aree di conflitto.

Per i prossimi trenta giorni, oltre 3 milioni di musulmani residenti in Italia — tra cittadini italiani di fede islamica, seconde e terze generazioni, lavoratori e studenti — osserveranno il digiuno quotidiano dall’alba al tramonto, partecipando a un’esperienza spirituale condivisa con quasi 2 miliardi di fedeli nel mondo. “Ramadan non è solo astensione dal cibo”, spiega Yassine Baradai. “È un esercizio di empatia collettiva: chi digiuna sperimenta sulla propria pelle cosa significhi avere fame, e questo rende più concreta la solidarietà verso chi soffre tutto l’anno”.

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