Quaresima: mons. Rega (San Marco-Scalea), vivere la Quaresima come “un tempo di verità condivisa riconoscendoci come popolo che si lascia convertire insieme” 

“Un nuovo tempo santo ci viene incontro come un effluvio di Grazia che infonde in noi fiducia, pace e gioia vera. La Chiesa, Madre e Maestra, ci insegna che la Quaresima è un tempo non limitato semplicemente a scandire 40 giorni del calendario liturgico; esso interpella
con parresia la nostra vita, le nostre scelte, il nostro modo di stare davanti a Dio e agli uomini”. E’ quanto scrive il vescovo di San Marco Argentano-Scalea, mons. Stefano Rega, nel messaggio alla diocesi per la Quaresima. “Per illuminare il cammino che intraprendiamo” il presule richiama il volume “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi nel quale si incontra “un’umanità povera, dimenticata, apparentemente esclusa dai grandi processi della storia, eppure profondamente viva”. “Una terra ferita, ma mai priva di dignità. Si delinea – spiega mons. Rega – la fisionomia di un’umanità stanca, ma non del tutto spenta. La Quaresima ci conduce proprio nei luoghi della marginalità, esteriori e interiori, dove spesso pensiamo che Dio non passi più. E invece è proprio lì che Egli attende come padre misericordioso il ritorno del figlio”. Anche la “nostra” terra di Calabria conosce “fatiche, silenzi e attese non sempre colmate. Eppure – scrive – la fede ci insegna che nessuna storia è esclusa dalla salvezza”. “Dio non ci chiede l’eroismo spirituale, ma la fedeltà quotidiana, la coerenza silenziosa e la verità del cuore. Dio non cerca gesti clamorosi, ma cuori abitati dalla sincerità e dalla compassione”. Citando il Vangelo del Mercoledì delle Ceneri mons. Rega evidenzia che anche le cose “più sante possono essere svuotate, se diventano strumenti per affermare noi stessi”. La Quaresima è “un tempo di purificazione, anzitutto dello sguardo su Dio, poi purificazione del rapporto con gli altri, e purificazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi”. Le ceneri che “riceviamo sul capo non sono un gesto insignificante. Sono – spiega mons. Rega – un richiamo eloquente a tre verità preziose: non siamo il centro dell’universo; la vita non ci appartiene; tutto è dono”. Da qui l’invito a “ritrovare la dimensione del silenzio per fare spazio a una preghiera meno frettolosa, meno abitudinaria e più autentica”; nin vivere il digiuno come “mortificazione sterile, ma diventi esercizio di libertà”. In una società che “consuma tutto e subito, il digiuno diventa una profezia che interpella il nostro stile di vita, il rapporto con i beni, con il tempo e con l’altro”. E alla comunità diocesana il presule chiede di vivere questa Quaresima come “un tempo di verità condivisa, evitando il rischio deludente di una somma di cammini individuali, e riconoscendoci come popolo che si lascia convertire insieme”.

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