Papa a Regina Pacis: “Non rassegnatevi alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia”

Il Papa ha visitato la prima parrocchia romana dall'inizio del pontificato. Da Ostia l'invito ad impegnarsi per la pace, in un momento in cui "molte nubi ancora oscurano il mondo"

(Foto ANSA/SIR)

“Un raggio di luce nel cielo plumbeo della guerra”. Così Leone XIV ha definito la parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido, oggetto della sua prima visita pastorale ad una parrocchia romana dall’inizio del pontificato. Centodieci anni dopo la costruzione di una parrocchia intitolata a Maria Regina della Pace, per volere di Benedetto XV durante la prima guerra mondiale, Leone ha descritto il tragico panorama attuale esortando ad opporre alla logica della guerra la “forza disarmante della mitezza”, in un tempo in cui

“molte nubi oscurano ancora il mondo, con il diffondersi di logiche contrarie al Vangelo, che esaltano la supremazia del più forte, incoraggiano la prepotenza e alimentano la seduzione della vittoria ad ogni costo, sorde al grido di chi soffre e di chi è indifeso”.

Il Papa è arrivato nel grande piazzale antistante la parrocchia che guarda al mare intorno alle 16. Al suo arrivo ha incontrato, nel campo dietro la chiesa, i bambini del catechismo e i giovani e, in palestra, gli anziani, gli ammalati, i poveri e i volontari della Caritas. “La speranza siete voi!”, le parole a braccio rivolte ai giovani: “E dovete riconoscere che nel vostro cuore, nella vostra vita, nella vostra gioventù c’è speranza, per oggi e domani. Speriamo che questi momenti che vivremo insieme siano veramente fonte di pace, di gioia, di felicità per tutti noi, per tutta la comunità di Ostia”. Alle 17 l’inizio della messa, al termine della quale Leone XIV ha incontrato il Consiglio pastorale in una sala della parrocchia.

“Opponiamo a questa deriva la forza disarmante della mitezza, continuando a chiedere pace, e ad accoglierne e coltivarne il dono, con tenacia e umiltà”,

l’appello del Papa.

“Non è difficile possedere la pace”, la citazione di Sant’Agostino: “Se la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano e possiamo possederla senza alcuna fatica”. “E questo perché la nostra pace è Cristo, che si conquista lasciandosi conquistare e trasformare da lui, aprendogli il cuore, e aprendolo, con la sua grazia, a quanti lui stesso pone sul nostro cammino”, ha spiegato il Pontefice: “Fatelo anche voi, giorno per giorno. Fatelo insieme, come comunità, con l’aiuto di Maria, Regina della Pace”.

 “La legge donata da Dio al suo popolo non è in contrasto con la sua libertà, ma al contrario è la condizione per farla fiorire”,

l’esordio dell’omelia. “Vedere nei comandamenti del Signore non una legge oppressiva, ma la sua pedagogia per l’umanità che va cercando pienezza di vita e di libertà”, l’invito di Leone XIV, che ha citato l’incipit della Gaudium et spes, definito “una delle espressioni più belle del Concilio Vaticano II, in cui si sente quasi palpitare il cuore di Dio attraverso il cuore della Chiesa”. “Questa profezia di salvezza si effonde in modo sovrabbondante nella predicazione di Gesù, che inizia sulle rive del lago di Galilea con l’annuncio delle Beatitudini e prosegue mostrando il senso autentico e pieno della legge di Dio”, ha commentato il Pontefice. Quest’ultima, per Leone, consiste in “una fedeltà a Dio fondata sul rispetto e sulla cura dell’altro nella sua sacralità inviolabile, da coltivare, prima ancora che nei gesti e nelle parole, nel cuore”: “E’ lì, infatti, che nascono i sentimenti più nobili, ma anche le profanazioni più dolorose: le chiusure, le invidie, le gelosie, per cui chi pensa male del proprio fratello, nutrendo sentimenti cattivi nei suoi confronti, è come se nel proprio intimo lo stesse già uccidendo”.

“Chiunque odia il proprio fratello è omicida”,

ha ribadito il Papa. “Quanto sono vere queste parole!”, ha commentato: “E quando anche a noi succedesse di giudicare gli altri e di disprezzarli, ricordiamoci che il male che vediamo nel mondo ha le sue radici proprio lì, dove il cuore diventa freddo, duro e povero di misericordia”.

“Lo si sperimenta anche qui, a Ostia, dove pure, purtroppo, la violenza esiste e ferisce,

prendendo piede talvolta tra i giovani e gli adolescenti, magari alimentata dall’uso di sostanze”, il riferimento allo scenario attuale: “oppure ad opera di organizzazioni malavitose, che sfruttano le persone coinvolgendole nei loro crimini e che perseguono interessi iniqui con metodi illegali e immorali”. “Di fronte a tali fenomeni invito tutti voi, come comunità parrocchiale, uniti alle altre realtà virtuose che operano in questi quartieri – l’esortazione rivolta ai presenti – a continuare a spendervi con generosità e coraggio per spargere nelle vostre strade e nelle vostre case il buon seme del Vangelo”.

“Non rassegnatevi alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia”,

ha raccomandato Leone: “Al contrario diffondete rispetto e armonia, cominciando col disarmare i linguaggi e poi investendo energie e risorse nell’educazione, specialmente dei ragazzi e della gioventù”. “Che in parrocchia possano imparare l’onestà, l’accoglienza, l’amore che supera i confini”, l’auspicio per i giovani: “imparare ad aiutare non solo quelli che ricambiano e salutare non solo quelli che salutano, ma ad andare verso tutti in modo gratuito e libero; imparare la coerenza tra la fede e la vita, come ci insegna Gesù, quando dice: ‘Se presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono’”.

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