Giornata del Malato a Chiclayo: card. Czerny, “salute da considerare in prospettiva integrale”. L’importanza delle cure palliative

“Questa Giornata Mondiale del Malato ci invita a riflettere e pregare insieme, ma anche a passare all’azione con impegno”. Lo ha affermato ieri il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, durante la prima giornata del seminario accademico, teologico e pastorale, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata mondiale del malato, in corso a Chiclayo. Consapevole che la sofferenza richiede vicinanza, ascolto, politiche pubbliche adeguate e formazione professionale competente, il porporato ha ricordato che, seguendo l’esempio del buon samaritano, “siamo chiamati a fermarci, a prenderci cura, a diventare vicini e responsabili dell’altro, specialmente dei più fragili e dimenticati”. E ha indicato che il Dicastero considera il campo della salute da una prospettiva integrale, cioè «un elemento con implicazioni per la totalità della persona e della società”. E parlare di temi come i progressi delle cure palliative in America Latina e nel resto del mondo ci pone di fronte all’espressione concreta del rispetto della dignità di ogni persona, dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Pertanto, analizzare i dettagli dell’assistenza integrale al paziente deve contribuire a comprendere che “la dimensione spirituale non è un’aggiunta, ma un pilastro essenziale dell’accompagnamento”. Di fronte alle sfide che interessano i Paesi latinoamericani, e che vanno dalle condizioni precarie dell’assistenza medica, alla difficoltà di offrire accompagnamento spirituale ai malati o all’impossibilità di accedere a servizi specializzati, Czerny ha precisato che “è compito di tutti i cristiani lavorare per affrontarle, infatti le Chiese particolari sono impegnate su questo fronte”. Successivamente, mons. Lizardo Estrada, segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) ha delineato il compito per la Chiesa continentale: “Promuovere, curare, difendere e celebrare la vita”. Questa scelta, si concretizza attraverso un principio che orienta la posizione del Celam e definisce la sua attività pastorale. Si tratta di considerare la salute come un diritto fondamentale che gli Stati devono garantire e a cui ogni persona dovrebbe avere accesso, senza essere esposta al “privilegio o all’esclusione”. Mons. Estrada ha avvertito che la missione profetica della Chiesa ci chiama ad annunciare il Regno a coloro che soffrono, comprendendo che il samaritano non agisce da solo, ma chiama altri e invita a costruire un decisivo “noi”, con “famiglie che si prendono cura, quartieri solidali, professionisti e operatori sanitari, cappellanie, volontari, operatori pastorali e membri della società civile”.

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