Il sinodo approda in Palestina, tra i giovani che sognano di poter studiare per vivere in libertà e pace

Ai giovani di Betlemme non servono solo aule e materiale didattico per studiare, ma anche una possibilità concreta di poter decidere il loro futuro. Questo è quanto venuto fuori dall’incontro che i giornalisti dei settimanali cattolici in Terra Santa, vincitori delle edizioni 2019 e 2020 del concorso giornalistico “Selezione nazionale ‘8xmille senza frontiere’”, organizzato dal Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli della Cei e dalla Fisc-Federazione italiana settimanali cattolici, hanno avuto con i giovani studenti dell’ultimo anno della scuola “College des Fréres di Betlemme” che rientra tra i progetti finanziati dalla Cei con i soldi dell’8xmille alla Chiesa cattolica

Foto Calvarese/SIR

Ai giovani di Betlemme non servono solo aule e materiale didattico per studiare, ma anche una possibilità concreta di poter decidere il loro futuro. Questo è quanto venuto fuori dall’incontro che i giornalisti dei settimanali cattolici in Terra Santa, vincitori delle edizioni 2019 e 2020 del concorso giornalistico “Selezione nazionale ‘8xmille senza frontiere’”, organizzato dal Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli della Cei e dalla Fisc-Federazione italiana settimanali cattolici, hanno avuto con i giovani studenti dell’ultimo anno della scuola “College des Fréres di Betlemme” che rientra tra i progetti finanziati dalla Cei con i soldi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. La vocazione dei lasaliani è quella di dare educazione agli studenti, specialmente ai più poveri, accrescendo le abilità degli studenti e dando loro l’opportunità di mettersi alla prova, ma per fare questo la struttura ha avuto bisogno di 70mila euro per un rifacimento significativo, in modo da poter continuare ad offrire un piano di studi ideale per i 2200 studenti, composti da cristiani, musulmani ed ebrei.

L’incontro tra giornalisti e studenti, tra i quali anche un ragazzo con mamma bresciana che ha fatto da traduttore, è stata un’opportunità di confronto tra le parti, adottando un sistema che potrebbe essere definito sinodale, dato che i presenti si sono divisi in gruppi e, una volta sistematisi in cerchio, hanno condiviso le proprie esperienze. Veri e propri tavoli di confronto dai quali è emersa preminentemente la voglia di normalità dei giovani palestinesi, che vivono un senso di oppressione che arriva dall’esterno, palesato da un muro grigio in cemento che cinge per intero il perimetro della città, e che in alcuni punti si addolcisce solo grazie a dei murales colorati che gridano la protesta dei residenti a Betlemme.

Testimonianze toccanti, come quella di una ragazza che vive sulla sua pelle le conseguenze della scelta fatta dal padre e condivisa anche da lei, di fare parte del gruppo di resistenza palestinese. Così come gli arresti di giovani come loro, finiti dall’altra parte di quel muro che rappresenta un confine invalicabile dettato ai palestinesi dall’esterno, ma soprattutto la meraviglia nel commentare quanto quotidianamente accade dal punto di vista politico, ingiustificabile guardando alla loro esperienza personale che li vede quotidianamente intessere rapporti cordiali e di rispetto tra coetanei di diverse religioni e culture. Una sofferenza che non riesce a frenare i sogni di giovani che vogliono continuare a studiare, diventando ingegneri, medici e tanto altro, consapevoli che per farlo sarà necessario emigrare, visto che Israele non permette loro di accedere alle università del loro territorio ed in Palestina non ne esistono, ma con la convinzione di rientrare nel loro Paese per poter contribuire a renderlo libero e pacifico.

La cultura è secondo loro la chiave di volta del sistema di pacificazione, per questo motivo gli studi sono importanti, nella consapevolezza che è venuta fuori dalle parole di una studentessa,

“Dobbiamo vedere come va giorno per giorno”,

pensando alla difficoltà aggiunta che devono superare nell’intraprendere qualsiasi scelta, come quella di intraprendere un viaggio verso l’Italia, che invece delle poche ore di una qualsiasi altra persona, per loro può arrivare ad occupare oltre 2 giorni.

Altri articoli in Mondo

Mondo