Dopo le tornate precedenti, domenica e lunedì prossimi (23-24 novembre) toccherà a noi del Veneto – oltre agli elettori della Puglia e della Campania – scegliere il governo locale: presidente e consiglieri che reggeranno le sorti della nostra Regione. Siamo in compagnia di altre due importanti, del Sud, ed in tutte e tre le sorti sembrerebbero già segnate con la conferma dell’orientamento precedente. Ma, come tutti sanno, non è mai detta l’ultima parola. Prima di tutto, laggiù, come quassù – chissà dove più o dove meno… – resta l’incognita (anzi, purtroppo, piuttosto prevedibile, di questi tempi) dell’astensionismo che inciderà non poco sui risultati. Serpeggia, infatti, da tempo, un clima di delusione generalizzato, che andrebbe peraltro contrastato, nei riguardi del mondo politico di ambo (anzi, di tutti) gli schieramenti. E non sembra, invece, che i responsabili di questo clima si diano molto da fare per superarlo, offrendo delle buone ragioni per andare alle urne, dal momento che si assiste di frequente a lotte “per il potere”, piuttosto che a gare “per il servizio”. Anche la designazione dei candidati-presidenti, come quella così articolata e parcellizzata dei candidati-consiglieri, ha rivelato le tensioni e le spartizioni che condizionano le scelte. Tuttavia, va dato atto, pur col beneficio d’inventario, a quanti si sono impegnati in prima persona – sia per la presidenza, sia per un seggio in consiglio – di correre per qualcosa di importante, che può tramutarsi effettivamente nel bene della collettività se, una volta eletti, si atterranno eticamente al ruolo che viene loro affidato dai cittadini. Nel Veneto, come nelle altre due Regioni – anzi in tutte – c’è bisogno di persone che si dedichino onestamente e generosamente alla politica, ritenendola addirittura una autentica forma di esercizio della carità nei riguardi degli altri, e di tutti gli altri, ponendo in second’ordine eventuali esigenze e richieste di parti (che comunque vanno tenute in considerazione) posponendole o per lo meno conciliandole con il bene necessario e preminente per tutti. Nella nostra Regione veniamo da 15 anni di governo Zaia: un periodo lungo, anzi lunghissimo, che però corrisponde alle scelte degli elettori che hanno promosso a più riprese l’attuale governatore e, probabilmente, l’avrebbero promosso anche ad un mandato successivo; ma, penso, dovremmo convenire che il ricambio è opportuno se non necessario. D’altra parte il governatore uscente – dopo i tentativi (poco convinti, date le circostanze) di resistere, non ha comunque gettato la spugna e si è “adattato” a portare acqua al mulino di quello che ritiene il “successore designato”, quel segretario regionale della Lega che ha raccolto, non senza inziali perplessità ed esitazioni, i consensi di (quasi) tutte le altre forze politiche di centrodestra (restano tre formazioni “autonomistiche” ritenute da molti piuttosto marginali – che si sganciano sia dalla destra che dalla sinistra – a presentare il proprio candidato-presidente). Nell’altro campo – in questo caso proprio un “campo largo” – tutte le forze del centro-sinistra sfidano l’alfiere del “cambiamento nella continuità” con la sana intenzione – se non può essere definita “illusione” – di inaugurare una stagione del tutto nuova per la più grande Regione del Nordest. Le questioni sul tappeto sono note a tutti e da tempo, anche perché si tratta di problematiche persistenti: la sanità, il sociale, la viabilità, la tutela del territorio, l’occupazione, l’economia (ormai tra parentesi, pare, l’autonomia…). Su queste e su altre abbiamo avuto modo, grazie alla collaborazione degli altri settimanali diocesani del Veneto, di sentire direttamente le idee e le posizioni, i giudizi e le proposte dei protagonisti candidati-presidenti nelle interviste che invitiamo a leggere; mentre il nostro settimanale si è preso il compito di ascoltare in un pubblico dibattito anche i candidati-consiglieri (per motivi pratici e comprensibili, solo quelli di Chioggia, che comprende però quasi metà abitanti del territorio diocesano; ma ricordando anche almeno i nomi degli altri…), i quali con intraprendenza e fiducia si propongono alla scelta degli elettori. Lasciando, dunque, a loro la parola, non resta che invitare tutti i cittadini ad informarsi adeguatamente nelle migliori forme disponibili, evitando peraltro quelle più tendenziose o conflittuali, che purtroppo sembrano andare di moda. E, soprattutto, invitare gli elettori a non disertare le urne: ne va, infatti, della tenuta della nostra democrazia che, se il trend in picchiata dei votanti viene confermandosi, certamente assottiglia le proprie basi, non tanto del consenso, ma della consapevolezza e della partecipazione, senza le quali non si può dire esserci vera “democrazia”. Con l’augurio ai candidati di ogni parte politica, ci facciamo gli auguri anche come popolo (demos) che tiene al proprio passato, al proprio presente e al proprio futuro…