“Le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo”. Lo ha ricordato oggi Papa Leone XIV nel suo saluto agli anziani ospiti di una casa di accoglienza per anziani a Saurimo, prima tappa pubblica della sua terza giornata in Angola. “Mi ha colpito sentire – ha detto il Papa – che voi chiamate questo luogo lar, parola che parla di famiglia. Ringrazio Dio per questo e spero che tutti voi possiate davvero vivere qui in un ambiente familiare, per quanto possibile”. Agli anziani – ha aggiunto – “dobbiamo riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”. Gli anziani, sempre più numerosi in occidente, rappresentano una risorsa della società, il patrimonio umano e sociale di un Paese. Non agli stessi ritmi, ma anche in Africa ma la loro assistenza sta trasformandosi in un problema a volte dai risvolti drammatici. Il continente africano vanta infatti la popolazione più giovane al mondo, con una forte crescita di bambini e giovani che richiede attenzione e risorse prioritarie. Questo spesso porta a trascurare i bisogni degli anziani, nonostante restino culturalmente rispettati e simbolicamente importanti. Il loro ruolo, tradizionalmente centrale come custodi di esperienza, saperi e valori, è oggi in trasformazione. La globalizzazione, l’istruzione formale e le nuove tecnologie ne hanno ridotto l’influenza sociale ed economica, rafforzando invece il peso delle generazioni più giovani. “Qui in Africa – conferma Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità di Sant’Egidio da anni impegnato nelle attività di sostegno alla condizione degli anziani in diversi Paesi africani – la vecchiaia è spesso sinonimo di solitudine, povertà e discriminazione”.

(Foto Vatican Media/SIR)
Da anni, in Africa, si registra un aumento significativo della popolazione anziana, destinata a crescere ulteriormente nei prossimi decenni. Ciò pone nuove sfide sociali e politiche, spingendo anche le istituzioni a promuovere misure di tutela, pur tra difficoltà economiche e strutturali, soprattutto nelle aree rurali. In sintesi, l’Africa si trova a confrontarsi con una duplice realtà: una popolazione estremamente giovane e in espansione e, allo stesso tempo, una fascia anziana in crescita, il cui ruolo si sta ridefinendo ma il cui valore resta fondamentale per la trasmissione dell’esperienza e della conoscenza.
Le parole pronunciate dal Papa – riprende Zuccolini – sono tanto utili quanto preziose perché aiutano a prendere coscienza di una realtà molto problematica. In questo continente solo una piccola parte della popolazione riceve una pensione, e spesso è talmente bassa da non permettere una vita degna. La grande maggioranza degli anziani non gode di alcun sostegno economico e finisce per diventare, suo malgrado, un peso per famiglie che già vivono in condizioni di estrema povertà”. In buona parte del continente africano, infatti, gli anziani spesso vivono soli, isolati, senza cure mediche e senza una rete sociale. Una sofferenza silenziosa, nascosta nelle case, lontana dagli occhi della società: veri e propri invisibili.
A complicare il quadro c’è un fenomeno meno noto ma molto diffuso: “i pregiudizi nei loro confronti. Fino a pochi anni fa – aggiunge Zuccolini – l’aspettativa di vita era molto bassa. E ancora lo è rispetto al Nord del mondo. Ma oggi ci sono sempre di più gli anziani che raggiungono gli 80 se non i 90 anni e questo non viene spesso percepito o registrato come un segnale positivo. Può sembrare paradossale – sottolinea – ma in alcune comunità si pensa che chi vive così a lungo abbia rubato anni ai giovani”.
Ma cosa bisognerebbe fare per gli anziani in questi Paesi?
“La solidarietà dal basso è importante: tutti i cittadini e le famiglie devono essere vicini e solidali. Servirebbe però un impegno istituzionale che aiutasse sia i governi che la società civile a riconoscere innanzitutto il problema. C’è ancora l’idea che in Africa – spiega ancora Zuccolini – gli anziani siano sempre rispettati e protetti. Non è così, purtroppo. Servono campagne di sensibilizzazione e un sostegno concreto da parte dello Stato, che purtroppo ancora manca. A questo poi è necessario aggiungere una doppia responsabilità: quella che cittadini e istituzioni devono sempre avere nei confronti di questa fascia fragile della popolazione”.
A riportare a galla il problema è stato quindi proprio Leone XIV con le sue visite agli anziani. A cominciare da quella del 14 aprile, ad Annaba, in Algeria – prima tappa del suo terzo viaggio apostolico – dove ha fatto tappa presso una Casa per anziani “Ma Maison” gestita dalle Piccole Sorelle dei Poveri. Una struttura che accoglie e cura anziani di diverse religioni. “Penso che il Signore, dal Cielo – ha detto – vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c’è speranza! Sì, perché il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel vostro servizio quotidiano, nella vostra amicizia, nel vivere insieme”.

Foto sito Comunità di Sant’Egidio
Qualche giorno fa ha poi salutato un gruppo di anziani della Comunità di Sant’Egidio in Camerun, accompagnati dai loro amici più giovani, incoraggiando a proseguire questo servizio. Dopo aver ascoltato una breve presentazione dell’impegno vissuto da Sant’Egidio in Camerun, il Papa ha salutato tutti i presenti e si è fermato in particolare con gli anziani, benedicendoli uno ad uno. Ha quindi incoraggiato la Comunità a proteggere e far “crescere l’amicizia con questa fascia fragile della popolazione, a rischio di abbandono e spesso vittima di pregiudizi”, spiega Zuccolini.
Di fronte alla realtà degli anziani, la Comunità di Sant’Egidio ha scelto di intervenire fin dagli anni ’90 in Africa, dopo aver iniziato ad occuparsi dei bambini di strada e delle altre povertà che affliggono le città e i villaggi africani. “La sofferenza degli anziani è meno evidente, ma non meno grave”, sottolinea Zuccolini. “Per questo andiamo a trovarli, li ascoltiamo. L’ascolto è fondamentale: il primo bisogno che emerge è quello dell’amicizia, di qualcuno che rompa l’isolamento”.
In alcuni Paesi sono nate anche case di convivenza: piccoli cohousing africani dove gli anziani vivono insieme, sostenuti dalla Comunità e da volontari più giovani. “Abbiamo visto persone rinascere. Ritrovare una vita nuova”, racconta Zuccolini, spiegando che gli anziani, unendo le proprie risorse – talora più che modeste – con l’aiuto della Comunità sono riusciti a garantirsi la necessaria assistenza, continuando a vivere “come in famiglia” e “tra persone di famiglia”.

