“La situazione in Libano è critica e profondamente allarmante. Il Paese è sull’orlo di una deflagrazione generalizzata. Gran parte del popolo libanese rifiuta la guerra e anela alla pace, ma siamo trascinati in un conflitto che non rispecchia questo desiderio. Molti ritengono che alcune decisioni, legate ad interessi esterni, stiano esponendo il Libano a un livello di distruzione insostenibile”. Risponde così padre Marwan Moawad, sacerdote maronita, parroco della chiesa di S. Maroun di Bauchrieh, al Sir che lo ha raggiunto telefonicamente per chiedergli aggiornamenti sulla situazione a Beirut. “Sul campo – racconta il sacerdote -, la realtà è drammatica: oltre 1,5 milioni di rifugiati sono sparsi in tutto il Paese, soprattutto nelle scuole pubbliche, il che aggrava la pressione sociale ed economica”. Molte famiglie hanno aperto le porte delle loro case per ospitare i rifugiati ma anche “loro vivono nella paura e nell’incertezza”.
“Cresce anche la preoccupazione per la stabilità interna; alcuni temono un’escalation delle misure di sicurezza o addirittura un crollo dell’ordine pubblico”.
Cola a picco la lira libanese, che nel corso di tre anni ha perso più del 98% del suo valore nel contesto del fallimento del sistema bancario libanese, per decenni considerato tra i più stabili e affidabili al mondo. È dal novembre del 2019 che le banche hanno di fatto impedito a quasi tutti i correntisti e risparmiatori in Libano di accedere ai loro fondi e conti correnti in valuta pesante. “Sono soprattutto i giovani a vivere un’ansia particolare”, spiega padre Marwan.
“Il loro futuro è in bilico, soprattutto a causa dell’interruzione dell’anno scolastico e degli esami ufficiali. Un’intera generazione si sente minacciata”.
“Per quanto riguarda i cristiani – aggiunge il parroco –, molti scelgono di rimanere a fianco dello Stato e di sostenere gli sforzi del governo per dare priorità a una soluzione politica e porre fine alla guerra. Nel sud, le comunità vivono nella paura quotidiana dei bombardamenti, con sfollamenti forzati e condizioni di vita estremamente difficili”. Anche padre Marwan tiene a sottolineare che “i cristiani del Libano meridionale si rifiutano in gran parte di abbandonare la loro terra, nonostante il pericolo. Dimostrano un profondo attaccamento alle loro radici e alla loro missione. Sono sostenuti da altri cristiani, in particolare da quelli di Beirut, attraverso la preghiera, ma anche con aiuti concreti: inviando medicinali, cibo e beni di prima necessità, in un vero spirito di solidarietà e fraternità”.
“Ma la domanda che continua a ripresentarsi – aggiunge il parroco – è: come possiamo uscire da questa guerra mortale in cui il Libano è stato trascinato contro la volontà del suo popolo? È una domanda dolorosa ma essenziale”.
“Abbiamo disperatamente bisogno di preghiera, solidarietà e di un sincero impegno internazionale per preservare ciò che resta del nostro Paese”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà oggi a Beirut per una serie di incontri istituzionali con il presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, e con il ministro degli Affari Esteri e degli Emigrati, Youssef Rajji. Nel corso della visita, il ministro incontrerà inoltre il contingente italiano impegnato nel Paese nell’ambito della missione Militare bilaterale italiana in Libano (Mibil) e del Comitato tecnico militare per il Libano (Mtc4l). Il parroco lancia un messaggio anche al nostro ministro: “Non vogliamo la guerra e la morte; auspichiamo la vita. Sosteniamo il Presidente della Repubblica nei suoi sforzi per porre fine alla morsa di Hezbollah sul Libano”.
“Siamo stanchi della guerra e desideriamo vivere in pace con i nostri figli e i nostri genitori, affinché il Libano possa essere ciò che è: un centro di cultura, civiltà e pace”.

