In missione presso il Ruaraka Uhai Neema Hospital di Nairobi in Kenya

“Ogni gesto conta”, si legge nel sito della Fondazione Enav Ets. Tre parole che ben sintetizzano il connubio tra solidarietà e sinergia professionale, i “pilastri” che hanno scandito la missione esplorativa che, dal 30 novembre all’8 dicembre scorso, presso il Ruaraka Uhai Neema Hospital di Nairobi

“Ogni gesto conta”, si legge nel sito della Fondazione Enav ets. Tre parole che ben sintetizzano il connubio tra solidarietà e sinergia professionale, i ‘pilastri’ che hanno scandito la missione esplorativa che, dal 30 novembre all’8 dicembre scorso, presso il Ruaraka Uhai Neema Hospital di Nairobi, in Kenya, gestito dalla Osc italiana World Friends, ha visto protagonista una delegazione di medici e assistenti pastorali nell’ambito del protocollo di intesa siglato tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, l’Associazione Universitaria per la Cooperazione Internazionale e la Fondazione stessa che ha finanziato il progetto. Un primo, intenso ‘esperimento’ presentato nei giorni scorsi proprio al Gemelli, che vede ancora l’Africa al cuore delle attività dell’Ucsc. Il gruppo è stato composto da due assistenti pastorali della Cattolica, don Alessandro Mantini e don Paolo Bonini, due specializzandi di Pediatria, il dottor Tommaso Dionisi, specializzando di Medicina Interna, e il dottor Salvatore Raia, medico specialista di Endocrinologia. “Anche in questo caso si è creata una fattiva collaborazione tra soggetti diversi ma che convergono sulle stesse finalità della nostra terza missione, le quali qualificano l’agire di tutti con interazioni importanti che costituiscono un ulteriore tassello nell’orizzonte del Campus solidale promosso dall’Ateneo”, ha affermato in apertura dei lavori l’assistente ecclesiastico generale mons. Claudio Giuliodori, ripercorrendo la storia “di quella che si conferma l’Università cattolica più grande d’Europa e l’unica in Italia che può vantare una dimensione nazionale con le sue cinque sedi di Milano, Piacenza, Cremona, Brescia e Roma”.

Un’orgogliosa panoramica sottolineata anche dalla prof.ssa Maria Antonietta Gambacorta, vice preside di quella Facoltà di Medicina e chirurgia sorta, nel 1961, per geniale intuizione di padre Agostino Gemelli: “Questa iniziativa oltre che sanitaria è prima di tutto umana, di conoscenza e di cura, e si declina secondo la cultura della corresponsabilità, in una logica di crescita fruttuosa e reciproca e di sviluppo sostenibile”. Una corresponsabilità che si colloca appunto nel solco del Campus solidale, come confermato anche dal prof. Carlo Torti, docente e direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive, che oltre al prof. Giovanni Addolorato, ha delineato gli intenti del Campus in cui il progetto kenyota va ad inserirsi. “Personalmente – dichiara Torti – sono stato convolto nella fase iniziale di start up dell’impresa fornendo qualche direttrice ed è incoraggiante raccogliere i primi risultati. Come realtà accademica è importante incrociare il nostro desiderio di promuovere il bene con altri interlocutori ugualmente motivati. In Kenya sono stati rilevati determinai bisogni che si collegano anche agli aspetti psicologici, tenendo conto anche dell’ambito geografico. Domande a cui fornire soluzioni in chiave, potremmo dire, transdisciplinare secondo l’approccio One Health che implica l’attenzione anche per l’ambiente nel suo complesso. Tutto ciò ben si inserisce nella prospettiva del Piano Africa del nostro Ateneo, fornendo ampie opportunità di collaborazione con tutte le altre Facoltà”. A tratteggiare poi meglio i contorni e le finalità di questa virtuosa esperienza è l’avvocato Alessandra Bruni, presidente della Fondazione Enav. “C’è un proverbio africano che dice: ‘Se vuoi arrivare veloce, cammina da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme’. Noi – spiega – vogliamo arrivare lontano, e vogliamo farlo portando qualcuno con noi. Sin dall’inizio abbiamo dedicato una forte attenzione alla terra africana cercando chi potesse condividere con noi anche il batticuore di un sogno. Tutto è nato dall’incontro con don Mantini, autentico “ponte umano” tra il mio desiderio di fare bene e la competenza per farlo davvero. L’Ateneo e il Gemelli sono il partner che cercavamo: eccellenza scientifica e umanità perfettamente integrate. È stata un’accoglienza che potrei definire fraterna, di quelle che ti fanno sentire a casa pur essendo a migliaia di km. Il dottor Gianfranco Morino, nostro partner locale, fondatore e coordinatore regionale dell’associazione World Friends nonché chirurgo del Neema Hospital, ci ha ricevuto con una disponibilità immediata e sincera. I nostri specialisti in endocrinologia, pediatria e medicina interna hanno tenuto quattro seminari formativi su temi cruciali, come l’ipertensione e la rianimazione neonatale. La partecipazione è stata altissima, caratterizzata da una umiltà e una voglia di apprendere che ci hanno commosso. Poi, la visita alla comunità delle suore di Madre Teresa, nello slum di Korogocho: bambini disabili abbandonati, ragazze madri e donne con disagio mentale accolti con quell’amore puro che ti insegna cosa significa davvero essere umani. In uno scenario segnato da conflitti e disuguaglianze crescenti il rischio è di rassegnarsi. Noi – conclude Bruni – crediamo invece che proprio nei momenti bui si debba accendere, quotidianamente, più luce. L’obiettivo è di fornire a questo nosocomio sempre maggiore autonomia: aiutare i deboli è il nostro obiettivo ma aiutarli a diventare forti è la nostra mission. Certamente serviranno mezzi, ma l’impegno va oltre la raccolta fondi. Intendiamo sviluppare un percorso di supporto reale, fatto di piccoli gesti inseriti però in una strategia chiara, tramite relazioni e presenza. La prossimità autentica si genera così: stando accanto, ascoltando, imparando e poi, insieme, costruendo. Anche quando sembra che la storia, come ora, voglia andare nella direzione opposta”. Un riscontro, il suo, che non ha il semplice volto del dovere istituzionale, ma che letteralmente abbraccia con approccio caritativo il sentire di due dei medici della delegazione del Policlinico che hanno portato la diretta testimonianza sulla missione, in un’ottica di cooperazione progettuale che, senz’altro, avanzerà in successivi step operativi, come confermato dalla presidente Bruni. “Abbiamo vissuto una settimana intensa dal punto di vista umano e spirituale – ha dichiarato Raia –, in cui, oltre a scoprire le competenze sanitarie locali abbiamo avuto un assaggio della formazione integrale che caratterizza il Gemelli. Il Neema Hospital rappresenta una struttura di riferimento, anche sociale, per il territorio nel segno della ‘Chiesa in uscita’ ed è encomiabile il valore umanizzante del lavoro compiuto da World Friends volto a superare gli stigmi culturali”. “Siamo partiti senza sapere cosa aspettarci ma motivati ad ascoltare. Ne è scaturito un dialogo che ci ha permesso di tessere un confronto quotidiano ed esteso a tutte le difficoltà di un contesto che definire marginale è eufemistico. Sicuramente da Nairobi abbiamo imparato e ricevuto più di quel che abbiamo donato”. Parole a cui fanno eco quelle di don Alessandro Mantini, che racconta di come “trovare una scuola gestita da volontari con strumenti essenziali, quale piccolo ‘paradiso’ tra mille ostacoli, ci ha insegnato quanto un semplice sorriso può regalare una speranza nel mezzo di una povertà a dir poco allucinante”. Pediatria, neonatalità e ginecologia, oltre alla formazione in loco di radiodiagnostica. Queste le aree più interessate da necessità trasversali che, precisano i medici, si sommano a quelle più elementari, vedi “l’esigenza di mantenere l’acqua e l’aria pulite lì dove la popolazione locale ha creato un proprio ecosistema, combattendo per di più malattie infettive e igiene precaria”. Si tratta di urgenze che, in un oggettivo contrasto tra le carenze del continente Africa e il progresso tecnologico indossato dall’Occidente, guardano comunque a fiduciose prospettive. “Il prossimo 23 aprile il dottor Morino incontrerà qui al Policlinico tutti gli specializzandi illustrando la sua esperienza formativa nelle zone in cui vive da anni” annuncia infine Mantini, confermando l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Gemelli come polo di eccellenza medica e di elaborazione culturale capace di leggere e interpretare solidaristicamente e senza confini le contraddizioni del mondo.

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