Trump e la preghiera per i governanti

La notizia dei pastori evangelici che pregano per Donald Trump offre l’occasione per riflettere sul significato cristiano della preghiera per chi governa. La tradizione biblica invita a pregare per i governanti affinché operino per la pace e il bene comune, ricordando che ogni potere umano resta relativo davanti a Dio

(Foto video AFP/SIR)

La notizia diffusa oggi a partire da un video postato dal collaboratore di lunga data del presidente degli USA e ripresa dai nostri media, secondo cui “un gruppo di pastori evangelici” avrebbe pregato e alcuni di loro avrebbero imposto le mani su Donald Trump ci fa riflettere. Non si tratta di un’assoluta novità, perché a una simile scena abbiamo già assistito nel contesto del secondo mandato di questo presidente (8 febbraio 2025). Al di là dell’indignazione, suggerita dal rischio della strumentalizzazione politica della fede (in tal caso cristiana) e anche oltre un senso di esaltazione che potrebbe manifestarsi in chi è abituato ad applaudire tali gesti, qui si richiede un pensiero scevro da inquinamenti ideologici.

La prima riflessione che si impone è suggerita da quel luogo del Nuovo Testamento, in particolare la I lettera a Timoteo, dove leggiamo: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tm 2,1-4). L’Autore biblico è infatti ben consapevole della complessità connessa al compito di governare la società e l’invito è da leggersi come implicante l’orazione per chiunque sia chiamato al governo, di qualsiasi partito o provenienza o appartenenza religiosa egli sia. Del resto, a quei tempi chi governava non era certo cristiano.

Tale appello è ulteriormente supportato dall’espressione della lettera ai Romani, dove Paolo afferma quasi perentoriamente: “Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite. Infatti, non c’è autorità se non da Dio: quelle che esistono sono stabilite da Dio” (Rm 13,1). L’espressione forse più nota nella lingua latina, omnis potestas a Deo, va assunta in due significati: con il primo dei quali si richiede ai cristiani lealtà e fedeltà verso chi governa; col secondo si relativizza il ruolo di chi detiene il potere. Costoro infatti non sono padroni assoluti della vita e della morte delle persone loro affidate e neppure di quanti sarebbero propensi a considerare nemici. Solo Dio è Signore della vita e della morte degli umani.

Il fine della preghiera in genere, che include quella per i potenti della terra, è stato ben colto da un altro pastore evangelico, ucciso dai nazisti, Dietrich Bonhoeffer, il quale scriveva: “Dio non esaudisce i nostri desideri, ma realizza le sue promesse”. Tale posizione veniva già sostenuta da Tommaso d’Aquino, che riguardo al pregare diceva che non preghiamo perché Dio compia la nostra volontà, ma perché noi possiamo fare la Sua (come recitiamo nel Padre nostro). Mi sembra fuori di dubbio il fatto – e chi frequenta le Scritture dovrebbe saperlo – che quella di Dio è una promessa di pace. Nell’oggi della storia invocare la pace significa anche impegnarsi perché essa accada, con la consapevolezza che, laddove non possiamo realizzarla con le nostre forze, il Signore potrà offrirci il sostegno e la grazia (nel caso dei governanti “di Stato”) perché accada. È qui il senso dell’appello delle chiese alla preghiera per la pace che si sta realizzando proprio in questi giorni. Poiché, peraltro, crediamo in un unico Dio, sappiamo anche che Egli è il Signore e Padre di tutti. Pur nella consapevolezza che col battesimo siamo figli nel Figlio, partecipando alla sua filiazione divina, dobbiamo essere altresì coscienti del fatto che, in quanto creature e in particolare umani/e, tutti proveniamo dall’unico Dio, che certo non vuole la morte, ma la vita, e mi piace pensare che volga lo sguardo altrove allorché, in qualsiasi contesto, si benedicono armamentari di morte.

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