Trump rivendica una nuova “età dell’oro” ma il Congresso resta diviso

Trump allo Stato dell’Unione rivendica economia e sicurezza, ma il Congresso resta diviso tra proteste e sondaggi negativi

(Foto ANSA/SIR)

(New York) — Nei 148 minuti del tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione (il più lungo dal 1964), Donald Trump ha messo in scena un racconto trionfalistico della propria presidenza, descrivendo un’America entrata — a suo dire — in una nuova “età dell’oro”. Un quadro che contrasta con gli umori del Paese: secondo un sondaggio diffuso da Pbs e altri istituti di ricerca, il 57% degli americani ritiene che lo stato dell’Unione non sia forte e il 65% boccia la gestione dell’inflazione. Numeri che restituiscono l’immagine di un Paese diviso quanto l’aula del Congresso che lo ascoltava.
Il presidente ha alternato toni celebrativi e attacchi frontali agli avversari, insistendo sui suoi cavalli di battaglia — immigrazione, sicurezza, economia ed elezioni — mentre gran parte dei democratici è rimasta seduta, reagendo con freddezza o proteste. Gli applausi bipartisan sono arrivati solo in rare occasioni, tra cui l’impegno contro l’insider trading dei membri del Congresso e la promessa di contrastare la proliferazione nucleare iraniana. Per il resto, Trump ha rivolto lo sguardo quasi esclusivamente verso il lato repubblicano dell’emiciclo, che si è alzato più volte in piedi.
Il passaggio più polemico è stato quando ha definito i parlamentari democratici “matti”, accusandoli di “distruggere il Paese. L’opposizione ha risposto esibendo adesivi con la scritta “Release the files”, chiedendo la pubblicazione completa dei documenti legati al caso Epstein, che secondo media indipendenti conterrebbero riferimenti rimossi riguardanti lo stesso Trump.
Tra gli annunci della seerata, la proclamazione di una “guerra alle frodi” affidata al vicepresidente J.D. Vance, nominato una sorta di “zar anti-truffe”, e l’invito al Congresso ad approvare lo Stop Insider Trading Act, che imporrebbe ai parlamentari un preavviso di sette giorni prima di vendere azioni. In tema elettorale ha rilanciato il Save America Act, con l’obbligo di prova di cittadinanza per votare e l’abolizione del voto per posta senza giustificazione, misure che secondo i critici penalizzerebbero le fasce più fragili dell’elettorato.
Non sono mancati riferimenti alla fede e all’identità nazionale — “One nation under God” — e l’elogio di un presunto risveglio religioso tra i giovani. Ampio spazio anche all’autocelebrazione: Trump ha rivendicato il calo dell’inflazione, i record di Wall Street, i tagli fiscali e risultati diplomatici che, a suo dire, includerebbero progressi in Medio Oriente e tensioni ridotte tra India e Pakistan, oltre alla chiusura del confine con il Messico a migranti e droga.
Sul fronte economico ha insistito sulla sua visione protezionista. Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi d’emergenza varati dalla Casa Bianca, definendo la decisione “sfortunata e deludente”, ha promesso nuove tariffe usando altre basi legali, sostenendo che in futuro i dazi pagati da Paesi stranieri potrebbero addirittura sostituire l’imposta sul reddito. Un’affermazione accolta con scetticismo dagli economisti.
Il discorso è stato costellato di momenti simbolici: l’omaggio a veterani e militari, medaglie al valore consegnate in aula e lunghi tributi patriottici in vista del 250° anniversario dell’indipendenza americana. Ma dietro la scenografia celebrativa restano le ombre: i rapporti tesi con la Nato, le pressioni sulla Danimarca per la Groenlandia e le critiche per la linea giudicata morbida verso Vladimir Putin nel conflitto ucraino, giunto al quarto anno.
Prima ancora che Trump prendesse la parola, i democratici del Senato avevano bloccato un provvedimento per rifinanziare il Dipartimento per la Sicurezza Interna senza limiti più severi alle operazioni anti-immigrazione. Il presidente li ha accusati di essere responsabili del malessere nazionale. Più che un appello all’unità, il suo intervento si è trasformato così nell’ennesima dimostrazione della frattura politica americana: uno Stato dell’Unione raccontato come trionfo, ma vissuto — dentro e fuori il Congresso — come conflitto permanente.

Altri articoli in Mondo

Mondo