Cuba, blackout ed emergenza energetica: la Chiesa in prima linea contro povertà, carestia e isolamento sociale

Cuba affronta blackout di oltre 24 ore, inflazione e scarsità di risorse. Aumentano povertà, migrazioni e tensioni sociali. La Chiesa cattolica, racconta Rogelio Dean, è vicina alla popolazione con progetti di promozione umana e assistenza concreta, guadagnando riconoscimento anche da parte delle istituzioni e degli organismi internazionali

(Foto AFP/SIR)

“Al mattino ci si sveglia e ci si scontra subito con il tema del trasporto pubblico, che è precario e soffre per la scarsità di carburante. Quando, poi, si arriva al posto di lavoro, può esserci o meno l’elettricità. Anche procurarsi il cibo, durante la giornata, è difficile e costoso. Alla fine della giornata bisogna usare di nuovo i trasporti per arrivare a casa e scoprire che non c’è luce. In molte abitazioni si cucina o si scalda l’acqua solo con l’elettricità, quindi molte famiglie devono fare ricorso a legna o carbone”. Questa la giornata tipo, oggi, per la popolazione di Cuba. A raccontarla, al Sir, è padre Rogelio Dean, parroco e rettore del santuario nazionale della Vergine del Cobre, nell’arcidiocesi di Santiago de Cuba, nella parte orientale del Paese.

Gli avvenimenti che, nelle ultime settimane, hanno colpito il Venezuela hanno fatalmente messo al centro dell’attenzione l’isola caraibica, dove la crisi economica è sempre più forte, anche a causa del venire meno del greggio a buon mercato garantito da Caracas e della conseguente minaccia, da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di mettere dazi ai Paesi che esporteranno petrolio verso Cuba.

Una minaccia che riguarda, in primo luogo, il Messico. Dopo Maduro, tocca al governo de L’Avana essere preso di mira dagli Usa di Donald Trump. Ma, mentre gli esperti di geopolitica si interrogano, la gente, soprattutto la fascia più povera della popolazione, vive nel modo descritto dal sacerdote, che prosegue: “Oltre alle ristrettezze di ogni giorno, ci sono poi le epidemie, come la chikungunya e il dengue. Pesa molto la separazione delle famiglie a causa della migrazione. Si vive in mezzo alla divisione dei propri cari e, quando manca la luce, anche le comunicazioni diventano difficili. Quando la situazione economica di un Paese peggiora, si deteriorano anche tutte le altre dimensioni della vita di una persona. L’impatto generale è enorme e influisce anche sullo stato d’animo delle persone a causa delle lunghe giornate senza servizio elettrico”. A tutto questo si aggiungono gli effetti del recente uragano Melissa, che ha causato danni anche al santuario nazionale.

Continui blackout. Non dissimile quanto racconta, da L’Avana, una qualificata voce che chiede al Sir di essere protetta dall’anonimato: “La capitale è sempre stata un luogo privilegiato, ma anche qui, negli ultimi giorni, abbiamo blackout, qui chiamati ‘apagones’, di 12 ore, 15 ore, un giorno intero. Nell’est del Paese si arriva anche a due giorni, e aggiungiamo che solo qui nella capitale esiste la rete del gas. Nel resto del Paese si utilizzano le bombole, carissime e introvabili. Leggiamo del blocco del petrolio dal Venezuela, mentre anche il Messico pare stia valutando se continuare a esportarlo, per non rischiare danni nella relazione con gli Stati Uniti.

La gente è veramente estenuata.

C’è una grossa differenza sociale tra coloro che vivono di commercio, le cosiddette ‘mipime’, le piccole attività private consentite dal governo, e la grande massa dei salariati. E ci sono tanti anziani soli, poiché intere famiglie sono migrate all’estero. In città ci sono cumuli di immondizie, e questo favorisce il diffondersi delle zanzare e delle epidemie. A fare impressione, soprattutto, il buio e il silenzio che in certi momenti regnano su L’Avana, con pattuglie di soldati che circolano anche in zone dove solitamente non accade, per il timore di proteste. I fatti del Venezuela hanno creato tensione e paura, oltre che giorni di propaganda per l’uccisione dei cubani a guardia di Maduro. Molti soldati sono stati richiamati”.

Il crescente ruolo della Chiesa. Come la gente affronta questa situazione? Riprende padre Dean: “A molti manca la fiducia nel futuro, anche se come Chiesa cerchiamo di seminare speranza. Al tempo stesso, è vero che il cubano è forte, non si arrende, ha capacità creativa. Ho visto molta generosità tra le persone che si aiutano a vicenda, dividendo il poco che hanno. Questo è un aspetto che stimoliamo molto come Chiesa, e le persone sono grate quando trovano il cammino della fede, perché lì incontrano la speranza.

L’azione delle Caritas parrocchiali e diocesane è fondamentale, anche per progetti di promozione umana, piccolo artigianato, allevamento domestico.

Credo che la Chiesa cattolica a Cuba stia svolgendo un ruolo incredibile, ed è per questo che donatori e istituzioni internazionali hanno fiducia nella nostra serietà”. Conferma la voce anonima, da L’Avana: “L’attività della Chiesa è ultimamente riconosciuta, si avverte uno sguardo differente rispetto a un tempo, proprio per questa concreta vicinanza alle persone, e in particolare agli anziani, per alcune importanti attività come le molte mense per i poveri e i dispensari di medicinali, spesso introvabili o reperibili a prezzo altissimo attraverso il mercato nero”.

L’invito ancora attuale di Giovanni Paolo II. Con il rettore del santuario del Cobre parliamo anche delle possibilità di guardare al futuro: “Non sono un economista, ma credo che a livello interno si debba lavorare sulla liberazione delle forze produttive. Dobbiamo ottenere meccanismi e leggi che permettano alle persone di produrre di più, importare materie prime e investire nel proprio lavoro. Questo è fondamentale, anche se resta l’incognita di come risolvere la crisi energetica. Continuo a credere nel messaggio profetico di Giovanni Paolo II, sulla necessità che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba. Oggi esistono difficoltà in entrambi i sensi. Serve più capacità di dialogo e uno sforzo per cercare soluzioni, perché il popolo soffre. Dobbiamo trovare soluzioni noi stessi come cubani, qui nella nostra terra, attraverso il consenso e aprendoci alla diversità di opinioni. In questo senso c’è ancora molta strada da fare. Come Chiesa scommettiamo sempre sul dialogo, l’intesa e la pace”.

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