Continuano gli attacchi violenti dei coloni israeliani contro la popolazione civile palestinese in diverse località del distretto centrale di Ramallah, in particolare Taybeh, Birzeit ed Ein Arik. Escalation documentata dal parroco latino di Taybeh, 1.300 anime, ultimo villaggio palestinese interamente cristiano della Cisgiordania, padre Bashar Fawadleh che, in una sua nota pervenuta al Sir, parla di “gravi violenze, di azioni sistematiche di intimidazione, appropriazione delle terre e aggressione che mirano a indebolire la presenza palestinese, i mezzi di sussistenza delle famiglie e la sicurezza personale dei civili, in violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani”. L’elenco, che prende in esame gli attacchi del mese di gennaio 2026 fino a oggi, 5 febbraio, documenta violazioni come “il sequestro, operato con la forza da parte dei coloni, di una struttura agricola utilizzata dai contadini locali e atti di vandalismo su terreni e recinzioni di proprietà privata, tra cui la fattoria di una famiglia (Jasser) nell’area di Jibbas e un’altra azienda agricola sul monte Abu Al-Souf. Tali atti – denuncia il parroco – configurano distruzione e confisca illegale di beni civili protetti”. Da anni, ormai, gli abitanti di Taybeh denunciano la confisca di decine di ettari di loro terre da parte di Israele. Oggi su queste terre è sorto un insediamento, Rimunim, altre invece sono state state usate, sempre da Israele, per far passare una strada che collega le diverse colonie della zona, fino a Gerico e la valle del Giordano.

(Foto SIR) Padre B. Fawadleh
Violenza sistematica. Sistematiche anche le intimidazioni nei confronti dei civili palestinesi. Dal rapporto di padre Fawadleh emergono “ripetute incursioni dei coloni in quartieri residenziali, sia di giorno che di notte, accompagnate da comportamenti provocatori e vessatori, soprattutto nei confronti dei giovani. Gli agricoltori palestinesi, in particolare allevatori e lavoratori delle aziende avicole nella parte orientale di Taybeh, sono stati minacciati e molestati mentre cercavano di accedere alle proprie terre, compromettendo gravemente i loro mezzi di sussistenza e creando un diffuso clima di paura”. Prosegue anche il pascolo illegale di bestiame su terreni agricoli palestinesi, spesso a ridosso delle abitazioni, con danni alle coltivazioni e ulteriore invasione di proprietà private. In altri centri del distretto, la violenza ha assunto forme ancora più gravi, spiega il parroco di Taybeh. “A Birzeit, una donna palestinese è stata aggredita fisicamente e ricoverata in ospedale; successivamente, invece di perseguire i responsabili dell’aggressione, le forze israeliane hanno arrestato i suoi figli e alcuni parenti, configurando una forma di punizione collettiva. A Ein Arik, coloni hanno aggredito e picchiato un civile, membro della parrocchia latina locale, violando la sicurezza personale e la libertà religiosa”. L’ultimo episodio, citato da padre Fawadleh, “si è verificato a Taybeh nella notte del 4 febbraio. Tra le 2.30 e le 3.00, tre individui provenienti dall’area orientale del villaggio, ritenuti appartenenti ai cosiddetti Hilltop Youth insediati sulle colline circostanti, hanno incendiato deliberatamente due veicoli civili nella zona dietro il cimitero. L’orario notturno indica una chiara volontà di agire senza essere scoperti, generando forte allarme tra la popolazione”.

(Foto B.F Taybeh)
Appello alla comunità internazionale. “Gli episodi documentati – dichiara il parroco – costituiscono gravi violazioni della IV Convenzione di Ginevra, tra cui intimidazione di persone protette, distruzione e confisca illegale di beni, punizioni collettive e mancata protezione della popolazione civile da parte della potenza occupante”. Di fronte a questa escalation, padre Fawadleh rinnova “l’appello urgente alla comunità internazionale affinché garantisca una protezione immediata ai civili, assicuri la responsabilità dei colpevoli secondo il diritto internazionale e ponga fine alla persistente impunità che alimenta la violenza”.

Visita del card. Aveline a Taybeh, in Cisgiordania (Foto diocesi Marseille)
Lungo elenco. Le violenze dei coloni, denunciate dal parroco nel suo rapporto, vanno così ad aggiungersi a quelle degli ultimi mesi. Il 25 giugno scorso i coloni hanno appiccato fiamme all’ingresso del paese. Il 7 luglio hanno incendiato aree adiacenti al cimitero storico del villaggio, con le fiamme che hanno raggiunto anche i ruderi dell’antica chiesa di San Giorgio, risalente al V secolo, memoria preziosa per la comunità cristiana locale. Pochi giorni dopo, un altro attacco incendiario ha colpito proprietà private. Neppure le visite del patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, dei capi delle Chiese cristiane della Città santa, del card. Jean-Marc Aveline di Marsiglia, e di diversi rappresentanti diplomatici – tra cui l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee – sono riuscite a fermare violenze e intrusioni. Vandalismi, incendi e graffiti razzisti si sono ripetuti anche nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, coloni mascherati hanno incendiato alcune auto, poche ore dopo l’apertura del mercato di Natale.

