Si aggrava la contesa politico e militare ad Aleppo, nel nord della Siria, dove proseguono per il secondo giorno consecutivo gli scontri tra milizie governative, guidate dall’auto proclamato presidente siriano Ahmad al Sharaa, e forze curdo-siriane nei quartieri di Sheikh Maqsud, Ashrafie e Bani Zaid, sotto controllo curdo. Media locali parlando di almeno 9 persone uccise, per lo più civili, tra cui un bambino e tre donne, e di una cinquantina di feriti. Gravi i danni materiali: circa 130 abitazioni sono state parzialmente distrutte e numerosi negozi danneggiati.
Ong Pro Terra Sancta. Dalle ore 15 (ora locale, le 14 in Italia) le aree di Sheikh Maqsud e Ashrafie, a maggioranza curda, saranno dichiarate “zona militare” e si stanno predisponendo dei corridoi umanitari per consentire l’evacuazione dei civili e la ripresa del controllo dell’area. Una conferma, in tal senso, arriva direttamente da Aleppo grazie alla testimonianza di Jean-Francois Thiry, operatore di Pro Terra Sancta, ong che opera in Medio Oriente, principalmente dove sono presenti i frati francescani della Custodia di Terra Santa.
“In questo momento si vede la gente in fuga con le valigie – racconta Thiry, che sta seguendo gli sviluppi dalla città. Nelle ultime ore – sempre secondo la sua ricostruzione – sarebbero proseguiti bombardamenti e colpi di mortaio diretti verso le aree coinvolte, con un clima di forte tensione lungo le linee di contatto”.
La nuova escalation, spiega Pro Terra Sancta, arriva dopo settimane di instabilità: Thiry ricorda scontri “già registrati tra settembre e ottobre e, successivamente, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, conclusi da una tregua temporanea e da annunci politici rimasti controversi sul futuro assetto delle forze presenti in città”. Nel frattempo, “la popolazione vive ore di attesa in un contesto segnato da misure restrittive alla mobilità: secondo quanto raccolto, le autorità avrebbero chiesto ai cittadini di non uscire di casa; la circolazione risulta rallentata e sottoposta a numerosi controlli”. Sul piano umanitario, la situazione desta particolare preoccupazione: Thiry riporta notizie di vittime civili “nell’ordine di alcune decine” e segnala episodi di grave impatto in aree residenziali, con rischi concreti anche per le famiglie che vivono a ridosso del fronte urbano. Pro Terra Sancta fa sapere che sta monitorando “l’evoluzione degli eventi e conferma che alcuni nuclei familiari hanno già trovato riparo in strutture scolastiche e comunitarie gestite dall’associazione; diverse attività sul territorio risultano temporaneamente sospese per ragioni logistiche e di sicurezza”.
L’organizzazione rinnova l’appello a tutte le parti coinvolte “perché sia garantita la protezione dei civili, il rispetto del diritto internazionale umanitario e la salvaguardia delle infrastrutture civili, assicurando corridoi sicuri per l’evacuazione”.

(Foto AFP/SIR)
Padre Alaniz. Sullo scoppio dei nuovi scontri tra curdi e le forze governative siriane, ad Aleppo, arriva anche la testimonianza di padre Hugo Alaniz, missionario argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato (Ive), lo stesso cui appartiene il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli. In un messaggio audio, diffuso oggi da Marco Rodari, alias Claun il Pimpa (noto per portare il sorriso ai bambini nelle zone di guerra appoggiandosi a Ong e missionari, ndr.), e pervenuto al Sir, il sacerdote ricorda che “circa due giorni prima di Natale, ci sono stati scontri anche tra le due fazioni, ma hanno concordato una tregua e speravamo che ci sarebbe stata la pace tra loro. Ma ieri pomeriggio, 6 gennaio, gli scontri sono scoppiati di nuovo, e sembra che entrambe le parti stiano pianificando qualcosa di più grande, a giudicare dalla quantità di bombardamenti e spari che sentiamo. Purtroppo, ci sono state anche vittime e molti feriti. Non sappiamo cosa accadrà, ma preghiamo che tutto si calmi”. Padre Alaniz aveva programmato di posticipare i festeggiamenti di Natale con i suoi fedeli al giorno dell’Epifania, ma a causa degli scontri non è stato possibile. Nell’audio, registrato ieri, si sentono i bombardamenti e gli spari tra le due parti.
Il missionario chiede “preghiere affinché entrambe le parti possano raggiungere un accordo e che la pace prevalga in Siria. Preghiamo per la grazia di una fede forte e coraggiosa di fronte alle prove e alle sfide. Che possiamo imitare la semplicità e la fiducia della Sacra Famiglia, così come possiamo sopportare le difficoltà, affinché non perdiamo la nostra pace interiore, confidando nella provvidenza e nella presenza paterna di Dio. Che Dio riversi su di noi il suo volto misericordioso e ci porti la pace”.

