“Si tratta di un colpo ferale assestato a ciò che rimane del diritto internazionale e di un mondo regolato da norme e non dall’arbitrio, puro e semplice, derivato dalla forza bruta”. È una lettura “assolutamente negativa” quella che Pasquale Ferrara, ambasciatore di lunga esperienza e a capo per quattro anni della Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza del Ministero degli Affari Esteri, dà all’attacco Usa al Venezuela. “A questo punto – spiega in questa intervista al Sir – sarà molto difficile tornare indietro. Trump ha implicitamente autorizzato non solo le altre superpotenze, ma anche le potenze regionali, a decidere unilateralmente di perseguire i propri fini egemonici senza dar conto a nessuno”.
“Queste azioni brutali ci fanno tornare alla legge della giungla”.

(Foto Istituto universitario Sophia)
Possibile entrare in un Paese, catturare il suo presidente e instaurare un governo provvisorio?
Quella che Trump ha deciso di fare è una classica operazione di cambiamento di regime indotto con la violenza armata, per giunta giustificata con la consueta argomentazione dell’esportazione della democrazia a suon di cannonate. Iniziative che egli stesso aveva durissimamente criticato e attribuito ad amministrazioni democratiche, ma il cui modello negativo in realtà è rappresentato dalla disastrosa invasione anglo/americana dell’Iraq nel 2003, ad opera del presidente repubblicano George W. Bush. Il quale aveva almeno l’attenuante generica di essere stato convinto dagli ideologi neo-con (ndr, neoconservatorismo, movimento politico internazionale di origine statunitense), non da un sodalizio di guerrafondai suprematisti che celebrano la forza militare come se si trattasse di una politica.
Ma dove sono gli organismi internazionali a protezione del diritto?
Ciò che impedisce agli organismi internazionali di essere rilevanti è semplicemente e drammaticamente la circostanza che siamo di fronte a una sorta di pactum sceleris tra le grandi potenze per liberarsi da ogni vincolo e controllo internazionale, in un’ottica spartitoria del mondo secondo sfere di influenza.
Trump. Putin. Xi. Venezuela. Ucraina. Taiwan. Siamo di fronte a deliri di onnipotenza…?
Sono casi molto diversi tra loro, ma con una matrice comune. Il messaggio è – come in certi film di Hollywood – che c’è una sola regola: non ci sono più regole.
Si tratta di una vera e propria prevaricazione e di un atto di superbia politica.
La storia ci insegna che a queste azioni presto fanno riscontro delle reazioni di resistenza e di controffensiva politica. Anche per questo motivo operazioni come quella condotta contro il Venezuela, al di là delle giustificazioni più o meno pretestuose, sono altamente irresponsabili e rischiano di provocare danni immensamente più gravi dei pochi vantaggi che asseriscono di acquisire.
Europa divisa e sempre più debole. Quanto è grave e quanto pesa questa assenza?
La flebile e balbettante reazione europea dinanzi all’aggressione armata contro il Venezuela si configura, a mio avviso, come un caso di alto tradimento dei valori fondanti della Ue. Concedere anche solo un millimetro di terreno a chi fa carta straccia dello Statuto delle Nazioni Unite è fonte di ulteriore discredito internazionale e di perdita secca di credibilità da parte della Ue, la cui principale preoccupazione, in questa fase storica, sembra essere quella di non contrariare le tendenze imperiali che ormai si manifestano in modo palese dall’altra parte dell’Atlantico.
Una strategia nettamente perdente che, se non corretta, finirà per ridurre l’Unione Europea a un insignificante agglomerato economico senza alcun peso politico.

