Sudan. P. Albanese: “Una guerra civile a tutti gli effetti”

“Bisogna tenere alta l’attenzione, perché c’è il rischio che questa situazione finisca nel dimenticatoio, ma la verità è che questa è una guerra civile a tutti gli effetti”. Lo ha detto al Sir p. Giulio Albanese, giornalista e missionario della Congregazione dei missionari comboniani, commentando la situazione in Sudan, dove due eserciti si stanno dando battaglia per il potere

(Foto ANSA / SIR)

“Bisogna tenere alta l’attenzione, perché c’è il rischio che questa situazione finisca nel dimenticatoio, ma la verità è che questa è una guerra civile a tutti gli effetti”. Lo ha detto padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali del Vicariato di Roma e missionario della Congregazione dei missionari comboniani, commentando la situazione in Sudan, dove due eserciti si stanno dando battaglia per il potere. A capo di essi due generali: Abdel Fattah al-Burhan (attuale presidente non eletto del Sudan) al comando dell’esercito regolare e i miliziani delle Forze di supporto rapido (Rsf), guidati dal generale Mohammed Dagalo, detto Hemedti. La situazione è precipitata drasticamente, tanto che nella notte molti stranieri, tra cui molti italiani, hanno abbandonato il Paese con voli d’emergenza organizzati dai Governi. Il Sir ha raggiunto il missionario per chiedere qualche spiegazione.

(Foto ANSA / SIR)

Com’è la situazione nel Paese?
Ci sono giovani che in una maniera o nell’altra vengono costretti a imbracciare il fucile anche perché la formazione di miliziani di Hemedti è numericamente inferiore all’esercito regolare. È chiaro quindi che i civili stanno già pagando un prezzo altissimo e più procrastina nel tempo la crisi e peggio sarà.

Che potrebbe succedere?
C’è una situazione di vera e propria anarchia, e non credo che se ne vanga fuori con un’intesa, perché di fatto c’è incomunicabilità tra questi due signori della guerra.

Questo conflitto si combatte per il potere e per il denaro

e pertanto bisognerà vedere chi riuscirà a prevalere sull’altro, ma allo stesso modo si deve confidare sulla società civile.

Quale contributo può dare la società civile?
Le giovani generazioni chiedono di voltare pagina. In fondo e non da adesso,

ci sono in Sudan uomini e donne di buona volontà che chiedono il passaggio del potere alla società civile

ed è chiaro che questi due signori sono i primi a non volerlo.

Che scenario si prospetta per il Sudan oggi?
Nel 2019 abbiamo sperato che grazie alla mobilitazione nazionale da parte dei cittadini si potesse voltare pagina, ma purtroppo c’è stato un golpe che ci ha portato drammaticamente indietro”. “È evidente che è una situazione drammatica. Si deve tenere alta l’attenzione, soprattutto dal punto di vista mediatico.

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