L’altro virus

Le guerre di oggi, più di quelle che si combattono nelle trincee (ce ne sono anche di sparse qua e là nel mondo e spesso dimenticate) sono quelle che si realizzano con grandi spostamenti di patrimoni e di capitali

È il virus delle forti disparità. È quello che accompagna e supera di gran lunga quello dovuto al Coronavirus. «Il surplus patrimoniale del solo Jeff Bezos nei primi 21 mesi della pandemia (+81,5 miliardi di dollari) equivale al costo completo stimato della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale». Lo scrive l’agenzia Sir in un lancio di lunedì scorso a commento del rapporto di Oxfam international, l’organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze. Il rapporto è stato stilato in occasione del World economic forum di Davos che si tiene in questi giorni in modalità digitale.

«È il virus della disuguaglianza, non solo la pandemia, a devastare così tante vite», afferma Oxfam che fa presente come sia in atto un’altra grande battaglia che si ingaggia a suon di milioni e di miliardi di dollari.

Le guerre di oggi, più di quelle che si combattono nelle trincee (ce ne sono anche di sparse qua e là nel mondo e spesso dimenticate) sono quelle che si realizzano con grandi spostamenti di patrimoni e di capitali. Come sta avvenendo in questi due anni, con fortune strabilianti che cambiano continente e padrone, a vantaggio di pochi e straricchi arcinoti personaggi. L’accumulo viaggia al ritmo di 15 mila dollari al secondo per i primi dieci uomini che hanno visto le loro fortune passare, nei due anni di pandemia, da 700 a 1.500 miliardi di dollari. Cifre che non si riescono neppure a immaginare.

Accanto a queste ricchezze che si accumulano in mano di pochissimi, assistiamo a una crisi delle materie prime con il conseguente rialzo dei loro prezzi che mette in dubbio la ripresa nel post-pandemia. Il gas e in genere i prodotti legati all’energia hanno subito rincari di ben oltre il 50 per cento. Il caro bollette sarà indigesto non solo per le famiglie, ma anche per le aziende che dovranno rivedere listini e budget.

In alcuni settori le difficoltà sono già evidenti. Il costo dei trasporti e dei noli è aumentato ovunque e porta con sé aumenti di ogni tipo. L’inflazione, cui non siamo più abituati dall’avvento dell’euro, è dietro l’angolo con cifre ora difficili da quantificare. Da dicembre 2020 a dicembre 2021 l’aumento dei prezzi al consumo per le famiglie sarebbe del 3,8 per cento. Non c’è di che stare allegri, visti questi scenari.

Che pensare, quindi? Come dopo una guerra, si spera che i grandi del mondo, seduti a un tavolo di pace, sappiano mettere mano a misure in grado di tutelare i più deboli e capaci di ridistribuire risorse e benessere in favore di tutti.

(*) direttore “Corriere Cesenate – Il Piccolo – Risveglio”

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