La Vergine Maria e il Paese del Sol Levante: una devozione che cresce da più di 500 anni

Venerdì 21 maggio alle, 18 ora locale (le 11 italiane), dalla Madonna di Nagasaki, uno dei 30 luoghi Mariani scelti per la Maratona del Rosario voluta da papa Francesco per invocare la fine della pandemia, la comunità cattolica giapponese unita ai fedeli di tutto il mondo innalza la sua preghiera a Maria. A presiedere la liturgia monsignor Joseph Mitsuaki Takami, arcivescovo di Nagasaki. La Madonna di Nagasaki è legata al miracoloso ritrovamento della testa di una statua lignea posta nel 1929 all’interno della cattedrale dell’Immacolata Concezione di Urakami. La cattedrale, che a quel tempo rappresentava la più grande chiesa cattolica in Asia, fu colpita e distrutta dalla seconda bomba atomica sganciata sul Giappone alle 11:02 del 9 agosto del 1945 ed esplosa a soli 500 m di altezza dalla valle di Urakami

È la volta del Giappone. Venerdì 21 maggio alle, 18 ora locale (le 11 italiane), dalla Madonna di Nagasaki, uno dei 30 luoghi Mariani scelti per la Maratona del Rosario voluta da papa Francesco per invocare la fine della pandemia, la comunità cattolica giapponese unita ai fedeli di tutto il mondo innalza la sua preghiera a Maria. A presiedere la liturgia monsignor Joseph Mitsuaki Takami, arcivescovo di Nagasaki.
La Madonna di Nagasaki è legata al miracoloso ritrovamento della testa di una statua lignea posta nel 1929 all’interno della cattedrale dell’Immacolata Concezione di Urakami, un quartiere nella zona nord della città, costruita e ufficialmente consacrata nel 1914 dalle Missions Etrangères de Paris, ma completata definitivamente solo nel 1926. La cattedrale, che a quel tempo rappresentava la più grande chiesa cattolica in Asia, fu colpita e distrutta dalla seconda bomba atomica sganciata sul Giappone alle 11:02 del 9 agosto del 1945 ed esplosa a soli 500 m di altezza dalla valle di Urakami. Due sacerdoti e 24 parrocchiani in attesa di confessarsi in preparazione della festa dell’Assunta, rimasero vittime dell’esplosione che uccise 8500 dei 12mila fedeli di Nagasaki e fece in un solo istante più di 100mila morti. Le fiamme causate dal bombardamento continuarono ad ardere fino alla sera e della cattedrale sembrava avessero resistito con pochi danni solo un crocifisso ed alcune statue in pietra. Il padre trappista Kaemon Noguchi nell’ottobre del 1945 si recò a pregare tra i resti di quella che era stata la parrocchia della sua giovinezza sperando di recuperare qualche ricordo da portare con sé nel monastero di Hokkaido. Dopo aver cercato invano, durante una pausa di preghiera, si accorse della presenza tra la polvere e la cenere della testa della statua lignea di Maria miracolosamente sopravvissuta alle fiamme. Il volto aveva le cavità degli occhi bruciacchiate e vuote e sulla guancia destra una crepa che sembrava essere una lacrima, come a testimoniare la condivisione della sofferenza causata dal bombardamento al popolo giapponese e a tutta l’umanità.
Il padre Noguchi tenne con sé per trent’anni la testa della statua che successivamente, dopo alterne vicende, nel 2000 trovò di nuovo la sua collocazione nella cattedrale ricostruita di Urakami. Era maggio, il mese a Lei dedicato.
Il legame tra Giappone e Vergine Maria è forte e se ne trovano le tracce già prima dell’arrivo dei primi missionari. Le cronache raccontano infatti che molti dei mercanti portoghesi che avevano iniziato i loro commerci con il Sol Levante dal 1543 erano cattolici ed attraverso la pratica semplice della loro fede, recita del Rosario in testa, gettarono i primi semi della devozione Mariana in terra giapponese. “Perfino i non-cristiani imparavano a memoria il Pater e l’Ave Maria e recitavano queste preghiere nelle strade”,scriveva padre Cesare Gentili in un documento conservato nell’archivio del Pime. Ma fu ovviamente con l’avvento dei missionari che la presenza Mariana in terra nipponica divenne sempre più evidente, a cominciare da quel 15 agosto del 1549 quando San Francesco Saverio sbarcò sulla costa di Kagoshima, l’allora capitale del Regno Sud del Paese, e interpretando come un segno il suo arrivo proprio nel giorno della Festa dell’Assunzione di Maria SS. al Cielo, affidò questa terra sconosciuta alle Sue cure materne. Da allora la Santa Vergine non ha mai smesso di essere al fianco del popolo giapponese nei momenti cruciali della sua storia.

Dall’ 8 dicembre 1941, Festa dell’Immacolata Concezione, quando gli Stati Uniti dichiarano ufficialmente guerra al Giappone dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour, al 15 agosto 1945, Festa dell’Assunta, giorno della resa del Giappone e della fine dell’ostilità, all’ 8 settembre 1951, Festa della Natività della Beata Vergine Maria, data della firma del trattato di pace di San Francisco tra Giappone e gran parte dei Paesi che avevano partecipato alla Seconda Guerra Mondiale, e l’11 febbraio, Festa di Nostra Signora di Lourdes, ricorrenza del Kenkoku kinen no hi, giorno dedicato alla fondazione del Giappone. “Tutte coincidenze o sigilli dell’atto di affidamento del Giappone alla Santa Vergine compiuto da Francesco Saverio?” è la domanda che si legge su una pagina del sito dei vescovi nipponici dedicata al tema “Maria e il Giappone”.
Non sono tuttavia solo tali corrispondenze cronologiche a marcare questo legame ma anche e soprattutto i tanti episodi della storia del cattolicesimo in Giappone che hanno al centro la Vergine. Qui ne ricorderemo solo un paio.

“Dov’è la statua di Santa Maria?” è la domanda rivolta a Padre Petitjean missionario francese della Société des Missions Étrangères de Paris il 17 marzo 1865 che segnò il ritorno alla luce dei kakure kirisutan, i “cristiani nascosti”, avvenuto presso la basilica di Oura. “Quando ho sentito il nome benedetto di Maria – racconta il missionario francese in una lettera inviata ad un confratello – non ho avuto più alcun dubbio. Avevo davanti a me alcuni discendenti dei primi cristiani giapponesi ”. Il racconto del padre continua: “Circondato e sollecitato da queste care persone, le ho condotte all’altare della Madonna, dove è custodita la statua portata dalla Francia. Stavano per inginocchiarsi e dire le loro preghiere come avevo fatto io, ma non potevano trattenere la gioia traboccante e fissando la statua della Madonna, hanno esclamato all’unisono: È proprio Santa Maria. Guardatela! Vedete, sta tenendo Suo Figlio, Gesù tra le braccia!”.

In due secoli e mezzo di lockdown sette generazioni di cattolici giapponesi minacciate dal virus dell’odium fidei che aveva infettato gli shogun succedutisi nel tempo, avevano conservato, difeso e trasmesso di genitore in figlio, la fede ricevuta dai missionari gesuiti, domenicani, francescani e agostiniani. Due interessanti “coincidenze Mariane” fanno da sfondo a questa storica vicenda. La prima è collegata all’anno perché il 1858 è lo stesso anno delle apparizioni della Madonna a Lourdes e la seconda alla figura di monsignor Theodore Forcade, che fu il primo vicario apostolico del Giappone ed anche il vescovo di Nevers che accolse Santa Bernardette in un convento locale e difese le apparizioni. Prima della sua morte, monsignor Forcade dirà che “il manto di Maria ha protetto il Giappone”.

Il ritorno dei cristiani nascosti tuttavia provocò una nuova ondata di persecuzioni a cui sono legati i martiri di Tsuwano ma anche Maria Santissima. Tra i cristiani esiliati a Tsuwano e torturati con l’intento di costringerli ad abiurare, c’era anche il giovane trentenne Yasutaro. In pieno inverno fu rinchiuso in una gabbia di un metro per un metro posta all’aperto in mezzo alla neve, costretto a pane acqua. Dopo 3 giorni, nella notte venne raggiunto di nascosto da due amici preoccupati per le sue condizioni. Queste le parole di Yasutaro rivolte ai due compagni riportate dalle cronache dell’epoca: “No no, sto molto bene. Ogni notte una Signora bellissima viene qui e mi dice cose meravigliose. È vestita di blu e assomiglia alla statua di Maria nella nostra chiesa di Nagasaki. Ma per favore, non dite nulla agli altri fino a che non sarò morto”.
Da queste testimonianze riceviamo l’incoraggiamento ad accogliere l’invito del Santo Padre a rivolgerci a Maria Santissima con speranza e fiducia anche in questo tempo di sofferenza che l’umanità sta vivendo.

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