Perché tornare al teatro greco, oggi? Perché i ragazzi, anche nell’epoca degli schermi e dei social, continuano a cercare risposte vere. E nelle tragedie antiche c’è tutto: la paura, il coraggio, la libertà, l’amore. Con “Tra palco e realtà”, progetto della Fondazione Oltre, gli studenti sono accompagnati in un viaggio dentro se stessi, a scoprire che la vita – come il teatro – non è mai solo spettacolo, ma una ricerca di senso. Lezioni dal vivo, incontri con registi e attori, esperienze immersive: un modo diverso per imparare, crescere, ascoltarsi. Parliamo del progetto con Gigi De Palo, direttore della Fondazione Oltre.

(Foto Fondazione Oltre)
Come nasce “Tra palco e realtà”?
La Fondazione Oltre aveva un progetto di mecenatismo con il Teatro Greco di Siracusa e la Fondazione Inda. Quando sono diventato direttore della Fondazione mi sono chiesto quali sono gli spazi educativi per i giovani di oggi e le occasioni educative di alto livello per far stare insieme i ragazzi e riflettere sui grandi temi. Andando a vedere una tragedia a Siracusa, con la mia famiglia, sono rimasto colpito da come i miei figli, dal più grande al più piccolo di sei anni, erano rapiti dalla bellezza di quello che vedevano. Pericle, nel V secolo a.C., ad Atene, aveva creato una tassa che si chiamava Theorikon, che prevedeva che i ricchi pagassero una tassa per permettere ai poveri, agli stranieri, agli ultimi, di partecipare ai tre giorni di rappresentazione del teatro greco. Perché quella era una scuola di cittadinanza per tutti, faceva crescere la collettività, la comunità. Con la presidente della Fondazione Oltre, Tea Paola Angelini, abbiamo pensato di ripristinare, 2.500 anni dopo, una sorta del Theorikon di Pericle, permettendo ai giovani di partecipare alle rappresentazioni del Teatro Greco di Siracusa, grazie alle quali possono ritrovarsi insieme a riflettere sulle domande ultime, come il senso della vita, la legge scritta dentro il nostro cuore contro la legge scritta dallo Stato, l’amicizia, il dare la vita, il conoscere se stessi e scoprirsi meno belli di quello che immaginavamo di essere, il tradimento, la pace, la guerra.
Come funziona il progetto?
Fondamentalmente l’iniziativa finanzia gli istituti superiori di Roma con la possibilità di partecipare alle rappresentazioni del Teatro Greco di Siracusa. La scuola organizza la visita guidata a Siracusa e noi paghiamo il biglietto per andare a vedere i due spettacoli del Teatro Greco che quest’anno sono Antigone e Alcesti.
- (Foto Fondazione Oltre)
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Quanti ragazzi sono coinvolti?
Circa duemila. Il primo anno siamo partiti con cinque scuole, 500 ragazzi e 25 professori; il secondo anno erano dieci scuole, mille ragazzi e sessanta professori.
Oggi, sono coinvolte nel progetto sedici scuole, circa duemila ragazzi e 170 professori.
Siamo convinti che queste tematiche trattate nelle tragedie greche siano importanti e che il sistema sia lavorare sulla bellezza, sulle grandi domande dell’uomo, al di là, ad esempio, di un semplice progetto di contrasto al bullismo. “Tra palco e realtà” è un progetto dove si parla di educazione alle relazioni uomo-donna, ad esempio sono due donne le protagoniste di Alcesti e Antigone, si affrontano temi relativi alla pace, ma quello che ci tocca particolarmente è il tema della legge scritta nel nostro cuore rispetto alla legge dello Stato, è un tema enorme, che fa riflettere, molto attuale.
I ragazzi prima di partecipare alle rappresentazioni fanno altre attività?
Ci sono lezioni dal vivo e tre incontri preparatori all’Auditorium della Conciliazione: uno – “La bellezza che salva: tragedia, adolescenza e vocazione” – con Franco Nembrini sul potere della parola e della bellezza nella costruzione del sé; un secondo -“Le emozioni nella tragedia greca: un viaggio nell’anima umana” – con Alberto Pellai sulle emozioni dei personaggi tragici e di come riconoscere e gestire le proprie emozioni e del coro come rappresentazione delle emozioni collettive; un terzo – “Catarsi e crescita personale: come la tragedia ci trasforma” – con Alessandro D’Avenia sul viaggio dell’eroe tragico come metafora della vita interiore, di come passare dal caos al senso e dal palco alla vita. Inoltre, i ragazzi delle scuole, che hanno preparato dei testi teatrali, li ripropongono durante questi incontri e si confrontano con gli attori delle tragedie che andranno a vedere. Cerchiamo anche di far vedere ai ragazzi come si prepara un personaggio.
- (Foto Fondazione Oltre)
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Qual è lo scopo del progetto?
Il nostro obiettivo è quello di formare i ragazzi, paradossalmente questo non è un progetto di mecenatismo culturale,
è un progetto di investimento sulla cittadinanza.
Cerchiamo di fare in modo che i ragazzi si facciano delle domande sul senso della vita a partire dalla tragedia greca.
Nel progetto sono coinvolti solo licei classici o anche altre scuole?
Il primo anno c’erano solo licei classici, poi abbiamo visto che altre scuole chiedevano di partecipare, adesso sono convolti anche i licei scientifici e i licei artistici.

(Foto Fondazione Oltre)
Che feedback avete dai ragazzi?
Gli studenti sono entusiasti: se tu annacqui il vino, i ragazzi lo comprendono, perché hanno desiderio di vino buono. La mediocrità non è apprezzata, la bellezza sì. E questo è un progetto che educa anche alla bellezza. Anche i docenti sono entusiasti. Noi crediamo che per sconfiggere la violenza sulle donne, per sconfiggere il bullismo, per sconfiggere la dipendenza digitale, devi parlare al cuore, devi allargare lo sguardo, devi far capire che ci sono delle tematiche che sono più grandi di noi. L’obiettivo di questo progetto è rispondere a questi temi di grande attualità, anche molto critici, parlando al cuore dei ragazzi, per far capire che quelle domande che loro si pongono non sono da allontanare, ma sono da abbracciare. Per questo dico che è un investimento sulla cittadinanza, non è un progetto solo culturale.
I ragazzi quando andranno a Siracusa?
Ogni scuola organizza il suo viaggio, a maggio, e noi offriamo i biglietti per il Teatro Greco.

