In Italia continua il calo delle nascite anche per il 2025. Ad attestarlo sono i dati Istat riguardanti gli “Indicatori demografici – Anno 2025”. E se diminuiscono le nascite, restano stabili i decessi: nel 2025 le nascite sono 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024. I decessi sono 652mila, in calo dello 0,2%. Il saldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e decessi) è ampiamente negativo (circa -296mila unità), peggiorato rispetto al 2024 quando risultò pari a -283mila. Prosegue inoltre il calo della fecondità, comune a molti Paesi europei: nel 2025 scende a 1,14 figli per donna. Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente è pari a 58 milioni 943mila individui (dati provvisori), risultando stabile rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-636 unità): ma mentre la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità ed è in aumento di 188mila individui, quella di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui. Di questo nuovo calo delle nascite parliamo con Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità.

(Foto Fondazione per la natalità)
Era un calo prevedibile?
Certo, era prevedibile e il prossimo anno sarà ancora peggio. Ormai siamo entrati in una dinamica per cui, per inerzia, diminuiranno sempre di più i nuovi nati. Un’inerzia a cui dobbiamo abituarci e, tra un po’, sarà una situazione irreversibile, nel senso che perdiamo ogni anno una città come Bari, circa 300.000 persone. Nel giro di dieci anni abbiamo perso quasi due milioni e mezzo di persone: sono tante e non c’è all’orizzonte un cambio di prospettiva. Ma la cosa grave è che non c’è all’orizzonte nemmeno un piano per gestire questo fenomeno. Non riusciamo più a far ripartire le nascite: qualcosa bisogna immaginare, altrimenti, quando crollerà tutto, saremo impreparati. Alla fine ci sarà gente per strada, senza pensione, senza un sistema sanitario, persone che non potranno accedere alle cure a livello ospedaliero; le aziende chiuderanno, il prodotto interno lordo crollerà, sempre meno persone acquisteranno prodotti italiani, e le scuole saranno riconvertite in ospizi. Questo è il futuro che ci aspetta: stiamo veramente scherzando con il fuoco.
Come si dovrebbe agire di fronte a una situazione di questa complessità?
Di fronte a un problema complesso, le risposte devono essere complesse, articolate. Sicuramente
dobbiamo mettere i giovani nelle condizioni di realizzare i loro sogni. Servono politiche familiari impattanti e reali, lavoro per i giovani il prima possibile, stipendi adeguati al resto d’Europa, accesso alla prima casa e una fiscalità più equa.
Questo è proprio il minimo indispensabile. E poi dobbiamo iniziare a fare ragionamenti più ampi. Ad esempio, un obiettivo può essere riportare in Italia i giovani che sono andati all’estero — sono tanti quelli che emigrano — perché siamo riusciti a creare le condizioni per vivere dignitosamente anche nel nostro Paese. Possiamo cercare anche di attrarre giovani francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi, soprattutto giovani famiglie: oggi molti lavori si svolgono in smart working e possiamo spingere questi giovani stranieri a venire in Italia, ad esempio a ripopolare piccoli borghi, offrendo in cambio non solo la bellezza, ma anche agevolazioni per i primi dieci anni. E non basta.
Ci dica…
Occorre fare un ragionamento serio sul tema dell’immigrazione. Le aziende con cui siamo in contatto sono in difficoltà perché non trovano lavoratori, quindi non si può trattare il tema dell’immigrazione in maniera ideologica o semplicistica. Serve una via italiana: abbiamo proposto una riflessione sullo ius familiae con Gian Carlo Blangiardo. Sarebbe bene che, al di là della società civile che fa proposte, ci fosse una riflessione e un fronte comune, mentre oggi siamo divisi su tutto. Oggi c’è un governo, domani ce ne sarà un altro, ma il problema della natalità rimane: chiunque governerà avrà un cerino in mano difficile da gestire. Per questo è positivo provare a fare qualcosa tutti insieme fin da ora. Anche la proposta di legge delle opposizioni, con 3 miliardi da investire sul congedo parentale, non era la soluzione per far ripartire le nascite. Ma abbiamo capito che non si tratta di dare il salmone a chi già ha il pane e il pranzo, bensì di dare il pane a chi non ha il pane? Questa è la situazione: serve serietà, uscire dagli slogan, permettere ai nostri giovani di realizzare i loro sogni lavorativi e familiari quando lo desiderano, non a 31-32 anni, perché a quell’età al massimo si fa un solo figlio.
Non affrontare la questione l’aggrava solo…
La demografia insegna che i nodi arrivano al pettine. Abbiamo iniziato gli Stati generali della natalità nel 2021, quando c’erano quasi 450.000 nuovi nati; sono passati pochi anni e oggi siamo a 100.000 nati in meno. Sicuramente è aumentata la consapevolezza del problema. Noi possiamo essere un pungolo per la politica, ma non siamo nella stanza dei bottoni: chi ci sta deve provare ad azionarli. Siamo in una fase emergenziale, come dopo un terremoto.
Serve un commissario alla natalità. E questo commissario deve essere, per i prossimi 20 anni, il presidente del Consiglio in carica, in modo da coordinare gli interventi di tutti i ministeri e cercare di far ripartire la natalità.
Che futuro ha l’Italia senza figli?
Il fatto che non nascano figli è la cartina di tornasole di un Paese che ha paura, che non ha speranza, che non ha energia, che non ha futuro, che non vuole rischiare. È la cifra identica della partita giocata e persa dalla Nazionale italiana di calcio contro la Bosnia, con la mancata qualificazione ai Mondiali per la terza volta. Un Paese grande, con un potenziale immenso, che gioca per non prendere gol invece che per vincere: questa è una mentalità vecchia, così come è vecchio il Paese. Nel calo demografico l’aspetto culturale incide proprio in questo senso:
siamo un Paese senza energia e senza speranza.
Il crollo delle nascite non è solo una questione numerica, ma riguarda il messaggio che diamo ai nostri figli, al presente, al futuro e al mondo. Sul profilo Instagram degli Stati generali della natalità abbiamo pubblicato la foto della Nazionale composta da Maldini, Nesta, Cannavaro, Totti, Del Piero, atleti nati intorno al 1975, quando i nuovi nati erano 887.000: dal 1975 abbiamo perso 530.000 giovani, potenziali papà e mamme, ma anche potenziali sportivi. È un dato che fa paura.

