Bergamo, studente accoltella insegnante. Pollo: “Bambini adulti in miniatura, l’infanzia è scomparsa”

Dopo l’accoltellamento di un’insegnante a Trescore Balneario, l’antropologo dell’educazione Mario Pollo legge il gesto come il frutto di una trasformazione sociale profonda: adultizzazione precoce dei minori, fragilità educativa degli adulti e ricerca di consenso nei media

(Foto ANSA/SIR)

Maglietta con la scritta “vendetta”, pantaloni mimetici, una pistola scacciacani nello zainetto, la telecamera del telefono accesa, legato al collo, e un coltello con cui ha accoltellato la sua insegnante di francese. Ha solo 13 anni lo studente che ieri è stato fermato a scuola dopo l’aggressione da un professore e da due collaboratori scolastici, che lo hanno consegnato ai carabinieri. Il fatto è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, all’istituto Leonardo Da Vinci di via Damiano Chiesa, ai danni della professoressa Chiara Mocchi, 57 anni, portata in elicottero all’ospedale e dichiarata in seguito dai sanitari fuori pericolo di vita.

Una trasformazione antropologica e sociale. “Questo gesto non è un caso isolato, ma l’esito di una profonda trasformazione antropologica e sociale”, spiega Mario Pollo, antropologo dell’educazione, già docente di sociologia e pedagogia all’Università Lumsa. In questi anni stiamo assistendo alla scomparsa dell’infanzia, dopo secoli in cui ricerca e progresso avevano invece fatto emergere la sua importanza. “Storicamente – ricorda il professore – l’infanzia come mondo separato dagli adulti è nata con la stampa, che richiedeva una lunga alfabetizzazione, e si è consolidata nell’Ottocento con l’idea di proteggere i bambini dalle brutture del mondo esterno. Tuttavia, l’avvento della televisione prima e dei media digitali poi ha abbattuto queste barriere. Oggi – precisa – i bambini accedono direttamente ai linguaggi e alle informazioni degli adulti, diventando ‘adulti in miniatura’ che perdono il senso del pudore, del limite e del rispetto per l’autorità”.

Adultizzazione dei minori e infantilizzazione degli adulti. Mentre i bambini sono vittime di una precoce adultizzazione, gli adulti sono investiti da un processo inverso, da un “ethos infantilistico”. “Il sistema economico attuale – chiarisce – si regge sull’espansione dei consumi e ha bisogno di individui incapaci di controllare i propri impulsi. Molti adulti, comportandosi come bambini che non sanno rinunciare alla gratificazione immediata, smettono di essere modelli educativi autorevoli. Senza un limite esterno, il desiderio smette di essere energia vitale e diventa forza distruttiva”.

Il peso dei social media. Il fatto che il ragazzo abbia ripreso l’aggressione per pubblicarla su Instagram non è un caso. Dal 2009, con l’introduzione di “like” e “retweet”, la ricerca di approvazione sociale si è spostata interamente sui media. “I giovani – dice Pollo – trascorrono molte ore al giorno online, riducendo le relazioni reali e delegando il proprio senso di valore al consenso digitale. In questo contesto, la distinzione tra bene e male sfuma in favore dell’eccezionalità: filmare un’aggressione o una bravata estrema diventa un modo per affermare il proprio status e sentirsi vivi in un mondo che ha smarrito la sensibilità per il ‘mistero della vita’ e per l’anima”.

Educare al limite e alla cooperazione. Per uscire da questa emergenza, non basta la repressione o il semplice divieto. Un’educazione evoluta non deve limitarsi a dire “no”, ma deve proporre alternative che incanalino il desiderio verso obiettivi costruttivi. “L’esempio dello sport – suggerisce l’antropologo – insegna che solo sottoponendo l’istinto a delle regole si raggiunge il successo. È necessario passare dal modello della competizione esasperata a quello della cooperazione, dove il valore del singolo emerge nel contributo dato alla comunità”.

Un approccio riabilitativo alla devianza minorile. Di fronte alla devianza minorile, l’approccio non dovrebbe essere meramente carcerario, che spesso si rivela una scuola di criminalità, ma riabilitativo. “Il principio fondamentale – commenta – è che ogni individuo, anche chi commette atti terribili, resta redimibile. L’obiettivo della giustizia minorile deve essere quello di inserire i ragazzi in percorsi comunitari che offrano loro il senso del limite e, al contempo, la possibilità di scoprire un nuovo significato per la propria esistenza”.

Altri articoli in Italia

Italia