Una figura in profonda trasformazione. Ma non in peggio, anzi. I papà hanno assunto negli ultimi decenni una natura duplice, in cui convivono autorevolezza e affettività. E anche se sono sempre più vecchi alla nascita del loro primo figlio, i padri mostrano di recuperare terreno sul piano delle relazioni e di saper mantenere un rapporto equilibrato con i bambini.
“Il baricentro del ruolo si è spostato significativamente: il padre non è più soltanto il detentore delle regole e del comportamento normativo, ma è diventato una figura emozionale, presente e partecipe attraverso il gioco, la passione e la condivisione quotidiana”, spiega al Sir Beatrice Toro, psicologa, psicoterapeuta e Direttore didattico della Scuola di specializzazione in psicoterapia Scint (aut. Miur 2008). Il cambio di prospettiva dei papà è dunque estremamente positivo:
“Permette all’uomo di riappropriarsi della propria affettività – continua l’esperta – e di vivere appieno la genitorialità, uno dei passaggi più significativi della vita, che in passato veniva spesso esperito in modo limitato o marginale”.
Attenzione a non mischiare le criticità educative odierne, a volte presenti nelle giovani generazioni, con la maggiore dolcezza mostrata dai padri. “Si tratta invece – rileva la dottoressa Toro – di una crisi generale degli orizzonti che coinvolge entrambi i genitori. Sia le madri sia i padri appaiono oggi emotivamente più fragili, quasi dipendenti dall’affetto dei figli; questa fragilità rende difficile imporre dei no e tollerare la frustrazione della prole”.
Altro tema è l’età in cui si mettono al mondo i figli. Secondo i più recenti dati dell’Istat, l’Italia ha il primato europeo dell’età media dei papà al primo figlio (sopra i 35 anni) e delle madri (sopra i 32). In un contesto tale, la nascita di un bambino rischia di perdere la sua naturale dimensione di “miracolo dell’ordinario” per trasformarsi in un evento straordinario ed eccezionale. “Quando il figlio viene percepito come un’estensione di sé o come il coronamento di una realizzazione personale, si tende a volergli risparmiare ogni asperità, dimenticando che il ruolo del genitore è proteggerlo finché necessario, per poi restituirlo al mondo”, spiega la dottoressa Toro.
Il consiglio fondamentale per i padri contemporanei è dunque quello di non temere la normalità. “Accanto ai momenti eccezionali – suggerisce l’esperta – è essenziale dare valore alla quotidianità e alla condivisione della routine, senza l’ansia di dover essere perfetti o la paura di sbagliare”. Questa naturalezza deve persistere anche nei casi di separazione o divorzio: se la coppia coniugale si scioglie, quella genitoriale resta unita nel tempo e nella responsabilità.
“Un approccio collaborativo, che preveda una suddivisione equa del tempo e dei compiti, è un diritto del figlio e un dovere dei genitori. Non bisogna temere le divergenze di vedute tra madre e padre; avere due punti di vista differenti è una ricchezza che aiuta il bambino a comprendere la complessità della realtà, purché alla base vi sia un rispetto reciproco costante”.
Se dall’alba dei tempi, il ruolo del padre è sempre stato cruciale per definire l’identità della persona, molto si può sperare nella prospettiva futura delle giovani generazioni che attingono da figure paterne più presenti ed emotivamente attente. “Attraverso il suo comportamento – aggiunge la dottoressa –, il padre trasmette ai figli un modello di mascolinità positivo basato sulla fermezza e sulla coerenza, ma anche sul rispetto assoluto dell’altro. Vedere in casa un uomo che sa tenere il punto sulle regole senza rinunciare alla sensibilità permette ai figli maschi di crescere con solidi valori e alle figlie femmine di maturare la capacità di riconoscere e scegliere, in futuro, partner altrettanto positivi e rispettosi”.

