“E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò” (Gen, 1,27). La radice di ogni discorso sull’uomo e sulla donna va cercata qui: nella saggezza biblica, profondamente umana e ispirata certamente da Dio, cioè da uno che se ne intende… Distinzione e complementarietà, nella piena parità che riflette addirittura la medesima immagine di Dio. La “Giornata della donna”, che cade quest’anno proprio di domenica (in data d’uscita del nostro settimanale), invita spontaneamente a qualche riflessione, da aggiungere alle tante che sono state espresse e che vengono moltiplicate in questi giorni, nella classica atmosfera dei vivaci profumatissimi fiori di mimosa. A vari livelli (per restare da noi, senza citare la criminale discriminazione in atto in molti paesi islamici, meschinamente taciuta da non poche piazze nostrane). Cominciando dalla famiglia, dove il sodalizio esemplare di uomo e donna non potrebbe che essere fruttuoso, vantaggioso e lieto per entrambi, condito certamente anche da fatiche e da pesi che però in due si portano più agevolmente. Sorprendente al riguardo – in quest’epoca di disistima, delegittimazione o addirittura di emarginazione della “famiglia tradizionale” (aggettivo impropriamente appioppato con implicito o esplicito accento di commiserazione per una consuetudine retrò…) – l’affermazione al Festival della canzone italiana, appena concluso tra le sfavillanti luci dell’Ariston, sul cui proscenio non sono mancate espressioni equivoche, di un brano che reca come titolo la sostanza stessa del matrimonio, e segnatamente del matrimonio cristiano indissolubile: “Per sempre sì”. Al di là di commenti fasulli che, sull’onda del mainstream di annata, derubricano testo e musica – cantante, autori ed estimatori compresi – alla categoria della “nostalgia”, non si può negare il valore controcorrente di una esecuzione coraggiosa ed efficace che promuove e consolida una prospettiva positiva della “promessa reciproca”, ed esattamente davanti a Dio, come fondamento di un’autentica e serena vita di coppia tra uomo e donna in un cammino di amore e di comunione piena. Per passare alla società, dove si sperimenta che proprio la fragilità delle famiglie, purtroppo decantata e incentivata, provoca non poche falle alla sua struttura di base, creando scompensi difficilmente colmabili. E non tanto o non solo per il protrarsi del sistema “patriarcale” – che certo arreca non di rado danni irreparabili e a cui va posto rimedio con chiarezza e costanza a livello educativo -, ma per il venir meno del rispetto che deve stare alla base dei rapporti con ogni persona, appunto e prima di tutto tra uomo e donna, tra uomini e donne, tra maschi e femmine. Rispetto che deve incidere sulla stima, sulla valorizzazione, sui riconoscimenti, sugli stipendi…, a prescindere dalla distinzione e dalle differenze, sulle quali deve fare aggio l’identità primaria della persona stessa. Nella politica, dove il tentato rimedio delle “quote rosa” assomiglia più a una foglia di fico per nascondere pretese di primogenitura di una impostazione fondamentalmente maschile dei meccanismi di consenso, mentre ben altro esigerebbe e produrrebbe una reale parità di accesso. Così dicasi per il lavoro, la cultura, l’economia, la finanza; in qualche modo anche per lo sport, sebbene in questo ambito molti più passi sembrano essersi compiuti (l’entusiasmo suscitato dalle tante medaglie delle donne nelle ultime Olimpiadi invernali sta a dirci qualcosa…), e in tanti altri ambiti e livelli. Sì, anche nella Chiesa, certamente, come da decenni ormai andiamo ripetendoci, accennando passi in avanti, ma sempre con il freno imposto da quanti non riescono a farsene una ragione: che cioè “maschio e femmina” sono parimenti, insieme e distintamente, “immagine di Dio”, dimenticando intenzionalmente che, come dice perfino Paolo, pur segnato dalla mentalità del suo tempo: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Passi importanti si sono compiuti, a livello ecumenico (taluni anche dirimenti, ma portatori di un messaggio da non ignorare), proprio riguardo ad un maggiore riconoscimento (quasi dovesse essere loro benevolmente accordato!) della presenza e del ruolo femminile nella Chiesa e nelle Chiese. Anche gli ultimi papi si muovono in tal senso; tanti vescovi (in primis, gli ortodossi) lo fanno meno… Ma il forte appello del futuro dev’essere ritenuto già presente, per una più autentica e piena parità.
Una piena parità
La "Giornata della donna", che cade quest'anno proprio di domenica, invita spontaneamente a qualche riflessione