Il veleno delle guerre entra in circolo ogni giorno e modifica i comportamenti dei nuclei familiari. Tocca anche coloro che non sono direttamente coinvolti nei conflitti. Quelli che rimuovono quanto sta accadendo.
Ucraina, attacco terroristico di Hamas, Striscia di Gaza, ora Iran. Tutte le immagini si possono vedere a tutte le ore e non sono quelle di un videogioco. È riduttivo pensare che quattro anni di guerra provochino assuefazione alla morte e al dolore. Che la vita continui come prima fatto salvo l’impedimento di attività turistiche in qualche area mondiale o i saliscendi delle Borse.
La vita degli individui, compresa la vita economica degli individui, ha bisogno di fiducia, di regole riconosciute, di mediazioni, di spinta al bene. Quando vince la sfiducia, avanzano i dazi o la supremazia imposta con le armi perdono terreno la programmazione, i consumi, gli investimenti, lo sforzo di fare impresa grande o piccola che sia. Artigiana o cooperativa.
La guerra riduce la già debole propensione alla natalità. Nel 2026 i nuovi nati scenderanno sotto la soglia dei 360 mila stimati nel 2025, ennesimo record negativo. Nei primi 11 mesi dello scorso anno la flessione era del 4,2%. Le coppie preferiscono rinviare e, nel dato statistico, il tasso di fecondità italiano è sceso a circa 1,13 figli per donna. Il primo figlio arriva mediamente a 32 anni. Con riflessi sul sistema scolastico dalle elementari all’università. La popolazione diminuisce e invecchia. Non va meglio in Europa.
Quando il futuro è fosco si tende a rinviare ogni scelta economica rilevante. Nei primi mesi del 2026 il mercato immobiliare ha mostrato segni di ripresa con stime favorevoli dopo le 766mila unità residenziali vendute nel 2025 (+6,4% rispetto al debole 2024). Comprare casa è un segno di fiducia, per gran parte delle operazioni ci si avvale di mutui che hanno bisogno di continuità di occupazione. Se tutti i conflitti dovessero prolungarsi per mesi, al netto dei settori degli armamenti e collegati, il rischio di una frenata dell’economia si trasferirebbe sulla maggiore prudenza degli imprenditori ad avviare nuove assunzioni. L’ultimo dato disponibile è buono con 24milioni e 181mila occupati. La fiducia dei consumatori, misurata da un indice Istat, era a quota 97,4.
Il 2025 si è chiuso con un saldo positivo di 57mila nuove imprese (+1%). Ovviamente con andamenti alterni tra grandi e piccole e settori diversi. L’apertura di un esteso fronte bellico in Medio Oriente rischia di interrompere la debole ripresa. Lo si vedrà nei prossimi mesi nei dati statistici di consumo e altro.
Tutte le famiglie, così come tutte le imprese, avrebbero bisogno di programmare gli investimenti (per le prime può essere il sostegno alla formazione dei figli, per le seconde un nuovo capannone o uno sviluppo di attività) e le attività di guerra fermano o frenano tutto. Avrebbero bisogno di tassi di interesse (il costo percentuale da pagare sui soldi ottenuti in prestito) più bassi e invece i venti di guerra spingono in direzione opposta. Si profilava una speranza di riduzione dei tassi di interesse in Europa ma in queste condizioni la Banca centrale europea (Bce) dovrà tenere a bada qualche possibile fiammata di inflazione da aumenti dei prezzi energetici. Quelli sì percepiti da tutti anche da chi alle notizie di guerra preferisce cambiare canale.

