Ogni missione prevede ostacoli da superare: il meteo, il traffico e, su tutti, il trascorrere del tempo che varia a seconda del tipo di organo. Nel caso di un cuore, come è avvenuto per il piccolo paziente ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli, ora in pericolo di vita, il trasporto non dovrebbe superare le 5-6 ore. Massimo Pieraccini, direttore generale presso Nucleo operativo della Protezione civile, in 33 anni ha effettuato oltre 15mila missioni. Al Sir l’esperto in logistica e trasporto chiarisce le procedure standard, dai tre sacchetti sterili per contenere gli organi all’interno di contenitori refrigerati con ghiaccio comune, mai secco, come pare sia invece avvenuto per il trapianto al bambino, alla corsa contro il tempo. Il suo team è formato da 130 volontari che attraversano l’Italia spinti dal desiderio di dare alle altre persone la possibilità di farcela.
Lei ha all’attivo migliaia di trasferimenti di organo, cosa pensa di questa vicenda?
Ogni centro trapianti è organizzato in modo autonomo. Non posso sapere cosa sia accaduto, ovviamente. Da quanto ho letto però il trasporto è avvenuto in massimo 3-4 ore cioè un tempo entro i limiti.
Nel caso di un cuore qual è il limite orario?
Nel caso di un cuore pediatrico, il tempo massimo è entro le 5-6 ore. Il ghiaccio secco che pare sia stato usato ha però un effetto sicuramente negativo sull’organo. Non sappiamo perché sia stato utilizzato, non è previsto da nessun protocollo. Quello che possiamo ipotizzare è che nella preparazione del contenitore sia stato commesso un errore.
Esistono dei contenitori ad hoc per il trasporto?
No, anche se negli ultimi tempi si stanno diffondendo dei contenitori a perfusione continua che permettono un trasporto più lungo. Negli altri casi si usano dei contenitori in cui si mette del ghiaccio. L’organo non viene appoggiato a diretto contatto ma, finito il prelievo, si pone dentro un sacchetto sterile, con un liquido di conservazione. Dopodiché si mette in altri due sacchetti con altro liquido. Per il caso del Monaldi, andrebbe chiesto a un fisico quanto tempo sia stato necessario al ghiaccio secco – che arriva a una temperatura di meno 80 gradi – per raffreddare l’organo contenuto nei tre sacchetti.
Quando interviene la Protezione civile?
Il Nucleo operativo di Protezione civile è un’organizzazione di volontariato. Interviene solo quando l’equipe chirurgica dell’ospedale non sa come risolvere il problema logistico. Facciamo quindi da supporto per il trasferimento.
Il suo team è di volontari formati?
Le organizzazioni di volontariato, specie quelle che hanno attinenza sanitaria, hanno una formazione ben precisa. Il valore aggiunto dell’essere volontari secondo me deriva dal fatto che il volontario non ha orari come invece chi lavora. Il volontario ha scelto di portare a termine nel migliore dei modi quella missione e lo fa.
Un caso che le è rimasto impresso per la logistica difficile?
I casi sono tutti difficili. Ricordo molto bene però che una volta sono andato a prendere un cuore a Parma e l’equipe chirurgica insisteva per muoversi in elicottero. È scoppiato un temporale, non potevamo più volare per raggiungere Siena. Ci siamo attivati, abbiamo trovato una macchina, siamo arrivati all’aeroporto più vicino, e poi da lì siamo ripartiti in aereo. È stato complicato ma abbiamo organizzato tutto in meno di un’ora.
Anche grazie a questa preparazione nella logistica, secondo i dati del ministero, l’Italia è seconda tra i grandi Paesi europei per tasso di donazione e numero di trapianti eseguiti.
Siamo secondi solo alla Spagna che è sempre stata l’apripista. Anni fa, in Toscana abbiamo fatto un corso di formazione sul sistema spagnolo che ha funzionato ed è stato replicato anche in altre regioni. Va detto poi che il lavoro d’informazione su importanza e validità della donazione ha aiutato a far crescere i numeri. In particolare l’organizzazione che presiedo si è specializzata nel trasporto di midollo osseo per la cura delle leucemie. L’ambito diverso perché il donatore in genere è giovane e in buona salute. Ciò ci permette di avere dei tempi di organizzazione più lunghi, ma implica anche di recarci in diverse sedi. Con un po’ di orgoglio, posso dire che in 33 anni abbiamo compiuto 15.500 missioni, mai una fallita o rifiutata. Facciamo più di 10 trasporti di midollo al giorno, una quarantina alla settimana e ogni volta che leggo nel nostro sistema di comunicazione interno che una consegna è stata effettuata, provo una grande soddisfazione: vuol dire che abbiamo restituito un’importante possibilità di vita a qualcuno.
La speranza ora è che per il piccolo paziente ci sia la disponibilità di un nuovo organo.
Lo spero con tutto me stesso. Se potessi, glielo porterei anche a piedi.

