Divisivo. Il nuovo “Cime tempestose” firmato dalla Premio Oscar Emerald Fennell, dal classico di Emily Brontë, sta registrando pareri discordanti tra stampa e pubblico. Il film è una rilettura personale della regista, decisa a preservare lo spirito dell’opera e al contempo a “profanarla”. Un racconto interessante, furbo e audace, che brilla per la dimensione formale, in testa messa in scena e costumi, ma vacilla per l’impianto narrativo. A corroborare la proposta i divi del momento, Margot Robbie e Jacob Elordi. È giocato invece su sport, spirito di squadra e crescita personale l’animazione Sony “Goat. Sogna in grande” di Tyree Dillihay. Il cammino di formazione della giovane capretta Will, che sogna un futuro nel basket tra desiderio di riscatto e custodia del legame materno.
“Cime tempestose” (Cinema, 12.02.26)
“Volevo creare qualcosa che si avvicinasse alla sensazione che avevo provato la prima volta che l’ho letto, sintetizzando gli aspetti del libro che trovavo eccitanti e sovversivi, quelli che ancora oggi, a distanza di due secoli, suscitano emozioni e continuano a scandalizzare”. Emerald Fennell, Premio Oscar nel 2021 per il copione di “Una donna promettente”, racconta così il suo approccio a “Cime tempestose”, trasposizione del romanzo di Emily Brontë del 1847. Il film si presenta come una versione dalla fedeltà narrativa discutibile, in cerca di una valorizzazione degli aspetti più sensuali del racconto, approfondendo la tormentata storia d’amore tra Cathy ed Heathcliff, affidati agli attori Margot Robbie e Jacob Elordi. Amore, passione, vendetta e morte, i quattro pilastri tematici attorno ai quali ruota lo sguardo della Fennell. Un film che vuole dare volto a un amore bruciante e disperato, che punta alle emozioni più che alla testa dello spettatore.
La storia. Inghilterra inizio ‘800, Yorkshire. Nella vecchia dimora di Wuthering Heights vivono il signor Earnshaw, vedovo, e sua figlia Cathy. L’uomo un giorno porta con sé a casa un giovane senza famiglia, Heathcliff. Tra lui e Cathy si stringe da subito un legame forte, abitato da sentimenti e passioni contrastanti. In età adulta Cathy preferisce però sposare il ricco vicino Edgar Linton, capace di garantirle un futuro al riparo dalla povertà. Ferito e sconvolto, Heathcliff parte in cerca di fortuna promettendo vendetta…
La versione di “Cime tempestose” firmata da Emerald Fennell richiede una duplice lettura. Anzitutto dal punto di vista narrativo, l’autrice non nasconde il desiderio di far suo il racconto della Brontë, andando a lavorare solo su alcune delle piste della storia. Si concentra sull’amore passionale e distruttivo dei personaggi: nel romanzo, dalle tonalità più ombrose, tra i due il sentimento non divampa mai, restando sottopelle. Qui, invece, corre a briglia sciolta. La regista mostra esplicitamente il legame tra Cathy e Heathcliff, ed “erotizza” senza alcuna remora il racconto. La Fennell è come se volesse sciogliere la complessità narrativa e simbolica del romanzo in un racconto mainstream per un pubblico giovane, forse non disposto a mettersi in gioco con un testo complesso e sfaccettato come quello della Brontë; un pubblico più incline all’immediatezza dei social. In questo, dunque, emerge una certa scaltrezza e furbizia.
Dall’altro lato, però, sul piano formale, la versione di “Cime tempestose” della Fennell dimostra carattere e personalità A colpire sono la qualità della messa in scena, le scenografie suggestive e la raffinata estrosità dei costumi, abiti firmati dalla Premio Oscar Jacqueline Durran (due statuette: “Anna Karenina” nel 2013, “Piccole donne” nel 2020). A questo si aggiungono, la fotografia di Linus Sandgren e alcune soluzioni di regia pregevoli. Nell’insieme, “Cime Tempestose” alterna creatività stilistico-espressiva a furbizia narrativa, confezionando un’opera che volteggia in maniera intrigante e ruffiana, puntellata da atmosfere pop-seducenti, forte dei brani della cantante Charli xcx. Film complesso, problematico.
“Goat. Sogna in grande” (Cinema, 12.02.26)
Non solo “capra”. Il termine “goat” in inglese è usato anche come acronimo per “Greatest Of All Time”, per indicare i fuoriclasse nello sport. Gira su questa sfumatura il cartoon della Sony Pictures Animation “Goat. Sogna in grande” diretto da Tyree Dillihay e Adam Rosette, prodotto dal campione NBA Stephen Curry. Tra le voci Alessandro Florenzi, Beatrice Arnera e Pierluigi Pardo.

La storia. Will è una capretta da sempre appassionata di basket, in particolare del campionato di Ruggiball, caratterizzato da dinamiche grintose e accese. Fin da piccolo fa il tifo per i Thorns, per la campionessa Jett Fillmore, una pantera dal lancio infallibile. Destreggiandosi con un lavoro da cameriere, Will non fa che sognare un’audizione per la squadra. Un giorno viene notato casualmente proprio dalla dirigente dei Thornas, che lo ingaggia di volata sperando di ritemprare il team. In primis Jett…
Un’animazione brillante e coinvolgente, direzionata a un pubblico familiare, in particolare dai preadolescenti in su. Al centro del racconto temi rilevanti, di chiaro interesse per le ricadute educative: dimensione dello sport, desiderio di riscatto, valore del Noi, amicizia tra pari, fiducia in se stessi. La parabola della capretta Will, emblema del mondo giovane acceso da speranze, si fa esempio per il pubblico; portatore di fiducia, Will arriva come una brezza fresca tra i membri della squadra, spingendoli a ritrovare slancio e coesione. Un’animazione divertente e acuta, curata nei dialoghi e nella dimensione visiva. Una proposta per chi cerca un’evasione intelligente, capace di regalare un messaggio di senso. Consigliabile, semplice, per dibattiti.

