Olimpiadi da vivere

Chissà se c'è qualche significato recondito nel fatto che le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 si svolgono proprio a cavallo tra Carnevale e Quaresima (dal 6 al 22, di mezzo c'è il mercoledì delle Ceneri il prossimo 18 febbraio): tra festa e fatica, tra abbuffate e digiuni o sobrietà (ma non certo di medaglie per l'Italia, si spera...), tra esultanza e mestizia...

Chissà se c’è qualche significato recondito nel fatto che le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 si svolgono proprio a cavallo tra Carnevale e Quaresima (dal 6 al 22, di mezzo c’è il mercoledì delle Ceneri il prossimo 18 febbraio): tra festa e fatica, tra abbuffate e digiuni o sobrietà (ma non certo di medaglie per l’Italia, si spera…), tra esultanza e mestizia… Non poteva certo averci pensato l’ex-presidente della giunta regionale, ed ora presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, tra i maggiori artefici dell’impresa, anzi si potrebbe ben dire a ragione il principale, dato che il “sogno” come ama definirlo è stato proprio suo, orgoglioso ora di avercele consegnate – come ancora egli dice – quale sua preziosa legacy da governatore, sempre appassionatamente legato alla sua terra, tanto da voler puntare – pare – ora proprio al “dogado” nelle prossime elezioni per il primo cittadino di Venezia, ignorando quanti lo vorrebbero in tanti altri posti… Significativa e originale – da poter forse fare scuola in futuro – in questa edizione olimpica la “duplicità” di sede, unendo insieme le capacità e l’accoglienza europee della grande e dinamica Milano con la unica ed in un certo senso esclusiva e invidiata perla delle Dolomiti, in un programma di competizioni dislocato e diffuso, in base alle peculiarità dei luoghi. Particolarmente apprezzata a livello internazionale dai circa due miliardi di telespettatori (e da altri ancora) l’affascinante cerimonia dell’inaugurazione: anche questa intelligentemente duplice, senza far torto a nessuno; anzi recuperando brillantemente persino il torto arrecato al ragazzino undicenne, mortificato da un autista che l’aveva lasciato a piedi sotto la neve per via del biglietto insufficiente, affiancato gioiosamente e orgogliosamente durante la cerimonia d’apertura, in piazza Dibona a Cortina, ai quattro fondisti che conquistarono la medaglia d’oro venti anni fa a Torino. A proposito, tra le ripercussioni meno piacevoli e più contestate, quella del considerevole aumento dei prezzi nelle zone interessate agli eventi (anche se quello del biglietto dei bus è poi rientrato a opportuno beneficio dei residenti). Di tutt’altro genere e semplicemente criminali le proteste scatenate dai contestatori di professione, che hanno fatto di tutto per “guastare la festa”, cercando ad ogni occasione lo scontro, arrivando a veri atti di teppismo e rasentando il vero e proprio terrorismo con attentati in piena regola. Aggiungendo così un altro elemento, ma drammaticamente più negativo, a quello autoinflitto dai soliti “italiani”, che non hanno perso l’occasione di biasimare la conduzione di alcuni aspetti della cerimonia inaugurale, goduta pienamente invece in tutto il mondo. Godiamoci intanto a pieno cuore e a piene mani, sperando ovviamente anche di raccogliere un consistente medagliere, ma comunque emozionandoci, le eccezionali, sorprendenti, e spesso mozzafiato gesta di questa straordinaria kermesse. Magico il primo oro per l’Italia di una mamma 35enne che poi corre ad abbracciare il figlioletto, quasi volendo abbracciare tutti noi! In attesa, per altro di vivere la seconda parte, non meno significativa e importante, con gli appuntamenti delle Paralimpiadi (dal 6 al 15 marzo), dove non mancheranno di ben figurare, ci auguriamo a ragione, anche i “nostri” e le “nostre” portacolori. Inevitabile, però, un rammarico: quello cioè della mancata “tregua olimpica”, ripetutamente invocata da papa Leone, rilanciata dal presidente Mattarella – che avrà dato il via ai Giochi con quella gustosa pièce, insieme al “tramviere” Valentino Rossi, anch’egli rammaricato perché inascoltato – e votata persino dall’ONU che aveva sottoscritto di buon grado la proposta, purtroppo consapevolmente utopistica, dell’Italia. Di questa intima aspirazione, legata originariamente proprio a questo genere di Giochi, ha parlato il papa anche nel suo intenso messaggio diffuso il giorno dell’inaugurazione dal bel titolo di sapore evangelico “La vita in abbondanza”, imperniato sui valori dello sport, a partire dalla valenza esistenziale della vittoria e della sconfitta, poiché “il successo non è mai definitivo e la caduta non è mai l’ultima parola”, ricordando che “la persona deve sempre rimanere al centro dello sport in tutte le sue espressioni”, ricavandone una “cultura dell’incontro” e non certo dello scontro, evitando al contempo di mitizzarlo fino a farne quasi una nuova “religione “; mentre va promossa una cura integrale della persona umana, in cui “il benessere fisico non sia disgiunto dall’equilibrio interiore, dalla responsabilità etica e dall’apertura agli altri”. Belle le citazioni del “suo” tennis, dell’esemplare Athletica Vaticana e del giovane sportivo San Piergiorgio Frassati. Omaggio a tutti gli sportivi e un invito tutti a non trascurare la “vita spirituale”.

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