Il Cav Mangiagalli. Dove la vita trova ascolto e la paura si trasforma in coraggio  

Da oltre quarant'anni a Milano il Cav Mangiagalli accompagna le donne dalla paura alla fiducia, offrendo ascolto, sostegno psicologico e materiale, servizi professionali. La direttrice Soemia Sibillo ci racconta una realtà che, con oltre 27mila bambini nati grazie al suo supporto, costituisce uno straordinario presidio di accoglienza e responsabilità condivisa verso la vita nascente

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Primo Centro di aiuto alla vita aperto in un ospedale, il Cav della Clinica Mangiagalli di Milano, Unità operativa di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale – Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, si conferma un luogo unico. Nato oltre 40 anni fa dall’intuizione di offrire un aiuto immediato e accogliente, oggi accompagna le donne dalla paura alla fiducia, dalla solitudine alla consapevolezza. Con servizi professionali, sostegni materiali, soluzioni abitative e percorsi di autonomia, il Centro dimostra che accogliere una nuova vita è una meravigliosa avventura e una responsabilità collettiva. In occasione della 48ª Giornata per la vita di domenica 1° febbraio, abbiamo incontrato Soemia Sibillo (nella foto), vicepresidente nazionale del Movimento per la vita e direttrice del Cav.

Foto Sibillo/SIR

Soemia, il Centro di aiuto alla vita della Mangiagalli è attivo dal 1984. Come nasce questa realtà così particolare? 
Il Cav nasce da un’intuizione di Paola Bonzi, che nel 1984 decide di aprire un punto di ascolto proprio dentro la Clinica Mangiagalli, eccellenza milanese per la maternità.

L’idea era semplice e rivoluzionaria: essere presenti fisicamente dove le donne arrivano anche all’ultimo momento prima di un’interruzione di gravidanza, per offrire, se richiesti, ascolto e un’alternativa concreta.

Questa vicinanza permette ancora oggi di intercettare e accogliere con immediatezza donne in procinto di abortire, che in caso di ripensamento all’ultimo minuto prima di entrare in sala operatoria sanno che ci siamo, oppure reduci da diagnosi di gravi malformazioni per le quali la legge prevede la possibilità di aborto terapeutico.

Da quanto tempo lei è alla guida del Centro?  
Dal 23 settembre 2019, succedendo alla fondatrice Paola Bonzi.

Quali sono le fragilità più frequenti nelle donne che arrivano al Cav? 
Si tratta spesso di difficoltà materiali: problemi economici, abitativi, lavorativi. Ma

il denominatore comune è la solitudine.

Molte donne si sentono sole, in dubbio se accettare una gravidanza inattesa o indesiderata, poco sostenute dal partner – che spesso delega loro la decisione – o addirittura osteggiate e minacciate di essere lasciate se intendono tenere il bambino; spesso sono prive di una rete familiare e amicale. Così ogni ostacolo appare loro insormontabile.

Qual è l’elemento chiave del vostro approccio? 

L’accoglienza immediata, totale, e l’ascolto attivo, senza giudizio.

Foto Cav Mangiagalli/SIR

E’ quello di cui hanno più bisogno. Il Cav non è un ufficio né un ambulatorio: è un luogo accogliente nel quale abbiamo voluto ricreare un’atmosfera familiare. L’operatore si dedica completamente alla donna, mettendo da parte le proprie emozioni, i propri vissuti… ed anche l’orologio e lo smartphone. Questo fa sì che la donna si senta finalmente ascoltata e non giudicata. E spesso, già dal primo colloquio, molte mamme, anche se di poche settimane, parlano del “loro bambino”, dicono “mio figlio”: è un segno forte della consapevolezza della vita che portano in grembo.

Che cosa accade dopo il primo colloquio? 
Il colloquio dura circa un’ora e si conclude sempre con una proposta concreta di aiuto e di progetto personalizzato. Se la donna la accetta, inizia un percorso in cui il Centro “cammina con lei”, finalizzato non solo a favorire l’accettazione serena della gravidanza, ma anche alla scoperta e al rinforzo delle proprie risorse e competenze personali, al raggiungimento dell’autonomia e al riconoscersi come madre. Paola Bonzi diceva sempre:

“Oggi è nata una mamma”. È davvero così.

Dal punto di vista del supporto pratico, quali servizi offrite? 
Il nostro Cav è anche un consultorio privato accreditato. Offriamo gratuitamente visite ginecologiche, ostetriche, pediatriche, supporto sociale e psicologico, corsi pre e post parto, massaggio bebé, consulenze educative.

I volontari sono operatori qualificati: garantiamo un aiuto professionale e competente.

E sul piano materiale? 
Offriamo beni di prima necessità per i bambini – pannolini, capi di vestiario, passeggini, attrezzature –, sempre con un’attenzione personalizzata. Grazie alla collaborazione con il Banco alimentare proponiamo anche una “borsa della spesa” con cadenza quindicinale che le mamme riempiono secondo le proprie necessità, calibrata sulla composizione familiare.

Offrite anche soluzioni abitative? 
Sì. In caso di particolare disagio o emergenza, disponiamo di appartamenti per coppie e di una casa di accoglienza con camere e spazi comuni per mamme sole nel cortile di Sant’Ambrogio. Inoltre, dal 2023 abbiamo attivato percorsi di formazione e inserimento lavorativo con garanzia di contratti regolari per favorire l’autonomia delle donne.

In oltre quarant’anni di attività, quanti bambini avete aiutato a nascere? 
Dal 1984 ad oggi, grazie al nostro Cav sono nati 27.020 bambini. Dietro ogni numero c’è una storia.

Ce n’è qualcuna che l’ha colpita in modo particolare e le è rimasta nel cuore?
Sono molte. Ricordo una coppia che, nonostante una diagnosi di gravissima malformazione cardiaca in seguito alla quale le era stato consigliato l’aborto terapeutico, ha scelto di proseguire la gravidanza: sottoposto a diversi interventi chirurgici il bambino è sopravvissuto ed è andato migliorando sempre più. Una mamma che voleva interrompere la gravidanza del terzo figlio, ma che dopo il colloquio con noi ha cambiato idea, ha perduto per una malattia fulminante il piccolo a tre anni di età, nato perfettamente sano. E’ venuta a ringraziarci dicendo: “Mi avete dato la possibilità di conoscerlo”. Parole che non si dimenticano.

Con tutte le “nostre” mamme si instaura un legame che rimane per sempre.

Foto Cav Mangiagalli/SIR

Anche quest’anno tornano le “Primule”. Di cosa si tratta? 
È un’iniziativa nata da Giovanna, una nostra volontaria. Anche quest’anno saremo presenti sui sagrati di circa 80 parrocchie milanesi per distribuire primule, il primo fiore a sbocciare a fine inverno. È un gesto semplice che unisce un messaggio culturale a favore della vita e una raccolta fondi indispensabile per sostenere le attività del Centro, che non ha finanziamenti stabili, a sostegno di mamme e bambini.

Qual è il messaggio che desiderate lanciare in occasione della Giornata per la Vita?
Questa Giornata deve essere un tempo di riflessione per tutti, non solo per gli addetti ai lavori, ma anche di gioia. In un Paese in piena crisi demografica, vogliamo ricordare anzitutto che la maternità non è responsabilità esclusiva della donna, ma dell’intera società, riguarda tutti noi; e poi che

la vita nascente è un evento gioioso; merita di essere accolto e festeggiato, non temuto.

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