Sì, esiste una relazione molto stretta e ben documentata tra i disturbi d’ansia in adolescenza e il rischio di sviluppare dipendenze affettive. Questa correlazione non è casuale, ma affonda le radici nel modo in cui un adolescente impara a gestire le proprie emozioni e a relazionarsi con gli altri. Per rispondere in modo completo possiamo utilizzare due prospettive complementari: quella clinica (che ci spiega perché succede dentro la persona) e quella di comunità (che ci spiega cosa succede nel contesto di vita del ragazzo). Dal punto di vista clinico, l’ansia e la dipendenza affettiva sono spesso due facce della stessa medaglia. Ecco come si influenzano a vicenda:
- Il bisogno di un “regolatore esterno”: Un adolescente che soffre di un disturbo d’ansia (come l’ansia generalizzata o l’ansia sociale) vive in uno stato di allarme costante. Spesso non riesce a “calmarsi da solo” (manca cioè di autoregolazione emotiva). Di conseguenza, cerca qualcuno esterno — un fidanzato/a o un amico esclusivo — che funzioni come un “ansiolitico naturale”. La presenza dell’altro diventa indispensabile per sentirsi al sicuro, creando il primo nucleo della dipendenza.
- La Paura dell’Abbandono: Chi soffre d’ansia spesso sviluppa quello che in psicologia chiamiamo attaccamento ansioso-ambivalente. L’adolescente vive con il terrore di non essere amato o di essere lasciato. Questo terrore lo spinge a comportamenti “adesivi”: controlla l’altro, chiede continue rassicurazioni e accetta qualsiasi comportamento pur di non restare solo.
- Il Circolo Vizioso: Si innesca così un meccanismo pericoloso:
- L’adolescente prova ansia.
- Si aggrappa all’altro per calmarla.
- Se l’altro si allontana (anche poco), l’ansia esplode (panico da separazione).
- L’adolescente si aggrappa ancora di più, limitando la propria autonomia e rischiando di sviluppare una vera Love Addiction.
La psicologia ci insegna che il problema non è solo “nella testa” del ragazzo, ma anche nelle relazioni che lo circondano (famiglia, scuola, gruppo di amici). L’adolescenza è l’età in cui si dovrebbe conquistare l’autonomia. Se però un ragazzo è troppo ansioso e l’ambiente non lo aiuta, il processo si blocca. Spesso vediamo famiglie iperprotettive che, per “proteggere” il figlio dall’ansia, gli evitano ogni ostacolo. Il messaggio che arriva al ragazzo è: “Da solo non ce la puoi fare”. Questo lo predispone a cercare partner dominanti o protettivi da cui dipendere in futuro. Gli adolescenti ansiosi (soprattutto con ansia sociale) tendono a ritirarsi dal gruppo allargato. Meno amici hanno, più investono in modo eccessivo ed esclusivo su quell’unica persona (partner o “migliore amico”) che gli dà retta. La “rete sociale” povera e la dipendenza da quell’unico legame diventa fortissima. La comunità (scuola, associazioni, Parrocchia) dovrebbe insegnare le life skills (competenze di vita), come la capacità di gestire lo stress o di comunicare in modo assertivo. Se l’adolescente non possiede questi strumenti, userà la relazione affettiva come unico strumento di sopravvivenza emotiva. In parole semplici l’ansia non curata “svuota” l’adolescente di sicurezza in sé stesso, e la dipendenza affettiva è il tentativo disperato di “riempirsi” attraverso un’altra persona. Secondo i principi della psicologia di comunità, come sempre, l’intervento non deve essere solo sul singolo (terapia individuale), ma sul sistema, pertanto occorre:
- Promuovere l’autonomia: Incoraggiare il ragazzo a fare esperienze “da solo” (sport, volontariato, viaggi studio) per dimostrare a sé stesso che può farcela senza l’altro.
- Rete di supporto: Aiutare i genitori a tollerare l’ansia del figlio senza sostituirsi a lui, trasformandosi da “stampelle” a “tifosi”.
- Educazione emotiva: Insegnare ai ragazzi, anche a scuola, che l’ansia è un’emozione che si può gestire e che l’amore sano è basato sulla libertà, non sul bisogno disperato dell’altro.
Ecco alcuni consigli pratici divisi per “attori” (chi fa cosa). L’obiettivo è spostare l’adolescente dal bisogno (“sto con te perché senza di te crollo”) al desiderio (“sto con te perché mi piaci, ma sto bene anche da solo”).
- Per i Genitori e gli Educatori: Essere una “Base Sicura” (Non una prigione)
L’errore più comune con un figlio ansioso è l’iperprotezione, che trasmette il messaggio: “Il mondo è pericoloso e tu non sei capace”.
- Sostituire la rassicurazione con la validazione: Quando il ragazzo è in ansia per una relazione o un distacco, non dire “Non preoccuparti, andrà tutto bene”. Dite invece: “Vedo che sei molto agitato, è difficile sentirsi così. Proviamo a capire cosa ti spaventa davvero?”. Questo insegna a tollerare l’emozione invece di cercare qualcuno che la “spenga” subito.
- Promuovere l’autonomia “a piccoli passi”: Incoraggiatelo a fare cose da solo che non coinvolgano il partner o il “migliore amico”. Che sia uno sport, un corso di teatro o un lavoretto estivo. Più l’adolescente si sente capace in altri ambiti, meno avrà bisogno di aggrapparsi a una persona per sentirsi valido.
- Osservare i segnali di isolamento: Se notate che vostro figlio ha smesso di vedere gli altri amici e vive in simbiosi con una sola persona, intervenite delicatamente. Non vietate la relazione (creerebbe opposizione), ma incentivate obbligatoriamente altre attività sociali in famiglia o con altri gruppi.
- Per gli Adolescenti: “Allenare” l’Indipendenza
Se sei un ragazzo/a e senti che l’ansia ti spinge ad attaccarti troppo a qualcuno, prova questi esercizi “mentali” e pratici:
- La regola del “Torta e Ciliegina”: Immagina la tua vita come una torta. La scuola, gli hobby, gli amici, lo sport sono gli ingredienti dell’impasto. Il fidanzato/a è la ciliegina. Se togli la ciliegina, la torta resta buona. Se la tua vita è vuota e c’è solo la ciliegina, senza di essa non ti resta nulla. Lavora per arricchire l’impasto (trova una passione tua).
- Impara a “stare nel disagio”: Quando l’altro non risponde subito a un messaggio e senti l’ansia salire, non chiamare compulsivamente. Metti un timer di 15 minuti. Fai altro. Scoprirai che l’ansia sale, raggiunge un picco e poi scende da sola. Questo ti dimostra che sai sopravvivere all’attesa senza crollare.
- Diario delle emozioni: Scrivi quando senti il bisogno urgente dell’altro. Ti sentivi solo? Triste? Annoiato? Spesso cerchiamo l’altro non per amore, ma per non sentire queste emozioni spiacevoli. Riconoscerlo è il primo passo per smettere.
Esiste un filo diretto tra l’ansia non gestita e la dipendenza affettiva: l’adolescente ansioso cerca nell’altro non un compagno di viaggio, ma una cura per la propria paura. La prevenzione più efficace non è proibire le relazioni intense, ma costruire un “Sé” solido. Se aiutiamo i ragazzi a tollerare la solitudine, a gestire le proprie paure e a sentirsi competenti nel mondo, togliamo terreno fertile alla dipendenza. L’obiettivo educativo finale è insegnare loro una grande verità paradossale: solo chi sa stare bene da solo è veramente pronto per stare bene con qualcun altro.

