Un percorso che va accompagnato con massima serietà e competenza

Dopo sei anni dal Referendum sull’autonomia (era il 22 ottobre del 2017) che in Veneto mobilitò 2 milioni e 273 mila elettori, “qualcosa si muove”. Lo scorso 23 gennaio la legge sull’autonomia differenziata è stata approvata in Senato ed ora proseguirà alla Camera dei deputati. Entusiastica la reazione del Presidente del Veneto, Luca Zaia, che dell’autonomia regionale ha fatto una bandiera. «Il successo di questo primo passaggio parlamentare – ha detto dopo l’approvazione in Senato – rappresenta la pietra miliare che segna l’accelerata finale verso un traguardo di rinascita per il Paese: per tutto il Paese». Il Veneto è stato l’apripista di un percorso che, «una volta portato termine – afferma ancora Zaia – sarà occasione di progresso e giovamento per tutte le realtà territoriali, anche quelle verso le quali rimane indispensabile un’attenzione solidale».

Dopo sei anni dal Referendum sull’autonomia (era il 22 ottobre del 2017) che in Veneto mobilitò 2 milioni e 273 mila elettori, “qualcosa si muove”. Lo scorso 23 gennaio la legge sull’autonomia differenziata è stata approvata in Senato ed ora proseguirà alla Camera dei deputati. Entusiastica la reazione del Presidente del Veneto, Luca Zaia, che dell’autonomia regionale ha fatto una bandiera. «Il successo di questo primo passaggio parlamentare – ha detto dopo l’approvazione in Senato – rappresenta la pietra miliare che segna l’accelerata finale verso un traguardo di rinascita per il Paese: per tutto il Paese». Il Veneto è stato l’apripista di un percorso che, «una volta portato termine – afferma ancora Zaia – sarà occasione di progresso e giovamento per tutte le realtà territoriali, anche quelle verso le quali rimane indispensabile un’attenzione solidale».
Nonostante le parole rassicuranti di Zaia e la solidità della maggioranza in Parlamento, che fa prevedere un percorso “a tappe forzate” per approvare la legge quanto prima, restano sul tavolo alcuni nodi di non facile soluzione.
Un primo nodo riguarda come combinare questa riforma, cavallo di battaglia della Lega, con quella del “premierato” di Fratelli d’Italia che per Giorgia Meloni è “la madre di tutte le riforme”. Sembra trattarsi di due movimenti in direzioni opposte: l’autonomia differenziata affida maggiore potere alla periferia (le Regioni); il premierato aumenta i poteri del governo centrale nelle mani del presidente del Consiglio (il premier, appunto). Una contraddizione in termini che l’opposizione non ha mancato di sollevare, denunciando il “voto di scambio” tra FdI e Lega (“Io sostengo l’autonomia, a patto che tu sostenga il premierato” e viceversa). Per quanto riguarda il premierato, poiché introduce delle modifiche nella Costituzione, si prevede un iter lungo: con tutta probabilità, dovrà essere sottoposto al referendum cosiddetto “confermativo” (quello che fece cadere il governo Renzi nel 2016, per intenderci) che conferma una legge solo a patto che trovi il parere favorevole della maggioranza assoluta dei votanti (qualunque sia il numero dei partecipanti al voto).
Un altro nodo, molto tecnico, riguarda l’attribuzione alle Regioni di forme particolari e rafforzate di autonomia su ben 23 materie (dalla scuola alle reti per la distribuzione dell’energia), all’interno di un quadro organico e omogeneo, che eviti sovrapposizioni e incongruenze tra competenze regionali e competenze nazionali: un rebus forse non impossibile ma di non facile né immediata soluzione.
L’ultimo nodo è quello della tenuta dell’unità e dello spirito solidaristico del Paese: un tema al quale il Presidente Sergio Mattarella – vedi il discorso di fine d’anno – è particolarmente sensibile e sul quale le opposizioni sono pronte a dare battaglia. Giova ricordare che in Veneto, a suo tempo, si sono espresse a favore dell’autonomia anche alcune forze dell’opposizione, mentre l’Emilia-Romagna, anch’essa in corsa per l’autonomia differenziata, è guidata da Stefano Bonaccini, presidente del PD: come a dire che la partita per l’autonomia non è appannaggio esclusivo della Lega.
Sulla solidarietà ed unità, Zaia rassicura in modo molto deciso: «L’autonomia – ha detto – non vuole lasciare indietro nessuno; non è la fuga dei ricchi dalla nave in difficoltà (…) l’autonomia non è la secessione dei ricchi che qualcuno si ostina a fare credere». Che sia così nelle intenzioni di chi è a favore dell’autonomia, potrà anche essere vero; perché lo sia anche nella realtà, le forze politiche di maggioranza e di opposizione – ma anche gli organi di stampa e i cittadini – dovranno vigilare con la massima attenzione. Se, purtroppo, differenze e disparità sono già evidenti oggi, all’interno di un regime centralizzato, che cosa accadrà in un regime più decentrato? Saranno sufficienti i Lep (i “livelli essenziali delle prestazioni”) a garantire degli standard comuni ed evitare discriminazioni tra regione e regione? Forse il percorso verso l’autonomia non è impossibile ed ha il merito di smuovere un certo immobilismo e di responsabilizzare maggiormente le regioni; tuttavia, va accompagnato con massima serietà e competenza, perché alla fine non siano premiati soltanto i primi della classe.

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