Destracentro

Il sistema elettorale ha premiato chi è rimasto unito. È accaduto in gran parte d’Italia, anche nella rossa Romagna dove tutti i collegi uninominali sono andati alle forze di destracentro, come più d’uno ha scritto nei commenti sul dopo-voto

(Foto: ANSA/Sir)

Ha vinto il centrodestra. Il dato è evidente. Alle elezioni politiche di domenica scorsa, la coalizione messa insieme da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e i pochi centristi di Lupi si è aggiudicata la maggioranza assoluta dei seggi. Una vittoria netta grazie anche alla legge elettorale che assegna il 37 per cento dei parlamentari con il sistema uninominale. In questo modo, il raggruppamento guidato da Giorgia Meloni, che ha ottenuto poco meno del 44 per cento dei voti, può contare su numeri di tutta tranquillità per sostenere il prossimo governo. Il sistema elettorale ha premiato chi è rimasto unito. È accaduto in gran parte d’Italia, anche nella rossa Romagna dove tutti i collegi uninominali sono andati alle forze di destracentro, come più d’uno ha scritto nei commenti sul dopo-voto.

Analizzando il responso delle urne, tra i vincitori si trova uno sconfitto: la Lega a guida Salvini esce con le ossa rotte dalla tornata elettorale con neanche il 9 per cento dei consensi. Il partito di Berlusconi va meno male del previsto con un 8,11 e si permette di superare il terzo polo di Calenda-Renzi fermo al 7,79. La Meloni balza dal precedente 5 per cento scarso al 26: un risultato clamoroso, come avvenne nel 2018 per il movimento 5 stelle che ora, guidato da Conte, festeggia per aver fatto man bassa al sud, anche se risulta più che dimezzato.

Il Pd a guida Enrico Letta supera di poco il 19 per cento. Perde in quasi tutte le roccaforti. Il segretario ne ha preso atto e ha annunciato la sua non ricandidatura al prossimo congresso durante il quale il partito dovrà decidere con chi stare: se guardare al centro per tentare di recuperare i voti dei moderati, o puntare più a sinistra dove si raccolgono meno preferenze, ma dove spesso c’è lo zoccolo duro di un elettorato all’apparenza sbandato.

Il vento dei populisti-sovranisti soffia in Italia, anche se occorre registrare l’astensionismo (il 63,9% dei votanti, mai così pochi). Molti cittadini hanno votato sull’onda dell’emozione dettata da due slogan: bocciatura del governo Draghi (per inflazione e rincari energia) e strenua difesa del reddito di cittadinanza. Il resto delle questioni – guerra in Ucraina, appartenenza all’Europa e all’euro, Pnrr da realizzare, presa di distanza dagli amici di Putin – è rimasto fuori dalla contesa elettorale. Toccherà ora al nuovo esecutivo fare intendere da che parte indirizzare la barca-Italia.

Tra le attese, speriamo che Meloni e soci non dimentichino che siamo tra i Paesi fondatori dell’Unione europea.

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