Coronavirus. Cantelmi: “Il Papa coglie il punto centrale. Dall’orizzonte del balcone a quello della speranza”

Quello che salva dall'angoscia è l'orizzonte della speranza. Meglio se coltivato in famiglia nutrendosi di spiritualità, preghiera e perdono reciproco. Ne è convinto il presidente degli psichiatri cattolici, secondo il quale non bisogna avere paura di litigare e la preghiera in famiglia è una  fonte di rassicurazione e di sostegno reciproco che accompagna e rafforza la riconciliazione

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Papa Francesco coglie il punto centrale, cioè quello dell’orizzonte. Quali orizzonti abbiamo? L’orizzonte concreto del balcone? Quello dell’economia? Quello del tributo delle vite umane?”. A porre l’interrogativo è Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici), commentando al Sir la preghiera formulata sabato 21 marzo dal Pontefice all’inizio della messa mattutina a Santa Marta, trasmessa come di consueto in diretta streaming e offerta per tutti i sofferenti a causa del coronavirus. “Oggi – le parole di Francesco – vorrei ricordare le famiglie che non possono uscire di casa. Forse l’unico orizzonte che hanno è il balcone. E lì dentro, la famiglia, con i bambini, i ragazzi, i genitori: perché sappiano trovare il modo di comunicare bene, di costruire rapporti di amore nella famiglia, e sappiano vincere le angosce di questo tempo insieme, in famiglia. Chiediamo la pace delle famiglie oggi, in questa crisi, e per la creatività”.

 

“Una risposta – riflette Cantelmi – possiamo forse trovarla in esperienze drammatiche del passato. Viktor Frankl nel suo famoso libro ‘Uno psicologo nel lager’ scrive che l’orizzonte che lo ha salvato dal campo di concentramento fu quello di pensare ad un futuro migliore, cioè di mantenere la capacità di pensare al dopo.

Questa capacità si chiama speranza.

La speranza è una funzione psicologica, ma si nutre fortemente di spiritualità. Cantare dai balconi è un modo per esorcizzare la paura, ma

 

la risposta migliore è nutrirsi di spiritualità.

Sul piano psicologico – spiega lo psichiatra – la spiritualità orante aiuta già di per sé. La preghiera interiore, il dialogo con Dio: è questa la dimensione spirituale che davvero aiuta le persone a guardarsi dentro”.

E sulle famiglie “recluse” da giorni in casa osserva: “Per molti questo periodo di forzata convivenza è un po’ il momento della verità: quello di perdonarsi e di ricominciare, o addirittura quello di riscoprire le relazioni familiari. Per molti può dunque essere davvero l’opportunità di scoprire nuove vicinanze. Se per guadagnarsi questa opportunità è necessario passare attraverso un momento di crisi, di litigio o di altro, non c’è da preoccuparsi. Io direi: litigate pure; questo tempo ‘costretto’ tra le mura domestiche potrebbe essere

un’occasione straordinaria per ricostruire i rapporti attraverso il perdono reciproco.

Anche con l’aiuto della preghiera interiore che aiuta a guardarsi dentro, a rivedere se stessi e a preparare la riconciliazione, e con la preghiera insieme, come la recita del rosario dello scorso 19 marzo, che oltre ad essere un atto di affidamento a Dio costituisce una  fonte di rassicurazione e di sostegno reciproco che accompagna e rafforza la riconciliazione”.

 

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