“Ogni stazione della Via Crucis rispecchia la situazione del nostro paese, dei nostri villaggi, dei nostri fedeli. È una preghiera molto vicina al popolo ucraino. Lo è stata sempre per tutti noi durante questi anni. Gesù ha sofferto senza ragione, senza colpa”. Nel giorno in cui la Chiesa universale fa memoria della Passione di Gesù, il Sir ha raggiunto telefonicamente mons. Oleksandr Yazlovetskyi, vescovo ausiliare di Kyiv-Zhytomyr e presidente di Caritas-Spes e la prima cosa che fa, è una rassegna di tutti i “volti” della Croce oggi nel suo paese entrato nel quinto anno di aggressione russa su vasta scala.

Kharkiv, distribuzione degli aiuti umanitari soprattutto a mamme con bimbi piccoli (Foto Ugcc)
“I bambini prima di tutto sono le vittime più vulnerabili”, dice subito, “perché a loro è stata rubata l’infanzia, la serenità. Sono tutti diversi e reagiscono diversamente al suono delle sirene. C’è chi si mostra coraggioso ma non parla, chi comincia a piangere, chi si nasconde sotto il letto. Sono bambini nati e cresciuti in tempo di guerra”. Secondo i dati Unicef, dal 24 febbraio 2022 i bombardamenti hanno ucciso o ferito più di 3.200 bambini e, mentre la guerra entra nel suo quinto anno, 2.589.000 bambini ucraini, più di un terzo della popolazione infantile, è ancora sfollato. Questo numero comprende oltre 791.000 bambini all’interno dell’Ucraina e quasi 1.798.900 bambini che vivono come rifugiati al di fuori del Paese. Ci sono poi gli anziani che spesso rimangono soli in case gelate, senza elettricità e riscaldamento, specialmente quelli che vivono vicino alle linee del fronte. “Commuovono le immagini che si vedono nei video dove i militari chiedono agli anziani di lasciare la loro casa perché i russi si avvicinano e bombardano i villaggi. Ma gli anziani rifiutano e dicono, ma dove possiamo andare, come possiamo ricominciare tutto da capo alla nostra età?”.

(Foto Ufficio del Presidente dell’Ucraina)
“Tutti sono feriti nell’anima”, confida mons. Yazlovetskyi. “Milioni di persone portano cicatrici invisibili, di traumi, perdite, distruzione”. Tra le “vittime” di questa guerra ci cono anche loro: i militari. Quando hanno un congedo e vanno a trovare la loro famiglia, sono ben vestiti. Ad un occhio esterno, sembrano eroi. “Ma quando poi parli con loro – racconta il vescovo -, spesso cominciano a piangere, e raccontano tutto quello che hanno sofferto. Erano uomini che lavorano nel business, professionisti e lavoratori, medici e insegnanti. La guerra ha cambiato totalmente la loro vita, spazzandola via. Sono diventati militari e moriranno militari con negli occhi, nell’anima e nella mente tutto quello che hanno vissuto in questo tempo di guerra”.
L’altro volto della Croce in Ucraina è “la stanchezza” e più la guerra va avanti più la stanchezza cresce. “Durante questi quattro anni di guerra – dice mons. Yazlovetskyi – abbiamo imparato a dare valore a ogni singolo istante, ad ogni incontro, ad ogni possibilità”.
“Abbiamo imparato a restare umani, a non lasciare che l’odio prenda il sopravvento dentro e fuori di noi, nonostante la paura e l’oscurità che vediamo attorno a noi”.

(Foto SIR)
C’è una stazione della Via Crucis che descrive bene la popolazione ucraina oggi ed è quella che raffigura Cireneo che aiuta Gesù a portare la Croce. “La situazione delle persone intorno a noi, delle famiglie, dei bambini, dei poveri, degli anziani, spinge inevitabilmente a non voltarsi dall’altra parte e ad aprire il cuore. Tanti ucraini hanno imparato ad aiutarsi l’un l’altro, con la parola, la presenza, l’aiuto concreto”. Prima di lasciare la conversazione, il presidente di Cartias-Spes vuole rivolgere un messaggio alle Chiese in Europa: “La pace non è un concetto astratto, ma un dono fragile. L’Ucraina ricorda al mondo che il male esiste ma anche che il male non deve avere l’ultima parola. Il mio messaggio è chiaro: non abituatevi alla nostra sofferenza. La vostra indifferenza è una croce pesante da portare. Oggi, speriamo questo Venerdì Santo che per gli apostoli, sembrava non finire mai, ci conduca presto alla luce che vince le tenebre. La nostra luce oggi è una pace giusta. È sapere che Dio non abbandona mai il suo popolo nel momento della prova”.

