Ucraina. Kherson sotto attacco: droni e bombardamenti sui civili, ma la città non si arrende

Dopo l’attacco con drone a un autobus che ha ferito almeno 20 persone, a Kherson cresce la paura per i bombardamenti e i droni russi che colpiscono anche auto e quartieri residenziali. Padre Ignatius Moskalyuk racconta la vita sotto assedio: “Siamo sopravvissuti all’inverno, ora sta arrivando il caldo della primavera. Non ci arrenderemo”. L’allentamento delle sanzioni alla Russia, poi, non fa ben sperare

(Foto padre Ignatius Moskalyuk)

“La situazione a Kherson continua ad essere tesa e si sta facendo sempre più complicata. Complicata perché i russi stanno bombardando la città e colpendo le zone residenziali dove vivono le persone”. Raggiunto telefonicamente a Kherson, è padre Ignatius Moskalyuk, rettore del monastero basiliano di San Volodymyr il Grande, a parlare. Il sir lo ha contattato dopo che l’11 marzo nella città di Kherson, un autobus di linea è stato colpito da ordigni esplosivi lanciati da un drone russo. Almeno 20 persone sono state trasportate in vari ospedali, tra cui quello supportato da Medici Senza Frontiere a Kherson. “Non è la prima volta che a Kherson un mezzo di trasporto viene attaccato. Un mese fa, un autobus è stato attaccato e l’autista è morto, e molte persone sono rimaste ferite. Colpiscono i trasporti per colpire le persone. Succede di continuo”.

(Foto padre Ignatius Moskalyuk)

La cosa più minacciosa sono i droni FPV (First Person View) a fibra ottica che utilizzano un sottilissimo cavo in fibra per collegarsi all’operatore, garantendo il controllo video e comandi in tempo reale senza radiofrequenze. Trasportano esplosivi e danno la caccia ai civili sganciando esplosivi sulle auto. “Ogni giorno ci giungono notizie di auto bruciate da attacco nemico”, racconta padre Ignatius. “Probabilmente, lo fanno per intimidire la popolazione, per indurre la gente ad abbandonare la città e le proprie case, affinché l’intera zona diventi inabitabile. In altre parole, stanno cercando di far diventare Kherson e i villaggi limitrofi una regione fantasma. Ma io voglio dire che la gente non abbandonerà mai la città. Finché ci sarà la speranza che la città possa essere abitata, noi resteremo. Siamo sopravvissuti a questo inverno difficile, quando la città non aveva abbastanza riscaldamento, quando non c’era abbastanza luce, quando gli ospedali erano costantemente sotto attacco dell’artiglieria.

La gente è sopravvissuta al freddo. Ora sta arrivando il caldo della primavera. Credo che Dio ci aiuterà e noi continueremo a resistere.

Le persone hanno paura? “Sì”, risponde il religioso. “La paura è insita in ogni persona, perché non è altro che l’istinto di autoconservazione. Vale anche per me: quando vado in città, quando devo comprare qualcosa, o andare a visitare i malati o i nostri parrocchiani, o quando andiamo alle funzioni religiose nei villaggi vicino a Kherson, ho paura. Ma abbiamo anche una grande fiducia nella misericordia di Dio, e quindi con questa fiducia nel cuore ci mettiamo al volante e partiamo. Quello che sperimentiamo è che in effetti, il Signore ci protegge. Recentemente, durante i bombardamenti sulla città, diverse granate sono cadute vicino al nostro monastero. Erano le cinque del mattino e mi sono svegliato per una terribile esplosione. L’onda d’urto ha colpito le finestre. Dire che non ho avuto paura non sarebbe vero”.

(Foto padre Ignatius Moskalyuk)

La vita nel monastero continua. “Abbiamo cinque monaci, tre sacerdoti, due fratelli”, dice il religioso. “Ognuno ha il suo compito e lo adempiamo nonostante tutto, nonostante la guerra: preghiera, lavoro, servizio e riposo. Ogni giorno vengono a trovarci dalle 30 alle 40 persone. Ci confidano che nella preghiera trovano pace.

Alcuni ci dicono: ‘Quando vediamo che il monastero e la cupola sono intatti, che la croce della chiesa brilla ancora, significa che la vita continua e abbiamo speranza’”.

È questo essere faro di speranza che ci spinge a rimanere, a non lasciarle le persone sole in questa sofferenza, a condividere con loro la gioia e le loro difficoltà”. “Le parole della fede ci sostengono”, conclude padre Ignatius. “Ricordo in particolare le parole di San Giovanni Paolo II pronunciate ad inizio del suo Pontificato: ‘Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!’. E Gesù ha detto: ‘Se io sono con voi, chi sarà contro di voi?’”.

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