Guerra in Ucraina. La missione umanitaria di Frontiere di Pace

“Perché odiare? Se continuassi a odiare, poi a chi rimarrebbe il mio odio? Ai miei figli”. Yurij Lifansé pesa le parole, disegnando prospettive di pace mentre lo scorrere del tempo segna quattro anni di guerra. Yurij è responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Lviv, città nella parte occidentale dell’Ucraina, prima tappa della quarantunesima missione umanitaria di Frontiere di Pace

“Perché odiare? Se continuassi a odiare, poi a chi rimarrebbe il mio odio? Ai miei figli”.
Yurij Lifansé pesa le parole, disegnando prospettive di pace mentre lo scorrere del tempo segna quattro anni di guerra. Yurij è responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Lviv, città nella parte occidentale dell’Ucraina, prima tappa della quarantunesima missione umanitaria di Frontiere di Pace. Il gruppo di volontari ha base nella parrocchia di Maccio, diocesi di Como, e da una settimana è in viaggio nella martoriata terra ucraina. Quattro volontari – Giambattista Mosa, Laura Pini, Paolo Canavesi e Carmelo Pellicanò, affiancati da chi scrive qui – e un carico di 14 tonnellate di generi di prima necessità consegnati e distribuiti a Kharkiv, Izjum, Ivanchukivka, Shevchenkove, Rohan: dove la linea del fronte è prossima, annunciata da chilometri di reti anti droni che marcano le strade. Dove i volontari hanno incontrato centinaia di persone e alcune istituzioni locali, grazie alla fondamentale guida e mediazione linguistica garantita da sestra Olexia (Maria Poranicnha), suora della congregazione greco cattolica di San Giuseppe.

In questo scenario, documentando come la guerra – l’invasione dell’esercito russo – continui a bersagliare la popolazione civile, Frontiere di Pace ha scelto di approfondire la conoscenza con la Comunità di Sant’Egidio a Liv e a Kyiv. Attiva dal 1991 in Ucraina, la Comunità ha dimostrato reattività davanti alla guerra. Il 24 febbraio saranno quattro anni di conflitto. Per Sant’Egidio, quattro anni di infrangibile attività umanitaria e spirituale. “Siamo a Lviv dal 2000 – racconta Yurij Lifansé, nella sala- cappellina in cui spicca una croce bianca realizzata assemblando pezzi di una finestra di una scuola distrutta dai bombardamenti a Irpin – Il 24 febbraio 2022, allo scoppio della guerra, ci siamo messi a pregare. Vicino alla nostra sede c’era un centro umanitario. I primi aiuti li abbiamo mandati a Kharkiv, controllando su deepstate cercavamo contatti con le città occupate. Il 13 marzo 2022 abbiamo aperto a Lviv quella che chiamiamo Casa dell’amicizia. Abbiamo distribuito più di 3.000 tonnellate di aiuti”.

La comunità di Sant’Egidio ha tre Case dell’amicizia: Lviv, Kyiv e Ivano-Frankisk. “Uno dei servizi che organizziamo è la scuola della pace: per i bambini. Loro arrivano qui ma non sanno abbracciarsi, non conoscono questa esperienza. La guerra gli impedisce di stare insieme, di andare a scuola in presenza. La Comunità prega e riesce a dare gli aiuti proprio perché prega. La preghiera è un luogo della Memoria. Preghiamo, poi Dio ci aiuta a capire come aiutare”.
Il concetto di famiglia connette le azioni della Comunità di Sant’Egidio, perfettamente tratteggiato nella testimonianza di Liudmyla Kharchenko, responsabile della sede nella Capitale ucraina. A Kyiv quotidianamente l’assistenza ai più vulnerabili garantisce cibo, indumenti essenziali e soprattutto ascolto. Una rete di sostegno per quasi 6.000 persone, tra le quali molte sfollate da città e villaggi distrutti e occupati dall’esercito russo. “Noi sappiamo che la pace arriverà. Non conosciamo quando arriverà, ma abbiamo la speranza: la luce di una nuova aurora”.
Fede resistente. “Durante quattro anni di guerra è difficile essere cristiani. Ma noi abbiamo scoperto che la gente si avvicina per ricevere gli aiuti umanitari e poi, davvero, vuole pregare con noi. Anche le persone che non sapeva cosa fossero la Bibbia e il Vangelo. È una cosa bellissima e ci aiuta. Aiuta tutti ad avere fiducia, a vivere insieme come una famiglia”.
La forza della preghiera è inclusiva e genera legami tra cuori grandi. “Preghiamo ma non solo per l’Ucraina. Preghiamo perché ci sia pace in tutti i Paesi del mondo dove la pace non c’è”.
Una luce che squarcia le tenebre di quattro anni di guerra.

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