Mentre scriviamo, martedì 24 febbraio 2026, si sono da poche ore compiuti i quattro anni esatti dall’orrida invasione russa che sta martoriando il popolo ucraino: 1462 giorni di torture al territorio e alla popolazione, incrementate in questi ultimi mesi – poiché l’avanzata sul terreno è troppo lenta – con bombardamenti a tappeto sulle strutture energetiche e sugli edifici civili di tutte le città indiscriminatamente per tentare di piegare il morale di una nazione fiera che resiste fin dall’inizio, senza flettere di fronte alla tracotanza dell’aggressore. La prima nota, infatti, non può non essere l’ammirazione per la resilienza ostinata di un popolo che il testardo vicino vorrebbe ridurre a schiavitù. “Gli obiettivi della ‘operazione speciale’ non sono stati raggiunti – riconosce ghignando il portavoce del Cremlino Dmytri Peskov -, dunque essa va avanti”. Non c’è alcun bagliore di pace nelle parole e nelle intenzioni dell’orso russo: sarebbe un’autocondanna per lo zar, che ormai sull’economia di guerra e sulla “passione popolare per la grande Russia” ha rifondato il suo potere presente e futuro. Mal gliene incolse aver confidato addirittura sulla connivenza del collega Trump, oramai affievolitasi, anche se è valsa in parte a sdoganare lui e l’altro campione di sprezzante autoritarismo, il nordcoreano Kim Jong-un (ma anche il caro Xi Jinping, che prossimamente l’americano andrà a visitare) di fronte al mondo. Ma anche in Europa, che pure ha rinnovato la volontà di stare al fianco dell’aggredito anche con una presenza significativa in questo fatidico giorno a Kiev, alla commemorazione ufficiale dei caduti e alla preghiera per l’Ucraina nella cattedrale di Santa Sofia, e sta ipotizzandone una data certa per l’ingresso nell’UE, e va preparando il 20° pacchetto di sanzioni contro la Russia – si parla, purtroppo, sempre meno di “pace giusta” o se ne attutiscono i contorni. Per noi pace “giusta” significherebbe semplicemente che l’armata rossa si ritirasse entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti (ben inteso non quelli autoproclamati con l’annessione unilaterale di regioni ucraine, compresa la Crimea), che Mosca risarcisse totalmente i danni materiali arrecati al territorio e alle strutture del Paese invaso, che facesse ammenda in qualche modo delle centinaia di migliaia di vittime militari e civili, bambini compresi – morti e feriti – provocati nel campo avverso, che i responsabili russi dei crimini contro l’umanità (a partire dal già ufficialmente ma inutilmente condannato Putin) fossero processati e condannati da un tribunale internazionale, che fosse lasciata piena libertà alla nazione ucraina, come suo evidente diritto, di scegliere con chi stare, senza vietarle né l’Unione Europea, né la Nato; e via di questo passo… (in quest’ottica elementare resta inteso che anche i pochi danni arrecati al territorio russo e il milionetrecentomila vittime russe, tra morti e feriti, vanno ascritti al medesimo aggressore). Ci rendiamo conto che questo può essere ritenuto un “libro dei sogni”, stante la situazione e gli orientamenti che vanno emergendo; ma è anche vero che cedere su qualcuno o – ahimè – su tutti quei punti sarebbe ancora una volta cedere di fronte alla prepotenza del “più forte” – dimostratosi poi neanche tanto forte, visto che va elemosinando anche territori ancora da “conquistare” – anziché alla potenza e alla chiarezza del diritto. Il diritto! Curiosa davvero, anzi ridicola, la pretesa di elezioni in Ucraina accampata da un plenipotenziario che non sa nemmeno cosa siano “elezioni libere”, dal momento che getta dalle finestre o avvelena e riavvelena i suoi più insidiosi oppositori, vantandosi poi di maggioranze un tempo definite “bulgare”, ed ora, con più ragione, “russe”! Curiosi anche il collateralismo nostrano con le false ragioni dello zar o comunque l’esitazione a contestarne la narrativa da parte di alcuni campioni di equilibrismo o delle stesse piazze, rimaste stranamente vuote e mute per riempirsi di clamore e di disordini invece in altre occasioni e per altre rivendicazioni internazionali. Eliminare le “cause profonde” dell’invasione – ci spiegano gli analisti, e constatiamo tutti – significherebbe per il Cremlino derubare Kiev della sua sovranità e obbligarla alla stessa subordinazione della Bielorussia: in tal senso, infatti, gli obiettivi non sono stati raggiunti. L’impegno dell’occidente – che Putin e Kirill si ostinano a definire “aggressore e decadente” e noi invece riteniamo “mondo libero” – dev’essere quello di stare al fianco dell’Ucraina, senza cedimenti, pena il sovvertimento (purtroppo già percepibile) dei valori e del diritto in cui crediamo.
Con l’aggredito!
Mentre scriviamo, martedì 24 febbraio 2026, si sono da poche ore compiuti i quattro anni esatti dall'orrida invasione russa che sta martoriando il popolo ucraino: 1462 giorni di torture al territorio e alla popolazione, incrementate in questi ultimi mesi