L’abbraccio commovente tra il cardinale Matteo Zuppi e Oleg Muslov prigioniero ucraino, liberato 8 mesi fa, ha suggellato questa mattina l’incontro che il presidente della Cei ha avuto con una delegazione di donne e familiari di prigionieri e dispersi di guerra. La delegazione – accompagnata dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash – ha potuto salutare Papa Leone dopo l’udienza generale ed ha consegnato nelle mani del cardinale altri elenchi con oltre 6mila nomi. Nel presentarsi, Oleg Muslov ha detto al cardinale: “Sono stato liberato 8 mesi fa. Faccio fatica a parlare. Non so cosa dire. Ai medici in prigione non interessava se fossimo sani ma solo sapere che eravamo vivi. Potete quindi immaginare in che condizioni ci trattavano”.
“Sono contentissimo che voi siate qui”, ha detto Zuppi nell’accogliere la delegazione. “Voglio ascoltarvi. Sappiate che questa è una casa dove la vostra sofferenza è la nostra sofferenza. Preghiamo che i colloqui possano portare una pace giusta e il ritorno a casa delle persone che voi amate.
“La Chiesa farà tutto quello che può, per favorire il ritorno dei prigionieri e la restituzione delle salme”.
Avete incontrato oggi il Papa e il Papa vi porta nel cuore. Porta nel cuore l’Ucraina e la pace”. Il cardinale ha raccontato di aver visto una foto che ritraeva “una donna che ha potuto riabbracciare suo marito. Questa donna era qui. Spero che ce ne siano tante altre di queste foto e di questi abbracci e che anche voi possiamo abbracciare i vostri cari”. Dopo aver ascoltato per un’ora e mezza le storie di queste donne e della ricerca dei loro cari, Zuppi ha ricordato che oggi, mercoledì 18 febbraio, comincia per i cristiani la Quaresima, “il tempo che prepara la Pasqua. Quello che avete descritto è una lunga Quaresima ma noi aspettiamo la Pasqua che vuol dire pace. Vuol dire riabbracciare la persona che si ama. Vuol dire anche riavere la salma delle persone care. Faremo di tutto e tutte le pressioni possibili perché questa Pasqua avvenga, perché la vostra angoscia e la vostra disperazione possano avere risposta”. “Siate certi – ha aggiunto – che anche noi con voi contiamo i giorni. I vostri mariti, i vostri figli, i vostri fratelli sono anche i nostri. Ogni numero è un nome. Ogni nome è una persona. Ogni persona è un mondo intero. Per questo preghiamo per voi e faremo tutto il possibile perché venga presto la Pasqua della pace”.

Myroslava Yurkiv, associazione “Con la fede nei cuori” (Foto Biagioni/SIR)
Le donne e i familiari dei prigionieri e dei dispersi si sono presentate dal Papa e dal card. Zuppi tutte vestite di nero e con elenchi di nomi che in questo tempo di guerra sono purtroppo triplicati. L’ambasciatore Yurash che le ha accompagnate ha confidato di aver ricevuto dal ministero degli esteri ucraino ben 45 richieste di incontri di questo tipo solo dal 18 settembre scorso fino ad oggi. “Per noi realizzarli è importante ed è una grande parte del nostro lavoro”.

L’abbraccio di Victor Papa Leone dopo l’udienza generale. Suo zio è un prigioniero di guerra (foto vaticanmedia)
La prima a prendere la parola è stata Tatiana Vesniak, madre di un “difensore della città di Mariupol” che è stato catturato. “Le chiedo – ha detto rivolgendosi a Zuppi – di essere per i nostri difensori un baluardo di salvezza e di libertà. Le parlo a nome di madri i cui figli sono prigionieri e ostaggi di condanne illegali. Quando la diplomazia non può fare niente, deve parlare lo Spirito. Sono venuta qui per chiederle di proteggere i nostri figli diventando la loro voce laddove regna silenzio”. Tatiana Adancisk dell’associazione “Guardie di frontiera” di Mariupol, aggiunge: “I nostri familiari sono in prigione da 4 anni. Sono feriti gravemente e malati”. Tatiana dà voce ad una richiesta che è emersa molte volte nel corso dell’incontro e cioè la possibilità di una missione umanitaria che possa permettere alle organizzazioni non governative e alla Croce Rossa di poter accedere ai luoghi di detenzione, accertare chiaramente i nomi dei prigionieri e conoscere il loro stato di salute. Nel gruppo c’è anche Myroslava Yurkiv, coordinatrice dell’Associazione “Con la fede nei cuori” che unisce 1.500 famiglie di prigionieri e dispersi (41ma Brigata). Ha saputo che suo fratello, Mikola, è vivo ma non sa dove è prigioniero. A fianco a lei, c’è il figlio Victor che mostra la foto dello zio. Oggi ha potuto anche abbracciare il Papa. “Quello che vivono le famiglie dei dispersi è un grande dolore”, racconta a Zuppi.
“La nostra vita è rimasta sospesa tra terra e cielo”.
Dal cardinale Zuppi ci sono anche i familiari di giovani soldati morti sul fronte che non hanno ancora potuto riavere il corpo del loro caro. Oksana Borosenko è dell’Associazione prigionieri a Groznyi, capitale della Repubblica di Cecenia, dove anche lì sono stati portati dei prigionieri ucraini ma alle organizzazioni internazionali l’accesso ai luoghi di detenzione e alle informazioni è difficilissimo, se non addirittura impossibile. “La vita umana è preziosa per tutte le religioni e in nome di questo principio – dice Oksana – chiediamo ai leader religiosi di fare il possibile per i nostri cari”. Tatiana Voloshuk dell’Associazione famiglie 95ma brigata dice: “Crediamo che il linguaggio della fede abbia una grande potenza. I nostri difensori sono in prigione ma molti di più sono i dispersi. Non sono un numero. Dietro ci sono vite umane. Chiediamo che la Santa Sede con sua influenza morale possa liberare tutti e trovare informazione sul destino dei dispersi, permettendo l’accesso ai luoghi di detenzione. Non ci stancheremo di cercare i nostri cari”.

