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Kharkiv, il Rosario dei bimbi per la pace. È la nuova generazione che ha conosciuto solo guerra

Nella Cattedrale greco-cattolica di San Nicola a Kharkiv, una ventina di bambini, dai 4 agli 11 anni, con il rosario in mano, in preghiera per una pace giusta in Ucraina. A riprenderli è “Zhyve Tv”. “I bambini vogliono vivere felici” dice suor Olexia. “Ma questo loro desiderio si scontra ogni giorno con la guerra. Ieri abbiamo avuto il funerale di un giovane militare. Aveva una bimba di tre anni”.

Kharkiv, Rosario dei bimbi per la pace (Screenshot da YouTube)

Una ventina di bambini dai 4 agli 11 anni, 34 minuti seduti nella Cattedrale greco-cattolica di San Nicola a Kharkiv, con il rosario in mano, in preghiera per la pace in Ucraina. A riprenderli è “Zhyve Tv”, e sul canale YouTube la trasmissione viene seguita da oltre 10mila persone mentre su fb le visualizzazioni schizzano a 77mila. Siamo ad una ventina di chilometri dalla linea del fronte. I bimbi – insieme al vescovo Vasyl Tuchapets dell’esarcato di Kharkiv – aderiscono all’iniziativa della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina che ogni giorno, alle 20, in una località diversa, recita in collegamento mondiale il Rosario per la pace. Il collegamento da Kharkiv si svolge il 13 gennaio ma proprio quella notte, i russi hanno lanciato sull’Ucraina quasi 300 droni d’attacco, la maggior parte dei quali “Shaheed”, 18 missili balistici e 7 missili da crociera. Ancora una volta, l’obiettivo principale dell’attacco è il settore energetico: centrali elettriche e sottostazioni. Insomma, mentre i bimbi pregano, sui loro cieli è battaglia. Sotto attacco le regioni di Dnepropetrovsk, Zhytomyr, Zaporizhia, Kharkiv e Kherson. “Un giorno fa – racconta da Kharkiv suor Olexia Pohranychma – un drone è entrato in un asilo: per fortuna era vuoto. I russi sparano, lanciano bombe e missili. Ma non sono solo gli attacchi a metterci alla prova. Abbiamo avuto meno di -15 gradi, fa freddo, è inverno, c’è tanta neve. E loro distruggono tutto, così la gente soffre. A Poltava, la città è completamente avvolta nel buio. Per due ore c’è stata la luce, ma alle otto di sera è andata via. Le centrali sono distrutte per metà, forse più della metà. E continuano a sparare”.

Suor Olexia, di cosa le parlano i bambini?
I bambini dicono che vogliono andare a scuola, vogliono giocare. Come tutti i bambini vogliono vivere in pace. Ora c’è tanta neve: vorrebbero uscire a giocare. Ma c’è sempre la paura che possa arrivare un drone o un missile. Se escono, le mamme devono essere sempre presenti, pronte a scappare o a nascondersi.

Le scuole?
Le scuole sono tutte online, purtroppo non funzionano in presenza.

Quindi la vostra chiesa diventa l’unico posto dove possono stare insieme ad altri bambini?
Sì, più o meno. Hanno organizzato scuole sotterranee lungo la linea della metropolitana. A Kharkiv ce ne sono tre o quattro. Ma molti bambini, soprattutto i più grandi, devono studiare online.

Come stanno?

Molti di loro, sono praticamente nati o prima o durante la guerra. Non hanno visto nient’altro che la guerra.

Non sanno cosa significhi vivere in condizione di pace. Vivono con l’idea che un missile o un drone possa arrivare da un momento all’altro. Vengono in chiesa, parlano, vogliono giocare, stare insieme. Per loro è importantissimo giocare. A volte in chiesa urlano, corrono, perché non hanno altri spazi dove poterlo fare.

Quale preghiera hanno voluto rivolgere i bambini alla Madonna pregando il rosario?
Hanno pregato per una pace giusta in Ucraina, perché la pace arrivi presto.

E cosa direbbero a chi ha il potere di raggiungere questa pace?
Direbbero: “Noi siamo bambini, vogliamo vivere tranquilli. Fate qualcosa il prima possibile”. I bambini vogliono vivere felici. Ma questo loro desiderio si scontra ogni giorno con la guerra.

Ieri abbiamo avuto il funerale di un giovane militare. Aveva una bambina di tre anni.

Questa bambina è nata durante la guerra. Anche lei ha visto solo questo. E penso che vorrebbe vivere diversamente, con la sua famiglia, con il suo papà. La guerra le sta togliendo questa possibilità.

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