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S.B. Shevchuk: “Non bisogna rassegnarsi mai alla guerra, è sempre una tragedia”

“Ottobre è stato in Ucraina il mese più sanguinario dell’ultimo anno”, per numero di vittime, ucraine e russe. “Una carneficina”. Ma “all’idea della guerra non ci si può rassegnare” perchè “è sempre una tragedia e come tale deve assolutamente finire in un accordo di pace”. Intervista a Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Il Sir lo ha incontrato a Bruxelles dove è arrivato per partecipare all’assemblea plenaria dei vescovi Ue (Comece) e per incontrare i vertici della Commissione europea nel giorno in cui Ursula Von der Leyen annunciava il primo via libera ai negoziati per l’ingresso in Unione europea di alcuni paesi tra cui l’Ucraina

S.B. Shevchuk parla ai vescovi Ue riuniti in plenaria (Foto A. Di Maio)

(da Bruxelles) “Ottobre è stato in Ucraina il mese più sanguinario dell’ultimo anno”, per numero di vittime, ucraine e russe. “Una carneficina”. Ma “all’idea della guerra non ci si può rassegnare” perchè “la guerra è sempre una tragedia e come tale deve assolutamente finire in un accordo di pace”. A parlare è Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Il Sir lo ha incontrato a Bruxelles dove è arrivato per partecipare all’assemblea plenaria dei vescovi Ue (Comece) e per incontrare i rappresentanti della Commissione europea: Olivér Várhelyi, commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato della Commissione Ue, e Michael Siebert, direttore esecutivo per le questioni legate all’Europa orientale. È di mercoledì 8 novembre l’annuncio fatto in conferenza stampa dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen: con il primo via libera ai negoziati per l’ingresso di alcuni paesi tra cui l’Ucraina, è stata inaugurata una nuova stagione per l’Unione europea.

S.B. Shevchuk presso la sede della Comece (Foto Sir)

Beatitudine, come ha appreso questa notizia?
È forse una coincidenza, ma esattamente 10 anni fa sono venuto qui a Bruxelles con i capi delle Chiese e delle organizzazioni religiose riuniti nel Consiglio pan ucraino. Eravamo venuti qui per dichiarare la volontà del popolo ucraino di ritornare alla famiglia delle Nazioni europee. Avevamo portato ai Vertici europei un documento che portava le firme dei leader delle chiese cristiane e delle comunità ebraiche e musulmane. Oggi quel testo è sottoscritto con il sangue dei figli e delle figlie del popolo ucraino. È per difendere quel progetto europeo che in Ucraina è scoppiata la rivoluzione della dignità e nel 2014 è cominciata l’invasione russa in Crimea e in Donbass. E la causa fondamentale dello scontro militare che noi viviamo oggi, scaturisce proprio dal rinnegamento politico di questa identità di popolo. Oggi sento che finalmente l’Unione europea ha aperto le sue porte. Se questo passo fosse stato compiuto 10 anni prima, forse tante vittime potevano essere risparmiate.

Perché dice così?
L’Europa è una famiglia delle nazioni. Una civiltà, non soltanto un’unione economica. Se non fossimo stati abbandonati al nostro desiderio, se non si fosse privilegiata l’economia alla dignità della persona umana, se si fosse concessa la possibilità al popolo di scegliere, riconoscendolo non come oggetto di negoziato fra Europa e la Russia ma come soggetto del proprio futuro, allora, 10 anni fa, si potevano salvare tante vite umane.

S.B. Shevchuk parla ai vescovi Ue riuniti in plenaria (Foto A. Di Maio)

Che valore, dunque, hanno oggi le parole della Von der Leyen?
Sono un incoraggiamento, anche morale, anche psicologico. Ci dicono che tutte queste vittime che hanno difeso l’identità europea del nostro popolo, non sono state vane. Qualcuno finalmente riconosce chi sono gli ucraini, per cosa vivono e per cosa muoiono.

Cosa rappresenta per voi l’Unione europea?
I valori della dignità della persona, della vita umana. Il bene comune. È chiarissimo che la guerra in Ucraina non è lo scontro fra due nazioni ma fra due progetti. Da una parte c’è la Russia che insegue il ritorno ad un glorioso passato. Il passato di un impero che vuole riconquistare l’Ucraina, sua vecchia Colonia, per riportarla sotto un sistema dittatoriale. Dall’altra c’è l’Ucraina che vuole andare avanti, che guarda al futuro e non vuole tornare indietro.

Di cosa ha paura la Russia?
Se l’Ucraina veramente diventasse un paese libero e democratico, questo rappresenterebbe una forte provocazione per gli altri paesi post sovietici. Sarebbe la prova e la testimonianza che essere liberi è possibile. È una provocazione tremenda.

Si sta parlando molto e giustamente della situazione in Medio Oriente e molto poco della guerra in Ucraina. Che notizie ci sono?Noi viviamo la tragedia della Terra Santa come la nostra tragedia. Siamo molto vicini al popolo israeliano perché come a loro, anche al popolo ucraino si nega il diritto stesso dell’esistenza. E siamo molto vicini ai cristiani di Palestina e dello Stato dell’Israele. È interessante notare che il conflitto in Terra Santa è iniziato il 7 ottobre a seguito dell’azione terroristica di Hamas. In Ucraina, ottobre è stato il mese più sanguinario dell’ultimo anno. I russi hanno sacrificato 1.000 propri soldati ogni giorno e i nostri prigionieri di guerra ucraini sono stati fucilati in massa. Una carneficina. La guerra in Ucraina sta continuando, il rischio è che diventi una guerra silenziata, una guerra dimenticata. Così come succedeva 10 anni fa in Donbass e in Crimea. Tutto questo rende urgente progettare il futuro con un piano diplomatico.

(Foto A. Di Maio)

Si vede poca diplomazia della pace, anche qui in Unione europea. A proposito, come sta andando la missione del card. Zuppi?Stando in Italia per partecipare al Sinodo, ho potuto visitare Bologna e andare a trovare il cardinale. Concordavamo su un fatto: non possiamo abituarci alla guerra perchè la guerra è sempre una tragedia. È anche vero però che ogni guerra finisce con un accordo di pace. E questo accordo di pace può essere tessuto già da noi e già oggi. Abbiamo parlato tanto dei bambini ucraini rapiti dai russi. Questione sulla quale purtroppo per il momento non siamo stati capaci di ottenere nessun risultato. Bisogna insistere, continuare a cercare tutte le vie possibili per liberare questi bambini. Costruire la pace chiede la virtù della perseveranza nel bene. Non bisogna rassegnarsi. La guerra ha una logica viziosa e maligna. Gli uomini che la cominciano, poi ne diventano schiavi. La guerra si impadronisce di tutto e l’uomo che ne cade vittima, non riesce più ad uscire fuori da questa gabbia. Dal punto di vista umano, la situazione potrebbe davvero essere causa di disperazione. Ma se guardiamo ai Padri fondatori del progetto europeo, a Schumann e Adenauer, loro non si sono fatti vincere dalla disperazione ma sulle macerie della Seconda guerra mondiale hanno costruito l’Europa come un progetto di pace europea che ha coinvolto tutte le nazioni. Dobbiamo seguire il loro esempio.

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