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Londra, a Farm Street porte aperte ai senzatetto. Gesuiti e volontari accolgono chi è nel bisogno

Ade Owusu-Ansah, 56 anni, una carriera di successo come manager, ha lasciato il lavoro e si dedica agli homeless della capitale britannica. "Oggi il sorriso delle persone che aiuto dà un nuovo significato alla mia vita", racconta al Sir. Un pasto caldo, il servizio docce, una buona parola. E qualche opportunità per trovare una nuova professione. "Alcune persone vogliono anche sfuggire alla solitudine, integrarsi, trovare un ambiente caldo e accogliente dove possano sentire di appartenere"

(Foto Central London Catholic Churches)

Ade Owusu-Ansah è lì puntuale, ogni mercoledi e sabato mattina, alle 11.30, sulla porta di Farm Street, la chiesa e quartier generale dei Gesuiti a Mayfair, esclusivo quartiere del centro di Londra, per accogliere i senzatetto che cercano un rifugio dal freddo e dai pericoli della capitale. Cinquantasei anni, una carriera di successo come manager in un famoso magazzino commerciale della città; poi la cassa integrazione durante la pandemia le aveva lasciato troppo tempo libero. L’opportunità di fare del volontariato, tra gli ultimi degli ultimi, le ha aperto una nuova vita.

(Foto SIR)

“Ho cambiato opinione sugli homeless”. “Prima la mia giornata era riempita dal fare soldi, non importava come, perché cosi funzionava il mondo nel quale lavoravo. Non provavo alcuna vera soddisfazione umana. Oggi il sorriso delle persone che aiuto dà un nuovo significato, più profondo, alla mia vita”, racconta al Sir. “Ho anche cambiato la mia opinione sugli homeless, molti dei quali sono laureati e hanno avuto, a loro volta, una carriera. Ho scoperto che sono persone come me. Così ho deciso di farmi prepensionare e di dedicarmi a tempo pieno al volontariato. Per la prima volta mi sento in pace con me stessa e mi chiedo come ho fatto a lavorare, per cosi tanti anni, in un ambiente così duro”. “Non tutti i nostri ospiti sono senza casa”, racconta ancora Ade, “ma spesso non hanno nulla da mangiare e, per questo motivo, vengono da noi. Non solo. Vogliono anche sfuggire alla solitudine, integrarsi, trovare un ambiente caldo e accogliente dove possano sentire di appartenere. Alcuni arrivano con una valigia e chiedono se possono farsi una doccia calda. Altri vogliono dei vestiti o chiedono di essere aiutati a compilare una domanda di sussidi”.

Cattolici, anglicani, ebrei insieme. “L’idea di avviare un servizio per i senzatetto è nato con la pandemia perché tutto era chiuso e queste persone non avevano nessun posto dove rifugiarsi”, racconta ancora l’ex manager. “Non potevano entrare nei negozi, nei caffè e neppure nelle chiese. Nelle prime settimane del 2020, a Trafalgar Square, tutte le denominazioni religiose, dai cattolici agli anglicani agli ebrei, hanno unito le forze per offrire un pasto caldo, tè, caffè e panini e anche articoli per l’igiene personale a queste persone. I cattolici provenivano da tre chiese diverse, oltre a Farm street, Saint Patrick, che si trova a Soho Square, e Saint James, a Marylebone, riunite sotto l’etichetta “Central London Catholic Churches”.

Nessun aiuto dallo Stato, ma tanta generosità. Da quella piazza centrale, tra l’agosto e il settembre del 2020, quando la situazione pandemica è migliorata, il servizio per i senzatetto si è spostato, per sei settimane, a Warwick Street, nella chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione, dove gli ospiti hanno potuto contare anche su una doccia calda. Purtroppo ad essere accolte erano soltanto cinque persone per volta perché i volontari dovevano munirsi di protezioni antiCovid e ripulire completamente gli ambienti, un lavoro che portava via molto tempo. Chi arrivava, però, veniva aiutato anche con domande di lavoro, moduli per chiedere i sussidi e i visti necessari per rimanere nel Regno Unito. Da oltre due anni ognuna di queste tre chiese cattoliche del centro di Londra accoglie i senzatetto a giorni e orari diversi. “Purtroppo lo Stato non ci aiuta anche perché non siamo una charity registrata presso la commissione competente. Le autorità locali ci incoraggiano ma senza garantirci alcuna sovvenzione. Possiamo contare soltanto su donazioni di privati che fino ad oggi non sono mancate”, spiega ancora Ade Owusu-Ansah. “A Farm Street i parrocchiani sono molto generosi e facciamo anche iniziative di fundraising”.

Fish and chips e pizza. Il cibo offerto è davvero di prima qualità. Al mercoledi, quando gli ospiti superano la sessantina, c’è il tradizionalissimo “fish and chips”, “merluzzo fritto e patatine”, cucinato da uno dei migliori ristorante londinesi, il “Mayfair Chippy”, mentre al sabato è il “Connaught Hotel”, il lussuosissimo albergo a cinque stelle, che si trova proprio di fronte alla chiesa di Farm Street, a garantire un arrosto e anche un dolce o frutta. Quando c’è la pizza gli ospiti raggiungono la quarantina.

Accoglienza, discrezione e rispetto. Dama, scacchi, Monopoli, un orecchio attento che li ascolti, e anche la possibilità di esprimere i propri sentimenti con la scrittura creativa. “A Farm Street gli ospiti possono parlare dei loro problemi se vogliono”, spiega Ade. “Ma non insistiamo perché lo facciano. Vogliamo accoglierli con discrezione e rispetto senza che si sentano giudicati o costretti a riaprire vecchie ferite”. Sempre a Farm Street, per i senzatetto, ad aprile e ad agosto, sono state organizzate anche due minifiere con datori di lavoro in collaborazione con “Westminster Council”, l’amministrazione locale del centro di Londra, e con Veolia, una multinazionale francese che si occupa di acqua, energia e riciclaggio. Un’altra è in programma per il 25 gennaio e sarà gestita da “Astrea management”, una società di consulenza finanziaria specializzata in investimenti sostenibili. Cinque ospiti hanno già trovato lavoro grazie all’aiuto ricevuto dal personale specializzato di queste aziende.

 

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