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A Mykolaiv è emergenza acqua. Partita la “campagna dissalatori” ma “bisogna fare presto”

Dopo le carovane della pace, la Rete Stopthewarnow fa partire una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per installare a Mykolaiv dissalatori di acqua. La prima cosa che hanno fatto i russi, non solo qui, è stata quella di bombardare e distruggere il sistema di depurazione dell’acquedotto pubblico. Da allora la popolazione non ha più avuto accesso ad acqua pulita e potabile. Ma bisogna fare presto. “Dobbiamo cercare di trivellare i pozzi prima che arrivi un metro di neve e si ghiacci tutto”, dice il coordinatore della Rete, Gianpiero Cofano

(Foto StopTheWarNow)

L’acqua a Mykolaiv esce dai rubinetti piena di sale. A tratti completamente marrone. Inutilizzabile sia per bere sia per pulire, fare lavatrici. È emergenza acqua a Mykolaiv. La prima cosa che hanno fatto i russi è stata quella di bombardare e distruggere il sistema di depurazione dell’acquedotto pubblico. Da allora la popolazione non ha più avuto accesso ad acqua pulita e potabile. È la strategia della guerra: uccidere le persone facendole morire non solo sotto le bombe ma anche di fame e di sete. Per questo #Stopthewarnow, rete di oltre 175 associazioni, movimenti ed enti italiani, ha deciso di agire lanciando una missione: impiantare in città almeno una ventina di dissalatori per garantire circa 120/130 mila di accessi al giorno e soddisfare il fabbisogno locale. “È una richiesta – spiega Gianpiero Cofano, della Comunità Papa Giovanni XXIII e coordinatore della Rete StopTheWarNow – che ci arriva dalla società civile e dalle organizzazioni partner e confermata dalle autorità locali di Mykolaiv. Si tratta quindi di un bisogno certificato”.

Ma bisogna fare presto. “Dobbiamo cercare di trivellare i pozzi prima che arrivi un metro di neve e si ghiacci tutto”, dice Cofano. “Perché le trivelle fanno fatica a scavare con il freddo e le temperature bassissime che si registrano in queste zone in inverno, rendono le istallazioni, la logistica e il lavoro tutto più complicato. Sì, è una lotta contro il tempo”. Oggi Mykolaiv si approvvigiona attraverso le autobotti che arrivano da Odessa e distribuiscono l’acqua alla popolazione in vari punti della città. La Rete di StopTheWarNow è riuscita a installare già due dissalatori. “Ma il nostro obiettivo è riuscire e dare a tutta la popolazione almeno 5 litri di acqua potabile, a testa, al giorno, con micro-dissalatori diffusi in tutta la città”, dice Cofano. “È una richiesta che ci è arrivata anche dalla vice sindaco di Mykolaiv che abbiamo incontrato a fine agosto nell’ultima carovana della pace”. Il dissalatore è un’opera che rimane nel tempo ma soprattutto consente alle persone di raggiungere una fonte d’acqua potabile a qualsiasi ora del giorno e “questo – sottolineano gli operatori di StopTheWarNow – è fondamentale per una città che è sotto bombardamenti costantemente. È quindi anche un problema di sicurezza”.

(Foto: Sir)

Le agenzie di stampa battono ogni giorno notizie di attacchi su Mykolaiv. La regione è sotto assedio. I cieli sono attraversati da MiG, missili, droni. StopTheWarNow ha organizzato fino ad oggi tre carovane della pace. L’ultima si è svolta a fine agosto ed ha portato a Mykolaiv una cinquantina di volontari dall’Italia per condividere nei rifugi la vita della popolazione locale. Sul posto, a garantire una continuità di presenza, sono rimasti alcuni membri dell’Operazione Colomba che fanno oggi anche da collegamento costante con l’Italia. Ma la situazione, negli ultimi 20 giorni, è peggiorata, soprattutto a seguito dell’avanzata ucraina verso i territori occupati. I russi stanno rispondendo con bombardamenti senza uguali. Prima della guerra, Mykolaiv contava 450mila abitanti. Sono rimaste 200mila persone di cui l’80% sono anziani. Tra le vittime, si contano purtroppo anche amici e conoscenti. “A seguito di una bomba a grappolo – racconta Cofano – è morta una signora anziana che conoscevamo. Una bomba è esplosa vicino al centro dove siamo stati. Ci sono allarmi ogni ora su Mykolaiv, di continuo, giorno e notte. I territori che i russi volevano, se li sono presi e annessi in qualche modo ma questo non significa che la guerra è finita. Significa che continueranno a bombardare e massacrare tutto attorno così da garantire un controllo sul territorio conquistato attraverso zone di cuscinetto”.

Per il progetto dei dissalatori, le associazioni hanno costituito una cabina di regia che sarà coordinata da Papa Giovanni XXIII anche perché la Comunità è presente sul posto e può monitorare l’andamento dei lavori. Il progetto ha un costo complessivo di 500mila Euro: tra l’acquisto del macchinario, la sua installazione e manutenzione, un dissalatore costa circa 24mila Euro. Le associazioni che aderiscono alla Rete Stopthewarnow hanno quindi fatto partire in questi giorni una campagna di sensibilizzazione per far conoscere il conflitto e le sue conseguenze e di raccolta fondi. “È quello che si legge nel Vangelo – spiega Cofano -, avevo sete e mi avete dato da bere, avevo fame e mi avete dato da mangiare, in carcere e mi siete venuti a trovare. Per essere vicino a questa gente, siamo andati da loro e abbiamo visto cosa hanno bisogno. Ma l’aiuto non è il nostro obiettivo primario. La nostra missione principale è condividere la sofferenza e stare a fianco di queste persone che soffrono. I nostri non sono aiuti umanitari ma aiuti di pace. Faccio fatica a vedere con ottimismo i prossimi tre mesi…sono molto preoccupato. Il Papa? Dovrebbe andare a Mykolaiv, Kherson, Zaporizhia. Francesco è il papa degli ultimi e ha sempre dimostrato di esserlo in questi 9 anni di pontificato. Il nostro sogno sarebbe quello di portarlo per mano dai nostri anziani che vivono nel rifugio, a toccare le ferite e la carne viva di questo popolo, in Ucraina pellegrino di pace”. Info: info@stopthewarnow.eu

 

 

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