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Ucraina. S.B. Shevchuk: “Oltre 3milioni di bambini vivono ancora in zone di scontro armato. La guerra è una pazzia”

“Una pazzia”. Così Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, definisce l’aggressione armata russa nel suo Paese, utilizzando un termine più volte usato da Papa Francesco e per “declinarlo” - intervenendo ad un incontro promosso ieri sera online della Fiac - ha dato qualche cifra ufficiale delle “conseguenze” drammatiche che questa guerra sta provocando: più di 3 milioni di bambini sono ancora nelle zone dello scontro armato, quasi 2 milioni sono a rischio di vivere sull’orlo della fame

(Foto ANSA/SIR)

“Secondo le statistiche ufficiali, abbiamo in Ucraina più di 3 milioni di bambini che rimangono ancora oggi nelle zone dello scontro armato e non siamo riusciti a far evacuare. Quasi 2 milioni di bambini sono a rischio di vivere sull’orlo della fame. E tutto questo avviene in un paese, nel cuore dell’Europa, considerato il granaio di questo continente, diventato oggi terra dove milioni di persone sono a rischio di fame. La pazzia umana produce guerra e fame”. Parla anche dei bambini, prime vittime dell’attacco armato russo in terra ucraina, S.B. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev, in collegamento ieri sera con il Forum internazionale di Azione Cattolica (Fiac) che alla vigilia della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce e in contemporanea con il viaggio di Papa Francesco in Kazakistan, ha proposto, in sintonia con le chiese di tutta Europa, un incontro di riflessione e di preghiera per la fine del conflitto in Ucraina. Un centinaio di persone hanno seguito l’incontro in più di 20 Paesi in collegamento da Africa, Asia, America e Asia. Libano, Siria, Iraq, Myanmar, Sri Lanka, Bangladesh, Taiwan, Palestina e molte parti del continente africano e americano. “Sono molti i nostri fratelli e sorelle che sono vittima della violenza e della guerra”, ha ricordato il segretariato del Fiac, Rafael Corso. “La debolezza degli organismi internazionali e delle Nazioni Unite, indebolisce l’efficacia delle azioni concrete da mettere in campo per poter mitigare ciò che fanno i tiranni. Abbiamo quindi bisogno di perfezionare e rafforzare le nostre istituzioni per poter aiutare la famiglia umana a crescere nella fraternità universale. Siamo in un mondo chiuso e violento ma noi vogliamo proporre un cammino di speranza e pace duratura e reale per poter dar vita ad un mondo aperto, di pace a tutta l’umanità”. Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina si è presentato come “portavoce umile di un popolo sofferente”. “Mai avrei pensato – dice – di vedere con i miei occhi la capitale della mia patria in fiamme e missili sparati dai russi contro la popolazione civile. Mai avrei immaginato di vedere persone torturate e fucilate nelle fosse comuni, intere città e villaggi distrutti, rasi al suolo. Una terra che nella storia era chiamata il granaio dell’Europa è diventata una terra che conosce una catastrofe umanitaria”.

I ”numeri” della guerra. L’arcivescovo ha quindi dato qualche “numero” per descrivere quanto sta succedendo oggi nel suo Paese. Secondo le statistiche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dal 24 febbraio fino al 7 settembre di quest’anno, oltre 12 milioni di persone hanno varcato la frontiera ucraina diventando “rifugiati”. Oltre 9,8 milioni di civili sono entrati nei paesi dell’Unione europea. Più di 4 milioni di ucraini hanno chiesto protezione temporanea in UE e più di 7 milioni di cittadini ucraini sono stati registrati (sempre nei paesi Ue) come profughi. Secondo il ministero ucraino per le politiche sociali, oggi nel Paese sono 4,5 milioni gli sfollati interni. Mettendo insieme queste cifre, quasi 18 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case, “persone alle quali la guerra ha cancellato la storia precedente”. Sempre secondo i dati ufficiali, in Ucraina sono stati distrutti più di 130mila edifici e quindi 3,5 milioni di persone si trovano oggi senza un posto dove tornare perché la loro casa non c’è più. 4,5 milioni di persone ha perso l’accesso libero alle fonti d’acqua perché metodicamente i russi hanno distrutto le infrastrutture vitali delle città. In molte zone dove sono in corso i combattimenti, l’acqua è contaminata. Ufficialmente si parla di più 5.500 civili uccisi e circa 9.000 feriti. Ma questa cifra non corrisponde alla realtà”, mette in allerta l’arcivescovo. Solo nella città di Mariupol sono stati uccisi più di 200mila persone civili che ora giacciono nelle fosse comuni o non hanno avuto una degna sepoltura. “Dietro questi numeri – commenta Shevchuk – vedo donne, bambini, persone anziane”.

La minaccia nucleare. Ogni giorno missili, razzi, bombe e colpi di artiglieria. “La Russia continua a distruggere la nostra terra ma la minaccia più grande adesso che sta preoccupando tutto il mondo, sono le centrali nucleari che abbiamo in Ucraina”. Anche Sua Beatitudine si dice molto preoccupato, in particolare per la situazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia che “è caduta sotto l’occupazione russa e rappresenta una grande minaccia che può scoppiare in ogni momento”. Da qui la denuncia: “L’Esercito russo ha convertito questa centrale elettrica nucleare in un magazzino di armi e in camera di torture. Tante volte si è parlato di un urgente bisogno di demilitarizzazione di questa centrale ma non è successo nulla. Anzi, la Russia ha dichiarato di essere pronta a colpite anche le altre centrali nucleari presenti in Ucraina. Ma se questo avviene, l’Ucraina, terra conosciuta per il disastro di Chernobyl, sarà teatro di una catastrofe molto più grave. Se i missili russi distruggeranno queste centrali, l’Ucraina rischia di diventare un deserto. Questo dimostra dove può arrivare la pazzia umana oggi”.

“Dobbiamo saper guardare il volto dell’uomo e della donna sofferente dei nostri tempi”, dice Shevchuk, “e non avere paura di toccare le piaghe, i dolori, le lacrime del popolo ucraino, sapendo che oggi nel mondo sono tanti i paesi in cui le persone soffrono della guerra. È difficile se non impossibile con le parole umane esprimere tutto il dolore e tutta la sofferenza. Risuona oggi il grido di Gesù crocifisso, Padre mio, perché mi hai abbandonato?”. “Ma il popolo ucraino resiste, combatte e prega” perché “la nostra fede è la fonte della nostra speranza. Se uno guarda l’Ucraina con occhi umani, piange. Ma se alza gli occhi e contempla la Croce, gioisce. Perché sarà dalla Croce che ci verrà la fonte della vita. Questa Croce che viene innalzata oggi, in Ucraina, è per noi come la radice dell’albero della vita”.

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