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L’Europa c’è, i soldi arriveranno. Riprende la marcia dell’integrazione politica

Il Consiglio europeo vede i Ventisette uniti nella risposta alla pandemia, con un piano complessivo che sfiora i 1.800 miliardi. Fondi condizionati al rispetto della democrazia. Intesa anche su riduzione delle emissioni e trasformazione digitale. Brexit: Londra se ne va, ma nessuno la segue... Intanto prende forma una nuova politica fiscale su scala comunitaria.

Una riunione del Consiglio europeo (foto SIR/European Council)

Accordo, intesa; parole magiche in sede europea, che seguono negoziati, tira-e-molla, bluff. Con il Consiglio europeo, iniziato ieri e proseguito oggi, giunge il via libera al Quadro finanziario pluriennale e al Next Generation Eu, con il quale l’Unione europea affianca gli Stati membri e li sostiene nella risposta alle ricadute economiche, occupazionali e sociali alla pandemia, cogliendo l’occasione – mediante una pioggia di finanziamenti – per svecchiare l’Europa sulla strada del Green Deal e della trasformazione digitale. Un’intesa di massima è stata inoltre raggiunta sul taglio del 55% delle emissioni inquinanti entro il 2030. Non è mancata una posizione comune verso il Brexit: le trattative con Londra sono ancora aperte, il premier britannico – preso tra tragica diffusione del Covid che dapprima aveva sottovalutato, recessione economica e asfittico isolazionismo – finge di fare la voce grossa, ma intanto l’Ue, unita su questo fronte, si prepara al no deal. Dal 1° gennaio il Regno Unito sarà, per sua scelta, un Paese terzo.
Leader nazionali e cariche Ue si sono impegnati in dichiarazioni roboanti per sottolineare l’ok al Qfp e al Next Generation Eu: necessaria ancora una volta si è rivelata l’autorevole mediazione di Angela Merkel, nella veste di presidente di turno del Consiglio dei ministri Ue. Si trattava di far rientrare il possibile veto di Ungheria e Polonia, recalcitranti sul condizionare i fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto e dei principi della democrazia, così come stabiliti nel Trattato Ue.

Sul tavolo restano le cifre, consistenti: 1.074 miliardi del bilancio pluriennale 2021-2027, sbloccato il quale può decollare anche il piano di ripresa da 750 miliardi (209 dei quali all’Italia tra prestiti e denaro a fondo perduto da investire per salute, coesione sociale, istruzione, ricerca, imprese, innovazione, digitalizzazione, infrastrutture, ambiente), valido per tre anni.
Il tutto – con un ammontare che sfiora i 1.800 miliardi di euro – dev’essere ora sottoposto al via libera del Consiglio dei ministri Ue e dell’Europarlamento, e ottenere l’approvazione dei parlamenti nazionali.

Una corsa contro il tempo, ma non dovrebbero esserci sorprese.

I soldi, correlati al rispetto di dettagliati piani nazionali, arriveranno nei prossimi mesi. Miliardi – raccolti sui mercati grazie alla emissione di titoli europei – che si aggiungeranno a quelli della Banca europea per gli investimenti, al Mes (fondo per l’emergenza sanitaria), al Sure (fondo per contrastare la disoccupazione).
Come sempre non mancheranno nuovi ostacoli sul cammino europeo, ma ieri si è compiuto un ulteriore, piccolo passo verso l’integrazione politica, oltre che economica. I principi dello stato di diritto vengono ribaditi e posti sotto il controllo della Corte di giustizia; un Paese membro, il Regno Unito, purtroppo se ne va, senza che nessun altro lo segua; si serrano le fila per fronteggiare l’emergenza sanitaria (vaccini compresi) ed economica; si stabilisce che il cambiamento climatico è un problema comune e che richiede una conversione ambientale. Nel frattempo, e contravvenendo a un “dogma” storico, l’Ue emette titoli sicuri – che vanno a ruba a livello internazionale perché garantiti dal Qfp – avviando la costituzione di un debito pubblico europeo e inaugurando una nuova stagione per la politica fiscale europea. Così la stessa Ue, mentre sostiene gli Stati nella crisi, può progressivamente affrancarsi dal loro controllo mediante una raccolta di capitali freschi sui mercati finanziari.“Occorre un’Europa più efficiente”, si dice spesso. “Un’Europa più vicina ai cittadini”. Questi sono segnali positivi.

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