Repubblica Ceca: segnali di risveglio della fede in una terra secolarizzata

L'Istituto Stem ha effettuato una ricerca su vari aspetti della fede e l'atteggiamento nei confronti delle chiese. Il 31% degli intervistati si dichiara ateo; stessa percentuale per chi afferma di appartenere a una confessione cristiana, e tra questi la maggioranza è cattolica. Pochi i matrimoni e i funerali celebrati in chiesa, eppure si riscontrano elementi di ripresa del senso religioso. I commenti del card. Dominik Duka, arcivescovo di Praga, e di Stanislav Pribyl, segretario generale della Conferenza episcopale ceca

Il card. Duka con Papa Francesco (foto SIR/Marco Calvarese)

La Repubblica Ceca è considerata uno dei Paesi più “secolarizzati” d’Europa. Secondo l’ultima indagine condotta dall’Istituto di sondaggi Stem, un terzo dei cittadini cechi e moravi si definisce credente. È poco o molto? Il retaggio negativo di decenni di totalitarismo comunista è tuttora presente e la fede e il comportamento religioso delle persone sono messi in discussione dalle correnti laiciste e consumistiche contemporanee. Ma nonostante questo, il cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga, ritiene che non ci sia motivo per essere scettici: “la civiltà occidentale non può negare le sue radici cristiane, pena la negazione della propria identità. La nostra nazione non ha perso la sua fede nonostante le turbolenze del XX secolo”. A questo proposito, la tradizione ha il suo peso: ad esempio quasi la metà degli intervistati ha dichiarato di non poter concepire il Natale senza recarsi in chiesa. “La celebrazione cristiana del Natale incarna una tradizione di cui la nostra nazione è orgogliosa, e le chiese richiamano un gran numero di persone in quel periodo dell’anno. Ciò è in parte dovuto alla prima traduzione completa della Bibbia in lingua ceca, la Bibbia di Leskovec, che ha dato vita alla tradizione popolare del suggestivo Natale ceco e alla creazione di presepi che annunciano il lieto evento”, secondo le parole del cardinale Duka.

Celebrazioni religiose. I dati mostrano che sempre più persone desiderano cerimonie religiose per eventi importanti come matrimoni o funerali. Molte coppie di fidanzati tendono a rinunciare alla scelta del matrimonio civile optando per una liturgia religiosa, più intima. “Con il sacramento nuziale, gli sposi si promettono reciproco amore, rispetto e fedeltà, aspetti sicuramente più concreto e garanzia di maggiore stabilità”, spiega Stanislav Pribyl, segretario generale della Conferenza episcopale ceca. La celebrazione religiosa delle esequie è scelta nel 20% dei funerali e anche i cristiani non praticanti pongono l’accento sul fatto che la dipartita della persona amata debba avvenire nello spirito della vita eterna.

Una parte della vita. Dai risultati dell’indagine emerge che l’adesione alla fede cattolica non è circoscritta a un gruppo sociale, economico o educativo in particolare. In generale, la fede rappresenta una parte significativa della vita di coloro che sono impegnati socialmente, con un profondo senso di solidarietà e sussidiarietà e un approccio alla vita orientato in senso positivo. Sono generalmente persone attive nella sfera pubblica, mostrano interesse per la politica, partecipano alle elezioni e sono soddisfatte del loro status sociale. Secondo l’indagine Stem, il 31% degli intervistati si definisce appartenente a una confessione cristiana, con la Chiesa cattolica al primo posto (28%). “La Chiesa ha sempre accolto chiunque. Siamo felici che la gente venga in chiesa durante tutto il corso dell’anno, ma il Natale fornisce una motivazione profonda di festa, e siamo lieti di accogliere anche i visitatori occasionali”, sottolinea Stanislav Pribyl. Continua: “le persone che hanno a cuore il mondo circostante sanno che Dio rappresenta una parte inseparabile della vita. La fede offre alle persone la possibilità di sentirsi felici di se stesse e della propria esistenza”.

Differenze sostanziali. Le Chiese in veste di istituzioni sono ritenute “utili” dal 40% degli intervistati, con un aumento del 3% rispetto alla ricerca del 2018. L’approccio più positivo nei confronti delle chiese è stato registrato nella Moravia, tra le persone di età superiore ai 45 anni e con un livello di istruzione più elevato. I giovani senza particolari percorsi di vita, le persone con un basso livello di istruzione e gli abitanti di aree segnate da un passato travagliato, come ad esempio la regione della Boemia settentrionale e dei Sudeti, hanno in maggioranza una percezione negativa delle chiese. Differenze sostanziali si riscontrano invece in termini geografici per quanto riguarda il rapporto con Dio e con la religione. Mentre nella regione di Zlin (Moravia meridionale) il 50% degli intervistati dichiara di credere in Dio, nella zona che comprende Usti nad Labem (Boemia settentrionale confinante con la Germania) le percentuali si attestano intorno al 6%.

Un terzo si dichiara ateo. Oltre il 35% degli intervistati dichiara di avere “una fede intima in Dio”: questo dato è rimasto pressoché invariato nell’ultimo decennio. La percentuale scende al 25% per quanto riguarda la religione “istituzionale”, dato sostanzialmente stazionario dalla rivoluzione di Velluto del 1989. Il 17% si dichiara “indeciso/a” a questo riguardo mentre 31% dei cittadini cechi dichiara di essere ateo.

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