Difesa e sicurezza comune: prossimo decisivo progetto europeo

Qual è il passo avanti che potrebbe dare all’Unione europea un nuovo slancio e un’ulteriore stabilità politica? Probabilmente non è il “green deal” che la Commissione ha annunciato come risposta alla sfida del cambiamento climatico, perché si tratta di un programma che può essere portato avanti senza ulteriori sviluppi delle istituzioni e delle procedure. Invece, il prossimo progetto probabilmente riguarderà la sicurezza e la difesa, la questione oggi più scottante per gli europei, per una serie di ragioni

L’unificazione dell’Europa non è una condizione, ma un movimento. E finché continuerà questo movimento, c’è speranza che esso raggiunga l’obiettivo, vale a dire l’unità politica del continente. Il cammino verso questo obiettivo, negli ultimi 70 anni della storia europea, è stato ripetutamente sollecitato e portato avanti da progetti che di volta in volta hanno fatto convergere singoli settori della vita politica ed economica degli Stati e dei popoli coinvolti in questo processo, per condurli a un nuovo ordine democratico, in un regime comune.
L’attenzione si è sempre concentrata su settori nei quali, in relazione agli interessi dei partner e all’urgenza delle questioni, ci si poteva aspettare il massimo grado possibile di consenso e di effetto vincolante. Già gli inizi del movimento di unificazione sono stati segnati dall’integrazione settoriale. Alla luce dell’esperienza della guerra, avvenuta solo pochi anni prima dell’inizio del processo di integrazione, il carbone e l’acciaio erano decisivi: nacque la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (1951), che avrebbe dovuto definitivamente impedire agli Stati membri di tornare a fronteggiarsi in guerra. Era un modo istituzionalizzato per salvaguardare la pace.
Negli anni ‘60, è stata la politica agricola comune che, in relazione alla sicurezza dell’approvvigionamento, ma anche per la sua importanza per gran parte della popolazione, doveva fornire una nuova base affidabile a questo settore per far fronte agli sconvolgimenti che lo attraversavano. Negli anni ’90, l’esempio più evidente è l’unione monetaria. Ma nel frattempo ci sono stati altri sforzi, non sempre riusciti o completati: si pensi ad esempio alla comunitarizzazione della politica regionale, della politica ambientale, della politica dei trasporti e di quella industriale.
E oggi? Qual è il prossimo progetto che potrebbe dare all’Unione europea un nuovo slancio e un’ulteriore stabilità politica? Probabilmente non è il “green deal” che la Commissione ha annunciato come risposta alla sfida del cambiamento climatico, perché si tratta di un programma politico che può essere portato avanti senza un ulteriore sviluppo delle istituzioni e delle procedure.
Invece, il prossimo decisivo progetto probabilmente riguarderà la sicurezza e la difesa, che al momento è la questione più scottante per gli europei per una serie di ragioni. Finché gli europei hanno percepito gli Stati Uniti d’America come un affidabile potere protettivo e un alleato con cui si condividono gli stessi principi, hanno sopportato che la loro sovranità in ambito sicurezza e difesa fosse molto limitata. L’indebolimento della Nato, avendo gli Stati Uniti voltato le spalle alle loro convinzioni e ai loro impegni multilaterali ha, tuttavia, portato oggi a un’incertezza che ha alimentato in Europa il desiderio di emancipazione, nonché l’ambizione, insieme alla volontà, di assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. A questo si aggiungono le nuove minacce che derivano dalle politiche espansive della Cina e dal comportamento aggressivo della Russia. Gli alti costi della difesa imporrebbero dunque un approccio comune nell’utilizzo delle risorse umane e materiali.
La nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, quando era ministro della difesa in Germania, insieme al collega francese, aveva messo in campo diverse iniziative in questa direzione: l’istituzione di una “capacità militare di pianificazione e di leadership”, l’istituzione di un “Fondo europeo di difesa” e in particolare l’introduzione della “cooperazione strutturale permanente”. Questi sono elementi importanti di una Unione europea indipendente per la difesa.
È molto improbabile che Ursula von der Leyen nel suo incarico europeo non porti avanti questa linea. Dovrà anche attingere all’esperienza del progetto della Comunità europea di difesa dei primi anni ‘50, che però all’epoca fallì perché i tempi non erano ancora maturi.

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