In questa Domenica delle Palme, che apre la Settimana Santa verso la Pasqua di Risurrezione, ci sono due elementi focali nella storia liturgica e nella tradizione popolare: la trionfale processione d’ingresso con le palme, che per molte comunità sono concretizzate nei più familiari rami d’ulivo, che poi le famiglie portano a casa come invocazione e auspicio di pace; la solenne lettura della Passione – quest’anno secondo Matteo – che dà anche l’altro nome liturgico alla domenica come “Passione del Signore” e che imprime il tono a tutta la Settimana fino al culmine del Venerdì Santo con l’intenso ricordo della morte di Cristo e della sua sepoltura fino al buio del Sabato Santo anelante alla luce pasquale. Due elementi, la “passione” e la “pace” che ben s’inseriscono nella storia di ognuno e nella storia dei popoli, specialmente in questo nostro tempo: la realtà di una “passione” che si moltiplica nella sua tragicità, nelle più diverse situazioni e soprattutto nelle tante guerre scatenate dalla mente malata degli uomini, e il bisogno e desiderio di “pace” insito nel cuore di ogni persona e quanto mai urgente nella vita dell’umanità. Di un “mondo in fiamme” ha parlato anche il presidente della Conferenza episcopale nella sua prolusione al Consiglio permanente, lunedì scorso, riportando le parole angosciate del papa e invitando i capi delle nazioni a dargli finalmente ascolto per non far precipitare la terra in un baratro. La guerra in Medio Oriente, in modo estremo – per la sua obiettiva pericolosità di grande miccia esplosiva -, definita domenica da Leone XIV “uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio”; ma anche tutte le altre guerre a cominciare da quella dell’Ucraina che rischia addirittura di essere dimenticata, mentre continua a protrarre da oltre quattro anni la “passione” sempre più stremante di un intero popolo, a tutti gli altri focolai nel mondo, dove sembra quasi perpetuarsi – nel silenzio e nell’abbandono – la “passione” di uomini e donne, anziani e bambini che continuano a “patire” senza prospettive di sosta. E anche tutte le altre situazioni di “passione”, ugualmente lacerante, diffuse nella vita quotidiana, cui anche il card. Zuppi accennava e che ben conosciamo un po’ tutti: i migranti con le loro tragedie nel “mare nostro” o ai nostri confini nordorientali, il tasso di povertà che aumenta in Italia, persino la “fuga dei cervelli” dalla nostra nazione, indice di un disagio profondo a cui non sembra esserci risposta; e, d’altro canto, gli anziani soli, le famiglie in tanti modi ferite, quanti non trovano o perdono il lavoro, quanti cercano casa inutilmente perché troppo onerose, tutti coloro che vivono condizioni di marginalità. E’ davvero un “mondo di passione” quello in cui siamo immersi, un mondo in cui le ceneri del Mercoledì ispirano al cardinale la metafora di “un mondo che brucia” provocando le ceneri di “intere città disintegrate dalla guerra”, quelle del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli fatti a pezzi, quelle degli ecosistemi violentati e della concordia fra le persone derisa, quelle di antiche sapienze locali e del pensiero critico irrisi, quelle infine anche del “sacro che abita in ogni creatura”. In questo mondo di fuoco, di cenere e di “passione” la Chiesa e il cristiano sono chiamati a portare luci di speranza nel segno della riconciliazione e dell’unità andando incontro ad ogni persona. Un compito immane e capillare che mai potrà essere assolto pienamente ma che interpella di continuo e che anche e proprio questa Settimana ci invita a fare nostro, ad immagine del Cristo Signore che affronta la derisione, la passione e la morte seminando germi di perdono, di amore e di risurrezione. Dalla “passione”, dunque, la “pace”: quella interiore di chi cerca di seminare sempre e dovunque il bene, lenendo le sofferenze e asciugando le lacrime di chi incontra; e quella di popoli che possano intravvedere un futuro migliore, impegnati – a cominciare dai capi, fino all’ultimo uomo di strada – nel dialogo e nella concordia. Palme o rami d’ulivo che possano annunciare la primavera dei sentimenti e dei cuori, dei pensieri e delle parole, anche nella nostra vita di ogni giorno, nell’uso dei social e negli incontri quotidiani, nelle famiglie e nelle comunità. Consapevoli che il maligno continua a insidiare la vita dell’umanità, ma può essere sconfitto come ci ha dimostrato il Risorto.
(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

