Domenica 5 aprile – Pasqua

Buona Pasqua ai lettori: Cristo è risorto, è veramente risorto: “Christos Anesti” (Χριστός ἀνέστη) significa “Cristo è risorto” in greco, e  “Alithos Anesti”, in tutte le lingue rivolgiamo il nostro saluto di pace e di Resurrezione. La Pasqua è  davvero il passaggio di tutta una vita dove  facciamo esperienza di dolore, ma anche di gioia per la resurrezione.

Siamo allegri e cantiamo alleluia oggi perché  sappiamo che è  risorto, lo hanno visto risorto. Noi celebriamo la gioia di chi lo ha incontrato e lo ha comunicato: abbiamo visto il Signore, dicono le donne, e vi precede i Galilea.

Nessuno lo ha mai visto risorgere né tanto meno il suo corpo è stato trafugato, ma i discepoli e le donne lo hanno incontrato e di questo noi siamo testimoni. La luce che si accende dal fuoco pasquale della Veglia è  il primo bagliore di speranza e di pace. Nei Vangeli il racconto delle apparizioni ci  dice quanto sia importante incontrare Cristo nella nostra vita. Gesù  si mostra prima a Maria di Magdala e la invita a non trattenerlo, poi a porte chiuse vede i discepoli e si mostra a Tommaso nella seconda domenica in Albis. Cristo risorto è irriconoscibile per chi si ferma al passato e non guarda con gli occhi della fede. La fede è un cammino lungo la via (odos) che si alimenta e fa ardere il cuore come ai discepoli di Emmaus: non ci ardeva il cuore mentre camminava con noi e ci spiegava le scritture e lo riconobbero allo spezzare del pane (Lc 24, 13-53).

Il canto dell’exultet o preconio Pasquale ci ricorda la felix culpa che meritò un cosi grande Salvatore Gesù  Cristo. Gesù  Cristo il Risorto è venuto a chiamare Adamo negli inferi a farlo risorgere come un giorno  le tombe si apriranno e saremmo tutti  risorti nel corpo e nello spirito. La resurrezione di Cristo è la certezza escatologica per tutti i viventi e i fedeli in Cristo. Non siamo figli della morte ma della vita che si apre attraverso  la pietra ribaltata e il sepolcro vuoto. La vita del Risorto  dischiude la morte e ci fa sperare le cose future.

In questo scenario pasquale ricordiamo anche chi rimane nella tomba per via del proprio egoismo e della violenza. Le guerre di oggi non  ci  aiutano a sperare, tuttavia non temiamo perché, come diceva  don Tonino Bello,  prima o poi  verrà  per tutti il giorno della deposizione dalla croce e saremo vincitori con il primo vincitore Cristo Gesù. Non fermiamoci al sepolcro ma guardiamo avanti.

In questa Pasqua siamo chiamati a diffondere come uno speaker la voce di chi ha visto, e tanto più lo incontriamo tanto più diventiamo credibili. La Pasqua è un evento passa parola che fa nascere la chiesa. Diventiamo anche noi eco di pace e di vita a quanti sono ancora nelle tenebre e regaliamo agli altri non solo l’uovo di Pasqua  ma un segno concreto, un abbraccio di pace, la consolazione di un perdono ritrovato   che ci faccia sentire che Lui esiste ed è veramente risorto Alleluia.