Domenica 7 maggio – V di Pasqua

Ascoltiamo oggi un Vangelo meraviglioso dove Gesù dice: “non sia turbato il vostro cuore”. Qui, quando si fa riferimento alla parola “turbamento” non è semplicemente un dubbio intellettuale, emotivo, ma Giovanni usa il verbo “tarasso”, che significa uno “sconvolgimento” che ci dà instabilità. Di fronte a ciò che ci sconvolge Gesù dice: “abbiate fede”, appoggiatevi. Essere cristiani non è questione di non avere problemi, ma di fidarsi.

C’è turbamento e turbamento nella vita. C’è un turbamento che chiude e un turbamento che apre per entrare. Per andare da qualche parte bisogna uscire da un’altra parte, avere un Amore che vince ogni giorno la morte.

Tommaso ha capito che per amare bisogna morire. È anche disposto a morire per il Signore, ma pensa che con la morte finisca tutto, non vede il passaggio nella morte. Il Cantico dei Cantici, invece, dice:” forte come la morte è l’amore”, si può morire solo se c’è la risurrezione.

Nell’Ultima Cena, Leonardo da Vinci ha dipinto Tommaso con il dito alzato. Potremmo dire che Tommaso non ha toccato solo le piaghe, ma ha toccato il cielo nelle piaghe. Non si può smettere un attimo di toccare il cielo nelle piaghe sennò tocchiamo solo le piaghe e allora come facciamo? Proveremo a rispondere con l’intelligenza? Ma vincerà la morte… Proveremo a rispondere difendendoci? Ma ugualmente vincerà la morte. Solo se nelle nostre vite si innalzerà l’amore risorto, il Crocifisso Risorto, allora resteremo in piedi.

Chi è il Crocifisso? Un perfezionista? Un vincente? Uno che ama a condizione?  No!  Il Dio vero. Il mio Salvatore è più forte della mia solitudine e della mia paura

Comprendiamo, allora, che queste “molte dimore”, che sono nella casa del Padre, non sono delle sedie, degli appartamenti o delle suites, ma è “una casa”, un luogo compiuto.

La Pasqua non è Gesù che risorge per aggiustarci la vita per sopravvivere all’istante, al momento, ma per farci vivere tutto come una strada verso la dimora. Diceva la Seconda Lettura che i fatti della vita o sono pietra d’inciampo o sono pietra per costruire.

Non si tratta di essere bravi o di essere forti, è Lui che ci viene a prendere, che ci viene a cercare.

La dimora è la fede che ci fa stabili, anche nelle situazioni più assurde, e ci apre il Cielo. Non si tratta di cercare piccole soluzioni, ma “la Soluzione”. Cercare il Cielo, come vivere secondo il Cielo, così come rispose Chiara Corbella a suo marito Enrico Petrillo, quando le chiese: “è davvero dolce questo giogo?”.  “Sì! È così dolce”: la strada è Cristo.

Filippo chiede “Mostraci il Padre” e Gesù risponde: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”; anzitutto Cristo è la strada ma la strada non è un Gps, una mappa, è la relazione con Lui. La Verità, allora, è lasciarsi condurre da Lui nelle cose e vedere che Lui sa trasformare ogni luogo in Vita: Lui compie le sue opere in noi, come Lui è nel Padre.

Le opere di Cristo sono il segno della Vita del Risorto in noi e in ogni Santo: ogni “no” e ogni “si” che piega il nostro uomo vecchio all’Amore di Dio, mi fa fare il salto di qualità.

E quando sai che il vino buono arriva dopo non molli, perché sai che c’è la Grazia che ci insegna ad essere di casa con Dio nella vita.

 

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