Domenica 17 ottobre

Possiamo immaginare con quale grande desiderio e ardore i due fratelli Giacomo e Giovanni si siano avvicinati a Gesù, chiedendogli la gloria e l’onore per sedere l’uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. Ogni desiderio umano nasce sempre da una buona radice, ma bisogna essere accorti che, nel perseguirlo, non si verifichi una deviazione tale da renderlo, al contrario, cattivo. Ogni persona, infatti, desidera diventare importante per qualcuno, e questo è più che lecito; bisogna, però, stare molto attenti al modo in cui concretamente si persegue un siffatto anelito. Il Vangelo di oggi presenta molti parallelismi con quello del giovane ricco. Vi è una differenza sostanziale riguardo al cammino della fede, che consiste nell’accompagnare il Maestro o nel seguirlo. I discepoli, sottolinea l’evangelista, si avvicinano a Gesù: i due, pur essendo nella cerchia dei dodici, si manifestano spiritualmente lontani dal Signore. Il giovane ricco richiede per sé un precetto in più, i due fratelli, invece, pretendono che si realizzi quanto da loro desiderato. Gesù, in questo brano, manifesta un comportamento diverso rispetto a quello avuto con Pietro, in quanto conosce bene come siamo fatti, e in ciascuno di noi intravede, al di là delle nostre storture, la buona radice, da cui prende forma il nostro desiderio. Ribadisce per la terza volta la finalità della sua missione, la quale non si compirà secondo la logica della gloria umana, ma secondo quella della croce. Sedere alla destra e alla sinistra di Gesù è possibile. Non va dimenticato, però, che il suo trono è la croce: quei posti, dunque, sono destinati solo a coloro che sapranno farsi carico della sua croce per poi seguirlo. Giacomo e Giovanni, nel momento in cui Gesù viene catturato, scapperanno via per paura. Bisogna rifuggire dunque dall’imporre a Dio il nostro volere, pensando di essere in grado di comprendere, da noi stessi, cosa ci rende felici. Il Signore ci insegna ad accettare il volere del Padre, poiché tramite la logica della croce realizza la nostra felicità.

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