L’ultima volta che un Pontefice avrebbe dovuto varcare la soglia della Sapienza era il 17 gennaio 2008. Non accadde: Benedetto XVI fu costretto a rinunciare all’inaugurazione dell’anno accademico dopo la lettera di 67 docenti che lo dipingevano come “nemico della scienza”. Diciotto anni dopo, un altro Papa farà ingresso tra le mura dell’ateneo. Leone XIV si recherà all’Università La Sapienza di Roma il prossimo 14 maggio, riannodando un dialogo interrotto da quasi vent’anni. La rettrice Antonella Polimeni ha accolto la notizia come segno di speranza in un momento di forti tensioni internazionali. Quella tra il Papato e lo Studium Urbis – fondato da Bonifacio VIII il 20 aprile 1303 con la bolla In supremae praeminentia dignitatis – è una vicenda di legami sette volte secolari, attraversata da continuità, fratture e tentativi di ricucitura.

(Foto SIR)
Dalla bolla del 1303 alla svolta di Paolo VI
Per oltre cinque secoli i Papi non “visitarono” la Sapienza nel senso moderno del termine, perché ne costituivano il vertice gerarchico e la fonte di legittimazione giuridica. Sotto Leone X arrivarono a Roma i grandi studiosi europei e venne introdotta la moderna farmacologia; con Alessandro VII Chigi l’ateneo si trasferì nel monumentale complesso di Corso Rinascimento, arricchito dal genio di Francesco Borromini e dalla Biblioteca Alessandrina. La fine del potere temporale, nel 1870, segnò una cesura traumatica: per decenni i Pontefici non misero piede tra le mura dell’università, divenuta simbolo della laicizzazione della cultura nazionale.
La rottura del silenzio porta la firma di Paolo VI, che il 14 marzo 1964 fu il primo Papa a varcare la soglia dell’ateneo dopo l’Unità d’Italia.
Montini si presentò non come sovrano, ma come “antico alunno ed amico”, rivendicando con commozione gli anni trascorsi presso lo Studium Urbis. Nel suo discorso utilizzò la metafora delle due luci convergenti: fede e scienza non come alternative, ma come fiamme destinate a una “simbiosi” necessaria. Trent’anni più tardi, il 19 aprile 1991, Giovanni Paolo II tornò nel piazzale della Minerva per un incontro che divenne un evento di massa. Il Papa polacco aveva ricevuto e analizzato oltre 500 domande scritte dagli studenti, ed esortò i giovani a costruire una “civiltà dell’Amore” e a “non avere paura”.

(Foto ANSA/SIR)
Dalla ferita del 2008 alla riconciliazione di oggi
Il riconoscimento più solenne arrivò il 17 maggio 2003, quando la Facoltà di Giurisprudenza conferì a Wojtyła la laurea honoris causa per il settimo centenario dell’ateneo. Tornando alla vicenda del 2008, il pretesto della contestazione era una citazione del 1990 in cui Ratzinger aveva richiamato Paul Feyerabend sul processo a Galileo, in realtà per illustrare la crisi della ragione moderna.
Il discorso mai pronunciato, reso pubblico dalla Santa Sede, ruotava attorno alla domanda “che cos’è la verità?” e si presentava come un’apologia del ruolo dell’università nella ricerca del senso ultimo delle cose.
Quella ferita ha segnato per anni il dibattito pubblico italiano sul rapporto tra fede e laicità. Papa Francesco non ha effettuato visite ufficiali al campus, ma nel maggio 2022 ha ricevuto Polimeni richiamando il “rapporto nativo” tra la Chiesa e l’istituzione universitaria. Ora la visita di Leone XIV si inserisce in questo solco. Il programma prevede l’arrivo alle 10.20 nella cappella “Divina Sapienza”, il saluto agli studenti dalla scalinata monumentale, la firma del Libro d’Onore e il discorso ufficiale alle 11.30 nell’Aula Magna. Una giornata che, sette secoli dopo la bolla di Bonifacio VIII, ricorda come il vescovo di Roma e il mondo della cultura possano ancora interrogarsi insieme sul futuro della famiglia umana.

